ALLE ORIGINI DEL POTERE – La frode dei “prestiti contro azioni” fu il vizio fondante del nuovo capitalismo russo, che consolidò lo strapotere di un’oligarchia politico-mafiosa che l’ex ufficiale del Kgb spazzò via

(DI PINO ARLACCHI – ilfattoquotidiano.it) – Putin ha di nuovo vinto le elezioni, e il suo successo sembra essere un enigma per molti commentatori. Ho conosciuto e visitato più volte la Russia postcomunista, quella degli anni Novanta.
La Russia di Eltsin: uno Stato in agonia i cui massimi architetti e beneficiari sono stati i governi occidentali associati agli oligarchi stile Khodorkovsky e Berezovsky.
Uno Stato in eutanasia, amorevolmente assistito dalla finanza occidentale, che aveva colto l’occasione della caduta del comunismo per costruirci sopra una montagna di soldi. Sono state le banche europee e americane che hanno ricettato i danari degli oligarchi contribuendo a portare un grande Paese sull’orlo del fallimento.
L’élite criminale più vicina agli oligarchi amici di Eltsin era quella dei boss di Cosa Nostra. Stessa ferocia, stessa protervia politica mascherata, nei russi, da un grado di ricchezza, istruzione e status sociale di gran lunga superiori. Gli ex caprai di Corleone non hanno mai neanche sognato i livelli di opulenza e sofisticazione dei magnati criminali russi.
Il capo della mafia russa era Boris Berezovsky, quello che veniva intervistato nei panni di un rifugiato politico in Inghilterra. Un uomo capace di ordinare un assassinio al mattino, e di andare poi a cena con un George Soros determinato a redimerlo. Berezovsky era un matematico, membro dell’Accademia russa delle scienze, e lo stesso Khodorkovsky era un importante dirigente di partito.
Gli altri boss erano tutti personaggi noti al grande pubblico perché parlamentari, imprenditori, sindaci, proprietari di giornali e televisioni. Senza questo livello intellettuale e politico, l’oligarchia criminale russa non avrebbe potuto escogitare quella che è a tutt’oggi la più grande frode della storia. Nata da una alleanza tra i “magnifici 7” stipulata a Davos durante il World Forum per sostenere Eltsin alle elezioni, questa truffa ha consegnato nelle loro mani quasi metà della ricchezza della Russia.
Il maxi-imbroglio venne chiamato “prestiti contro azioni” e funzionò così. Alla fine del 1995, il governo russo, invece di chiedere prestiti alla Banca centrale, si rivolse alle banche degli oligarchi. Come garanzia per il credito concesso, queste banche ricevettero in custodia temporanea i pacchetti azionari di maggioranza delle più grandi imprese del Paese. Un anno dopo, proprio per consentire agli oligarchi di tenersi le azioni, il governo decise di non restituire i prestiti. Così Berezovsky e i suoi, dopo aver prestato 110 milioni di dollari, si ritrovarono in mano il 51% di un’azienda, la Sibneft, che valeva 5 miliardi. Il gruppo Menatep, guidato da Khodorkovsky, pagò 160 milioni per ottenere il controllo della Lukoil, una compagnia petrolifera che valeva più di 6 miliardi di dollari. La Banca di un altro amico degli amici, Potanin, spese 250 milioni di dollari per impadronirsi della Norilsk Nichel, leader mondiale della produzione di metalli, il cui valore si aggirava sui 2 miliardi.
La frode dei “prestiti contro azioni” fu il vizio fondante del nuovo capitalismo russo. Essa consolidò lo strapotere di una oligarchia politico-mafiosa che ha generato il più grande disastro sofferto dalla Russia dopo l’invasione nazista del 1941. Il Pil del Paese si dimezzò in pochi anni. I risparmi di tutta la popolazione evaporarono a causa della svalutazione selvaggia del rublo. Negli anni Novanta la povertà passò dal 2 al 40% della popolazione. L’età media si abbassò di cinque anni a causa del ritorno di malattie scomparse. Per lunghi periodi lo Stato non fu in grado di pagare pensioni e stipendi, mentre nel Paese scorrazzavano bande di delinquenti di ogni risma.
La plutocrazia fiorita sotto Eltsin, tuttavia, non era il capitalismo primitivo che precede quello pulito. Era un sistema di potere senza futuro, che per sopravvivere doveva continuare a rubare e corrompere. Il suo tallone d’Achille era l’assenza di una solida protezione legale.
Il timore di venire espropriati da un governo non amico, che avrebbe potuto dichiarare illegittime le privatizzazioni e le appropriazioni fasulle, e la paura degli oligarchi di essere a loro volta derubati da altri ladri, ebbero due conseguenze. In primo luogo spinsero a portare il malloppo fuori dalla Russia. E fin qui tutto bene, perché oltreconfine c’erano spalancate le grandi fauci delle banche svizzere, inglesi e americane ben liete di riciclare i loro beni.
Ma i problemi nacquero nel momento in cui i mafiosi russi, per garantirsi l’impunità, furono costretti a perpetuare il loro patto scellerato con la politica. Nel 1999 era arrivato al potere un uomo dei servizi segreti, gradito sia a Eltsin che agli stessi oligarchi, e da loro considerato uno dei tanti primi ministri da sostituire, all’occorrenza, dopo un paio di mesi. Ricordo bene il mio primo incontro, da dirigente Onu, con un Putin appena nominato e preoccupato di essere percepito come una stella filante.
Ma Vladimir Putin aveva una particolarità. Dietro le sue spalle c’erano anche quei pezzi del Kgb che non erano confluiti nel calderone criminale della Russia in via di dissoluzione: pezzi di uno Stato allo sbando diventati marginali, ma ancora in vita, e comunque depositari di un senso della nazione profondamente sentito dai cittadini russi.
Facendo leva su queste zattere alla deriva, e sull’immenso risentimento collettivo contro Eltsin e i boss della mafia, Putin prese rapidamente le distanze dai suoi sostenitori. Dopo pochi mesi di governo, egli fu in grado di mettere gli oligarchi davanti a un’alternativa: il rientro nei ranghi del potere finanziario, senza alcuna pretesa di comando sulla politica, in cambio della rinuncia del governo a recuperare il maltolto delle privatizzazioni e delle frodi, oppure la guerra totale, con rinazionalizzazione dei beni pubblici razziati e con la fine dell’impunità per i crimini commessi dai capibastone (stragi, furti, truffe, estorsioni, evasioni fiscali in abbondanza).
Furono avviati anche gli opportuni contatti con il Programma che ho diretto alle Nazioni Unite, e che aveva appena lanciato un’iniziativa per la confisca, per conto dei governi danneggiati, dei beni di provenienza illecita riciclati nei centri finanziari del pianeta.
Di fronte alla proposta di Putin, il fronte mafioso si spaccò. Alcuni oligarchi l’accettarono. Altri la irrisero, compiendo così il fatale errore di sottovalutare la forza dell’ex colonnello del Kgb, nel frattempo diventato presidente della Federazione russa. Per evitare vari mandati di cattura, Berezovsky si rifugiò nel Regno Unito, da dove inizio a finanziare attività antirusse con il beneplacito dei servizi di sicurezza di Sua Maestà. Khodorkovsky pensò invece di sfidare Putin politicamente, finanziando partiti ostili a quest’ultimo, nella speranza di rovesciarlo. Andò male a entrambi. Berezovsky finì suicida. Khodorkovsky finì in carcere per l’assassinio di un sindaco che aveva osato imporre alla sua azienda di pagare le tasse, e ne uscì dieci anni dopo.
Nei decenni successivi, Putin ha ricostruito lo Stato e ora sta vincendo, per giunta, una guerra contro l’Occidente che ha ulteriormente accresciuto la sua popolarità. La Russia di oggi resta comunque piena di problemi, ma non deve temere più per la propria sopravvivenza come Stato e come Nazione. E anche Putin, ovviamente, ha difetti e problemi di non poco conto. Ma qui si trattava di rivelare il segreto (di Pulcinella) dei consensi a Vladimir Putin.
Attendiamo quelle teste di ca22o tipiche di Infosannio, in stile Frankie per intenderci, che ovviamente dimostreranno prontamente di avere capito uno zero virgola dell’articolo di Arlacchi.
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“E anche Putin, ovviamente, ha difetti e problemi di non poco conto…”. Ah ah ah ah!!
“Ma qui si trattava di rivelare il segreto (di Pulcinella) dei consensi a Vladimir Putin”.
È incredibile come si possa scrivere un articolo intero per spiegare i motivi, anzi no, il segreto (come lo Chanel n.5 di Marilyn) del consenso di uno che ha preso il 90% dei voti.
Come averne scritto uno sul segreto del consenso di Ceausescu quando alle ultime “elezioni” in Romania prese il 100%.
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Ho detto teste di ca220, non zucche vuote riempite di spazzatura.
E certo che ci vuole una bella zucca a comparare la Romania del 1989 con la Russia del 2024.
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Loquasto, ma perché fai finta di non capire?
Arlacchi ti ha spiegato benissimo quello che accadde alla dissoluzione dell’Impero Sovietico e quindi i motivi del consenso di chi pose un freno alla razzia dei beni russi da parte di oligarchi criminali in combutta con “prenditori” finanziari stranieri.
E tu te ne vieni fuori con Ceausescu?
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il motivo è perchè ragiona col suo unico neurone guasto, invece di ragionare col suo pistolino
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Siccome in Italia il consenso è andato regolarmente a chi ha fatto razzia dei beni dello Stato e del popolo italiano, facendosi i ca@@i propri in combutta con organizzazioni criminali e prenditori finanziari, nazionali e stranieri, qualcuno fa fatica a credere che un altro popolo possa essere in grado di apprezzare, nonostante i suoi difetti, chi agisca esattamente al contrario……noi premiamo chi aumenta la povertà, altri chi invece inverte il dato arrivato al 40%….noi siamo orgogliosamente liberi di dare il nostro consenso a chi ci affama, si chiama democrazia , che è la capacità di chi ha la pancia piena di convincere chi l’ha vuota , che stare a dieta allunga la vita…..
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Complimenti Alessandra, per il tuo post
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Su wiki i due tipi sembrano angioletti…
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E se ci fossero ancora dei dubbi sul perché l’occidente odia Putin l’articolo scritto da Pino Arlacchi ne chiarisce il motivo.
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La mafia cattiva è quella con la lupara non quella di questi “signori” tanto amati dall’ occidente democratico e liberale . Ottimo Arlacchi . Mi sono sentito gratificato dalla lettura di questo articolo. Una nota,però, gliela voglio fare: parli con il suo amico Santoro e gli spieghi quello che è successo in Russia e ciò che ha fatto Putin : con i briganti non si può essere angeli .
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Per maggiori chiarimenti sulle cause d la guerra in ucronazistan
“Le relazioni formali tra NATO e Ucraina iniziarono nel 1991, quando l’Ucraina si unì al Consiglio di cooperazione Nord Atlantico (successivamente sostituito dal Consiglio di partenariato euro-atlantico) immediatamente dopo aver ottenuto l’indipendenza in seguito allo scioglimento del l’Unione Sovietica. Nel 1994, l’Ucraina è diventata il primo Stato membro della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) ad aderire al Partenariato per la Pace (PfP). Nel corso degli anni ’90, il paese ha anche dimostrato il suo impegno a contribuire alla sicurezza euro-atlantica attraverso il suo sostegno alle operazioni di mantenimento della pace guidate dalla Nato nei Balcani (certo la faccia tosta non manca a questi miserabili ndr). Il 9 luglio 1997, a Madrid, il presidente ucraino e i capi di Stato e di governo della Nato hanno firmato una Carta per un partenariato distintivo tra la Nato e l’Ucraina. Essa fornisce la base formale per le relazioni Nato-Ucraina ed è stata un’opportunità per i paesi membri della Nato di riaffermare il loro sostegno alla sovranità e all’indipendenza dell’Ucraina, all’integrità territoriale, allo sviluppo democratico, alla prosperità economica e allo status di Stato non dotato di armi nucleari, nonché per il principio dell’inviolabilità delle frontiere. La Carta ha inoltre istituito la Commissione Nato-Ucraina (NUC), che è l’organo decisionale responsabile dello sviluppo delle relazioni tra la NATO e l’Ucraina e della direzione delle attività di cooperazione. Fornisce un forum di consultazione su questioni di sicurezza di interesse comune e ha il compito di garantire la corretta attuazione delle disposizioni della Carta, valutare lo sviluppo complessivo delle relazioni Nato-Ucraina, esaminare la pianificazione delle attività future e suggerire modi per migliorare o sviluppare ulteriormente la cooperazione. . È inoltre responsabile della revisione delle attività di cooperazione organizzate in diversi quadri come il Partenariato per la Pace, nonché delle attività nella sfera militare-militare, sviluppate nel contesto dei piani di lavoro annuali intrapresi sotto gli auspici del Comitato militare con l’Ucraina . . . “
Tutto questo – in totale contrasto con le promesse fatte a Mosca e con linee rosse poste all’espansione dell’alleanza atlantica – ha preso una svolta concreta nel 2002 quando Putin decise di contrastare gli oligarchi russi che volevano intromettersi nella politica interna, dando un dispiacere anche alle oligarchie occidentali che erano vogliose di gestire le immense risorse naturali russe, tramite i loro “colleghi” e amici russi. Guarda caso proprio in quell’anno l’Ucraina presentò una richiesta formale per avviare il processo di adesione alla Nato: fallito il tentativo messo in atto con Eltsin di fare della Russia una ricca preda per le elite nordamericane agendo dall’interno, si è pensato di utilizzare Kiev come testa d’ariete contro Mosca cominciando a mettere a punto i piani per implementare questa prospettiva d’azione. Le prime esercitazioni militari con l’Ucraina sono iniziate nel 2005 sulla scia della Rivoluzione Arancione.”
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Che strano🤔… quando fu la Russia a chiedere di entrare nelle Nato, gli fu risposto picche!
Al che Putin disse: “Beh, allora, se non ci volete come amici… devo pensare che ci volete come nemici?”
Ecco, appunto.
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“Inoltre solito è il modo in cui l’Europa sta rispondendo alla sua crescente paura. Invece di cercare di trovare un modo per evitare un disastro in Ucraina, l’Europa sta raddoppiando i propri sforzi nel tentativo di “punire” la Russia, aggiungendo ulteriori sanzioni e preparandosi a prendere i beni russi già sequestrati e a consegnarli a Kiev. Gli europei sembrano ignari o addirittura non si preoccupano di come verranno viste le loro azioni a Mosca.Oggettivamente non c’è molto che l’Europa possa fare davvero per salvare l’Ucraina dalla sconfitta. Si parla molto della carenza di munizioni in Ucraina, il che è reale, ma poco si dice che non ci siano munizioni da spedire lì. Il vero problema dell’Ucraina è la manodopera. Hanno finito le persone disposte a prestare servizio e il morale nell’esercito ucraino sta iniziando a crollare. Queste crescenti manifestazioni di collasso sono destinate a determinare un cambiamento politico a Kiev.Parte della disintegrazione si riflette nelle strane tattiche militari ucraine che rasentano il suicidio o lo stupido. Lo spreco di manodopera in assalti senza senso a Krynky è un esempio di missione suicida, così come lo è stato il tentativo di trattenere Avdiivka, che ha provocato pesanti perdite. Anche gli ultimi attacchi sul territorio russo attorno a Belgorod si qualificano come missioni suicide che hanno provocato un elevato numero di vittime. L’apparente interesse dell’Ucraina nel sequestro di armi nucleari russe vicino a Belgorod in un’installazione chiamata Belgorod-22 , e un attacco missilistico e di droni alla centrale nucleare di Kurchatov sono indicativi di una politica sconsiderata da parte del governo di Kiev. È quello che fai quando vedi di essere in trappola.Scholz dice che non accetterà una pace dettata da Putin in Ucraina. Questo è l’equivalente approssimativo di Scholz che dice che non permetterà a Trump di vincere le elezioni presidenziali americane. Non solo la posizione di Scholz è insensata, ma manca il bersaglio.La probabile fine del conflitto ucraino arriverà quando l’esercito ucraino deciderà di non poter continuare a combattere. Allora l’esercito rifiuterà gli ordini di Kiev, oppure cercherà di cambiare i leader a Kiev. Esistono già esempi di unità che rifiutano gli ordini e persino di un plotone che si arrende a condizione che questi soldati ucraini non partecipino ad alcuno scambio con l’Ucraina, poiché sanno che finiranno in prigione o verranno utilizzati di nuovo in prima linea, il che significa morte certa. .L’Ucraina sta rapidamente raggiungendo il punto in cui l’esercito ucraino, o il popolo, o entrambi devono decidere se restare in guerra è nell’interesse nazionale del paese, o anche se possono sperare di sopravvivere continuando a combattere.I leader europei ad un livello sanno dove tutto questo porterà in Ucraina, ma non vogliono essere onesti né con la propria gente né con se stessi. Quindi stanno raddoppiando gli sforzi a sostegno di una guerra perduta.”
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