(di Michele Serra – repubblica.it) – Chissà se aveva almeno le scarpe pulite, l’energumeno che è zompato sul tavolo della presidenza del Consiglio comunale di Palermo urlando e strappando il microfono al presidente dell’assemblea. Che sia un fascista (è il capogruppo di Fratelli d’Italia) non è certo un dettaglio, ma non scioglie del tutto l’enigma della totale perdita di rispetto e di dignità che un gesto del genere comporta. Rispetto per se stesso, prima di tutto, perché chiunque, vedendo quel video, non può che farsi la stessa domanda: “Ma chi è questo zotico? Cosa gli è saltato in mente?” E la dignità calpestata del suo ruolo: è capogruppo! Se un giocatore con la fascia di capitano aggredisce l’arbitro, la sua colpa, agli occhi di tutti, non solo della giustizia sportiva, anche del tifoso ordinario, è doppia.

Non la butterei soltanto in politica (per questo ho scritto: non basta sapere che è un fascista). Nello sbraco formale che impedisce ogni inibizione, ogni educazione anche quando si è sotto i riflettori, e perfino quando si ricopre una carica istituzionale, c’è qualcosa di patologico. Le tensioni in Parlamento, fino allo scontro fisico, ci sono sempre state, ma eccezionali, e subito sedate dai commessi. Qui non si vede nessuno intervenire, nessuno bloccare il bruto, mostrare il cartellino rosso. Passano molti secondi prima che la Forma provi, stancamente, a riprendersi la scena, neutralizzando l’atto deforme.

Dipendesse da me, uno così sarebbe da squalificare a vita, ma appartengo, per formazione e per sensibilità, a epoche precedenti. Mi chiedo quanti la pensino come me, e temo pochi. Il calpestatore delle istituzioni avrà modo di sentirsi, ben presto, un testimone dei tempi.

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