Bisogna vivere nell’apertura eccentrica, rifiutare i codici prescritti, matrimonio, gender, corpo, anima: è quello che Murgia ha celebrato vivendo scrivendo e morendo. Ma i codici aiutano. Senza inibizioni non resta che la favola

(GIULIANO FERRARA – ilfoglio.it) – Vivendo scrivendo e morendo Murgia ha celebrato la vita e la famiglia queer, che una volta era un brutto insulto e ora è un mondo di favola di cui il mondo celebrante evidentemente ha bisogno, si ha sempre bisogno dell’esperienza e della morte degli altri per nutrire il proprio amore, la propria vicinanza. Bisogna vivere nell’apertura eccentrica, queer, rifiutare i codici prescritti, matrimonio, gender, corpo, anima, tutto va rimescolato in nuovi ruoli che aspirano a non essere ruoli, i figli non sono figli se non dell’anima, i sessi non sono sessi se non per scelta, i riti sponsali sono triste occasione e necessità burocratica, l’importante è amarsi multidisciplinarmente, l’importante, come dice il mantra della felicità contemporanea, è volersi bene, vecchio adagio che torna utile. La famiglia allargata è già tradizione, vecchiume, una finzione di fatto e di diritto, la famiglia e la vita queer sono un nuovo orizzonte.
Sarebbe facile obiettare che la comune è già stata provata negli anni Sessanta e che è fallita per tanti ovvii motivi. Ma sarebbe anche miope non vedere che ogni tempo ha la sua prova, e si può prendere sul serio l’ansia credente e diversamente credente di sottrarsi a stato chiesa famiglia proprietà filiazione paternità maternità in favore di un sogno alternativo. Il difetto del progetto non è nel suo carico d’amore, che può ben essere testimoniato con audacia e fortuna; il difetto, si può presumere, è nell’idea stessa che si viva meglio, si sia più liberi, creando norme che sfidano la norma accertata e riverita per secoli. La famiglia Lutero era queer a suo modo, sovvertiva la norma delle norme addirittura con sposalizio e figli del monaco spretato (nel senso della chiesa di Roma) e della suora Katarina. Nel convento nero di Wittenberg i ruoli c’erano, la tradizione si combinava con l’eversione, ma presto anche lì fu battaglia per imporre nuova ordinarietà, nuova normalità, e le vere trasgressioni degli anabattisti e delle estreme derive protestanti vennero soffocate in favore della retorica del pastore che ama e filtra nel suo amore teologico la vita di una famiglia e della sua comunità. Più vicino temporalmente alla queer family è forse il dandysmo che sceglie fior da fiore i fiori del male, però anche quello è un codice, molto severo per giunta, e in un caso finì a pistolettate tra un adulto, Verlaine, e un adolescente (Rimbaud).
Spiace essere vecchi, con tendini che indolenziscono la camminata, cuori che battono e non battono come pare a loro, energie in dissipazione giorno dopo giorno, amici e amori che scompaiono alla vista rapidamente, troppo. Ma c’è il vantaggio di sapere che i codici aiutano, tra questi la proprietà privata, il bollo del notaio, l’amore codificato dal prete o dal sindaco, la chiusura anche, l’alleanza contro il resto del mondo, il lucchetto che Murgia detestava. Senza inibizioni non resta che la favola, la favola diventa inevitabilmente chiacchiericcio, i valori nuovi e intolleranti del conforme si trasformano in valori vecchi e conformisti, è un rio destino, cinico e baro, che fa parte della natura umana. Confermo che l’intervista scoop al Corriere di Cazzullo sul tema della sua morte mi ha fatto, per semplicità esemplare del non sentimentalismo, pensare che con il queer Murgia non agganciato mi ero perso qualcosa. Ma confermo anche l’obiezione, che non sempre conduce a conclusioni scontate e tristi.
questo non lo hai mai detto al tuo padrone. come mai?
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La Murgia ha detto e scritto un mare di fesserie, ma siccome stava dalla parte dei PDocchi, tutto le era permesso.
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Vero. Una fanatica come poche.
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È questa l’eredità che lascia la Murgia? La sua esperienza di vita (che è, ca va sans dire, politica)? Perché dibattiti su quella letteraria mon ce ne sono. Magari più in là, in qualche Salone del Libro. Io personalmente ho letto solo l’Accabadora e, chiedendo in giro, molte persone che conosco mi rispondono “manco quello”. Sono d’accordo con Ferrara che non intravede niente di nuovo nella famiglia queer murgiesca, ma in un paese come l’Italia anche una minestra riscaldata può diventare rivoluzionaria.
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Dipende dalla pubblicità che si dà alle cose, alle persone, alle idee.
Ovviamente quelle che evidentemente fanno comodo a qualcuno, lassù. E chi riesce a cavalcare la moda, campa molto bene.
A differenza di altre idee, ostili al mercato, che mettono in moto non solo il pubblico ludibrio ma anche i celerini.
Dopo Diaz e Bolzaneto non abbiamo più sentito parlare di i NoLogo e di NoGlobal.
Dobbiamo diventare tutti indistinti consumatori senza sesso, cultura, nazione…e desiderare tutti le stesse cose, avere le medesime idee, la stessa morale, gli stessi gusti.
Sarà facilissimo poi controllarci.
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Tra l’altro, se vogliamo parlare di famiglie queer, Vittorio De Sica, ricordato dal figlio Christian, era uno che a Natale faceva due pranzi: con la famiglia, e con l’amante. Tanto per dire.
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“Dopo Diaz e Bolzaneto non abbiamo più sentito parlare di i NoLogo e di NoGlobal”
NoLogo e NoGlobal si sono autoesauriti, secondo il mio modesto parere.
Sul “dobbiamo diventare tutti indistinti consumatori” poi, mi sembra roba vecchia, tanto quanto NoGlobal e NoLogo, movimenti nati quando non c’erano manco i social network.
C’è tantissima gente che evita quotidianamente di conformarsi alle regole che ci vorrebbero massa “indistinta”.
Tu lo fai?
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Ma come scrive?
Personalmente, non muoio di simpatia per la Murgia, né per il femminismo postmoderno e la queer theory, ma questo articolo mi ripugna. E’ l’articolo di un vecchio somaro.
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Dimenticavo: le lascio anche le famiglie allargate ( pardon, queer) : già faccio fatica a sopportare un compagno…
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Ho smesso di leggere dopo poco.
Questo non ha capito niente, ma sente la necessità di raccontarcelo.
Pochissime idee ma ESTREMAMENTE confuse, il tanto che basta per buttare veleno su ciò e CHI non ha capito.
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Sai quanti “codici” avrai rispettato da giovane…eri insopportabile da incendiario ancor di più da pompiere
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@Santo Loquasto, io sono… vecchia, quindi continuo ad essere NoGlobal.
Non pretendo che lei, evidentemente della generazione Z, la pensi allo stesso modo. Mi lasci la mia ” roba vecchia” ed io le lascio, molto volentieri, Facebook, Istagram, Tik Tok…
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Tenete in gran conto i barriti della Grande Cozza, lei sì che ne sa più di mille.
LA COZZA HA SEMPRE RAGIONE
di Marco Travaglio
Giuliano Ferrara comunica che si è «stufato di stare sempre dalla parte della ragione» e di avere «sempre ragione», come la Buonanima. Tant’è che «quasi quasi» gli viene voglia di «passare dalla parte del torto». Quasi quasi. In effetti, in una biografia come la sua, si stenta a trovare un solo istante in cui il Plainette Barbuto abbia avuto torto. Uno che è stato allevato nella Russia stalinista (ma almeno quella volta non era colpa sua) ed è cresciuto a pane e Togliatti, per poi passare a Craxi, alla Cia, a Berlusconi e recentemente pure a Buttiglione, è evidente che è baciato dal carma dell’infallibilità. Come avrà fatto Ferrara a non perdersi nemmeno una delle benedizioni che la Provvidenza ha voluto riservare all’ Italia nella seconda metà del 900? Questo la gente si domanda. Certo, l’uomo è molto intelligente (per definizione, a prescindere, anche se l’ultima cosa intelligente che ha detto fu «mamma», pronunciata all’età di due anni). La sua è l’intelligenza tipica delle cozze, che riescono ad assorbire tutto il peggio che c’è in giro senza farsi contaminare da nulla di buono e di pulito.Ma non basta. La Grande Cozza è pure dotata di un fiuto da rabdomante, che gli fa annusare non tanto dove sta la ragione, ma dove vanno il potere e il denaro. Lui li anticipa sempre: prima arriva Ferrara, poi nel giro di qarantott’ore ore arrivano loro. Peccato che l’anagrafe gli abbia impedito di vivere sotto il fascismo, perché sarebbe stato un bel fascistone. Poi, si capisce, avrebbe smesso. Ma non il 25 luglio 1943, dopo la notte del Gran Consiglio: il giorno 24, nel tardo pomeriggio.
Nel ‘68, all’università, comandavano i sessantottini, e lui lo era (una celebre foto lo ritrae a Valle Giulia mentre rotola giù dal terrapieno con un bastone in mano). Nella Torino di fine anni 70 comandavano i comunisti, e lui lo era (una celebre foto lo ritrae davanti all’università mentre scarica bastoni dalla sua Renault 5). Nell’Italia degli anni 80 comandavano i craxiani e lui lo era (alla Rai e poi alla Fininvest scoprì una nuova forma di manganello, il tubo catodico, che picchia pure meglio). Ecco: la sua intelligenza consiste nel tenere sempre il bastone dalla parte del manico. Chi le dà ha sempre ragione, chi le prende ha sempre torto. Lui, di solito, le dà.
Nel 1992, quando quelli che hanno sempre torto si illusero di liberarsi dei ladri, lui che ha sempre ragione si schierò con i ladri ed ebbe ancora una volta ragione: infatti il ladri guadagnavano molto più dei giudici. Dunque, a naso, avrebbero vinto loro. E così fu. Fra i giudici, gliene piaceva uno solo: l’amico Renato Squillante. Poi si è capito perché: guadagnava molto più dei ladri. Infatti, quando finì in carcere, Ferrara lo definì «un uomo probo», mentre Di Pietro, per dire, era una “scespiriana baldracca”. Anche nelle compagnie la Grande Cozza si è sempre distinta. Qualche esempio.
Lo spione della Cia che lo attendeva con la busta dei dollari dietro al Pincio per ascoltare le sue bufale top secret. Il futuro pregiudicato Claudio Martelli nel giornale “Reporter”. Bettino Craxi che lo fece entrare in tv e poi al Parlamento europeo (30 milioni al mese senza metterci quasi mai piede). Jannuzzi e Squillante per farsi un’idea sulla giustizia. E poi Berlusconi. Che prima lo scambiò per un ministro, piazzandolo ai Rapporti col Parlamento, mai così tesi nella storia repubblicana. Poi lo scambiò per un direttore, affidandogli addirittura un giornale, il “Foglio”, miracolo editoriale da 7-8 mila copie quando è festa. Perché il Platinette Barbuto ha sempre ragione, ma nessuno – a parte Mieli, Battista, Ostellino, Panebianco, Galli della Loggia e lo stesso Ferrara – se n’è mai accorto. I lettori, bastardamente, si ostinano a comprare i giornali normali. Non ne vogliono sapere di pagare un euro per un quotidiano di quattro pagine al posto di uno di cinquanta o cento. Idem i telespettatori: lui fa un programma tutti i giorni in prima serata e loro, i felloni, non lo guardano. Lo fanno apposta. Non hanno capito che, se la Grande Cozza fa il 2 per cento di share (-10% rispetto all’anno scorso), un po’ meno di Socci, mentre Biagi faceva il 28 e Santoro il 18, è perché ha sempre ragione.
Chi si è bevuto le balle di Bush sulle armi di distruzione di massa di Saddam? Lui. Chi ha fondato la nuova setta degli ateo-clericali, senza credere in Dio ma credendo molto in Buttiglione? Lui. E chi, fra migliaia di giornalisti, Tanzi dice di aver pagato con una borsa con mezzo miliardo? Lui. E ancora una volta ha avuto ragione lui, visto che l’Ordine dei giornalisti sta per espellere Loredana Lecciso, non Ferrara. Chi balla a “Domenica in” e sposa Al Bano va cacciato. Chi prende soldi a destra e a manca e sposa pure Anselma Dall’Olio ha sempre ragione.
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla sede romana del Foglio, non a caso in Largo Corsia dei Servi. Ognuno, prima o poi, trova la sua strada.
Marco Travaglio
https://comedonchisciotte.org/la-cozza-ha-sempre-ragione-609/
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In moderazione?….
….Perchè?….
Prima volta in assoluto, da celebrare.
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