FdI già a novembre si informava con la Procura. Dani ha mentito a Giorgia e partito: “Mai indagata”. La premier Giorgia Meloni si sveglia con una rogna politico-giudiziaria – quella che riguarda la ministra […]

(DI GIACOMO SALVINI – ilfattoquotidiano.it) – La premier Giorgia Meloni si sveglia con una rogna politico-giudiziaria – quella che riguarda la ministra del Turismo Daniela Santanchè – e in poche ore deve gestirne due: l’imputazione del sottosegretario di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro. Si sente sotto assedio, Meloni. Così, berlusconianamente, va all’attacco dei pm: su Delmastro dice che “non è consueto che la procura chieda l’archiviazione e il giudice l’imputazione coatta”; su Santanchè non sopporta che si venga a conoscere l’informazione in maniera “fuorilegge” e “dai giornali” dell’indagine “secretata” dopo aver chiesto “informazioni all’autorità giudiziaria”. Così, tramite fonti di Palazzo Chigi, Meloni attacca: “Ci si domanda se una parte della magistratura abbia deciso di inaugurare la campagna elettorale per le Europee”. Antonio Tajani dice che la “riforma della giustizia dà fastidio a qualcuno”. “Non ci facciamo intimidire”, fanno sapere da Chigi ricordano il caso di Mastella che portò alla fine del governo Prodi.

L’affronto ai pm non vuol dire che la posizione della ministra Santanchè sia salda. Tutt’altro. Sembra più un modo per mandare la palla in tribuna riferendosi a Delmastro. All’esterno la premier fa trapelare che “squadra che vince non si cambia”. Ma la posizione di Santanchè è in mano a Meloni: la premier sta aspettando la conclusione delle indagini e il relativo avviso di garanzia, poi potrebbe imporle di lasciare. La posizione della ministra è peggiorata dopo l’informativa di mercoledì al Senato in cui ha detto di non essere indagata mentre dalla procura di Milano hanno spiegato che lo era da ottobre, ma l’accesso agli atti sventolato in aula era stato fatto nella fase della secretazione e non successivamente. Sia la premier che FdI non si fidano più di Santanchè.

Le menzogne a Meloni e FdI
La fiducia, infatti, non c’è più dopo che la ministra in questi mesi è stata reticente anche con il suo partito e con la premier. Lo si capisce da un dettaglio che Il Fatto è in grado di rivelare. Il 3 novembre scorso, i quotidiani scrivono che la ministra era indagata per falso in bilancio. Santanchè replica spiegando di non aver ricevuto avvisi di garanzia. Ma i vertici di FdI non si fidano: il governo si era appena insediato e Meloni non si poteva permettere un caso giudiziario. Così il partito da un lato chiede alla ministra di fare accesso agli atti in procura, poi i vertici di FdI si informano con la Procura di Milano. Non si fidano delle parole di Santanchè. Ma l’indagine in quel periodo – e fino a febbraio – è segreta: dunque ai vertici del partito non arrivano risposte precise dalla procura.

Santanchè fa un primo accesso agli atti il 4 novembre che risulta negativo, poi ne fa uno successivo a dicembre. Stesso risultato. Poi smette e il foglio sventolato in Senato risale a dicembre. Se lo avesse fatto da febbraio in poi, avrebbe scoperto di essere indagata. Ma il partito e la premier continuano a chiederglielo prima dell’intervento in Senato. Il 22 giugno, Meloni telefona a Santanchè e le chiede: “Sicura che sia tutto ok?”. La ministra replica: “Non sono indagata”. Bugia ripetuta in aula.

La premier: “Hai sbagliato”
Ed è qui che emerge lo scontro con Meloni. Alla premier non è piaciuta l’informativa di Santanchè, smentita un attimo dopo dai pm di Milano. Mercoledì guarda l’intervento dall’aereo presidenziale che la riporta da Varsavia a Roma. E appena i siti scrivono dell’indagine, la premier chiama Santanchè: “Hai sbagliato, dovevi dirmi qual era la tua situazione”. La linea difensiva poteva attestarsi dietro il possibile rinvio a giudizio, ma in questo modo è stata Santanchè stessa a fare harakiri.

La strada delle dimissioni
Resta quindi aperta la strada delle dimissioni. Non subito, perché Meloni non vuole dare soddisfazione a opposizioni e giornali. Si aspetterà la conclusione delle indagini e un probabile avviso di garanzia. A quel punto, la premier potrebbe convincere Santanchè a lasciare “per il bene del governo”. Il rischio però è che l’avviso di garanzia arrivi dopo la pausa estiva, situazione che preoccupa Meloni: “Così rischiamo un’estate di massacro continuo”. A Palazzo Chigi invece va bene che la mozione di sfiducia venga calendarizzata a settembre: significherebbe difendere formalmente Santanchè col rischio di nuovi guai.

Il ruolo di La Russa
La ministra del Turismo però non lascerà facilmente. In queste ore sta facendo valere il suo peso nel partito: è coordinatrice di FdI in Lombardia e la sua posizione è fondamentale in vista delle Europee. Santanchè ricorda il precidente di Delmastro: “Lui è stato difeso, perché devo dimettermi?”. Inoltre, Santanchè è l’emanazione di Ignazio La Russa nel governo. E lo ha rivendicato: “Mi ha scelto lui”. Anche Meloni in queste ore ha fatto sapere che non è stata lei a volerla nell’esecutivo, ma il presidente del Senato. Per fare un passo indietro servirà la decisione di Meloni, ma anche il via libera di La Russa.