
(Raffaele Pengue) – Dopo tre anni, è ufficiale: abbiamo un’amministrazione comunale di buoni a nulla capaci di tutto. “Non ci sono soldi”, il loro mantra. Un insieme di uomini e donne mitico, trasparente, che nessuno vede, che non parla, che non scrive, che aleggia su di noi come un fantasma con un bel cilindro in testa… Abili nell’arte di dissolversi. Li vedi (quando li vedi) solo aggirarsi nei convegni, tra presentazioni di libri, scolaresche e panchine colorate. La loro funzione finisce là. Se accidentalmente li scruti danno l’impressione di non essere loro, sono come posseduti, e in certi casi perfino ipnotizzati: come se guardassero gli interlocutori sotto effetto del valium comunale. Lo stesso misurato aplomb e l’ossequio per la carica dei democristiani di una volta. Lo stesso frasario, il modo felpato, il dire doroteo per non dire nulla di sostanziale e d’importante. A volte viene da pensare: ma questa comitiva che tre anni fa fu presentata come il team dei migliori, fingendo che fosse l’amministrazione del “cambiamento”, esiste davvero, o è soltanto la moltiplicazione di Floriano& C. in tutti i suoi limiti, oppure è solo uno scherzo? Ma vi rendete conto?
Che brutto mestiere fare l’amministratore a Guardia. Ma perché (sindaco, assessori, consiglieri, donne, giovani, figuranti e comparenti, figure minori o d’apparato, outsider o gregari) vi siete voluti mettere nei guai? Fare l’amministratore a Guardia è il mestiere più ingrato che ci sia. Siete sulla graticola per tutto il mandato e anche oltre, siete le star più esposte al giudizio, al pregiudizio e alla rabbia dei guardiesi, sempre in prima linea; siete il capro espiatorio di tutti i problemi e i fatti che succedono a Guardia, colpevoli di ogni marciapiede, ogni buca e ogni crollo, perfino della prossima discesa dei cinghiali o di una grandinata nelle campagne circostanti. Una fatica immensa, una gogna mediatica pazzesca e più ti impegni (???) più offri il petto alle frecce come san Sebastiano.
Prendete quelli che c’erano prima. Nessuno oggi è ricordato con gloria; anzi il meglio che possa capitare è che venga dimenticato in fretta, e senza strascichi. Eppure ogni cinque anni ci sono ancora tanti volenterosi che sgomitano e si fanno la guerra senza quartiere per disputarsi la poltrona in palio che somiglia piuttosto a una ghigliottina.
Facciamo di tutto perché questo sia il capolinea di siffatti personaggi (quelli di prima e quelli di oggi), e che loro stessi non vedano l’ora di scendere. Per usare una metafora, facciamogli fare quel che resta del mandato come se camminassero a piedi nudi sulla brace. E soffiamo sulla brace.