A questo giro viene quasi da rimpiangere i pensierini sui giornali, la mezza frase in tv, il parere del sondaggista. Stavolta invece niente: dopo il record negativo in Lazio e Lombardia (e quello delle Politiche di settembre), pure in […]

(di Marco Palombi – Il Fatto Quotidiano) – A questo giro viene quasi da rimpiangere i pensierini sui giornali, la mezza frase in tv, il parere del sondaggista. Stavolta invece niente: dopo il record negativo in Lazio e Lombardia (e quello delle Politiche di settembre), pure in Friuli-Venezia Giulia l’affluenza è calata di 4 punti e spicci rispetto alla tornata precedente, fermandosi al 45,2%. In persone fa 607.192 a casa e 502.203 alle urne. Ora chi è andato a votare ha scelto di confermare come presidente il leghista Massimiliano Fedriga con percentuali larghissime, ancorché non sorprendenti: bene così, la destra fa bene a brindare. Eppure quei seicentomila e spicci, gli altri milioni di astenuti ogni volta che si aprono i seggi, dovrebbero essere un bel punto di domanda per tutti. Non basta più dire, cosa pur vera, che da trent’anni l’astensione è assai correlata con diffusione di lavoro povero, part-time e alta disoccupazione: un fenomeno così massiccio – da essere addirittura maggioritario in quasi tutte le elezioni locali – è per sua natura “interclassista”. C’è chi vede dietro a questa sottrazione di sé, come nel fenomeno delle cosiddette “grandi dimissioni”, un afflato politico, un’estrema misura d’opposizione per così dire. Volesse il cielo, eppure nella società italiana poco o nulla pare muoversi che rimandi a un fenomeno “politico”, un qualcosa che aspetti la fiamma di un’interpretazione o di un’organizzazione. Qui il dubbio: e se ci avessero rimasti soli come Peppe er pantera in Audace colpo dei soliti ignoti? Attenzione, è un noi largo, inclusivo: la politica in senso professionale, i corpi intermedi tutti, i (pochi) militanti dei partiti o dei movimenti sociali, i professionisti e i dilettanti del dibattito pubblico, i feticisti del “mo te lo spiego io”, del “dovremmo (o dovreste) fare così”, del “bisogna tornare a…”, dei cortei e delle schwa. Viene da rimpiangere il “vaffa” che almeno era uno sberleffo politico, dialogico: qualcuno ci doveva pur andare a quel paese. Oggi è diverso e il dubbio è atroce: e se un bel pezzo di italiani ci avessero rimasti soli senz’astio, come prendendo atto di una distanza esistenziale, solo perché gli abbiamo rotto il cazzo? È un’ipotesi di studio, terribile ma non infondata: rileggendo questa breve nota, per dire, chi scrive se l’è rotto da solo…