Apprendiamo dall’Ansa che c’era stata una novità nella vicenda processuale per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano di 28 anni trovato morto al Cairo il 3 febbraio 2016, nelle vicinanze di una prigione dei servizi […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Abbiamo le prove che i quattro imputati sanno di essere sotto processo e che si sottraggano volontariamente, non si fanno trovare per potergli consegnare la notifica per eleggere il domicilio che consentirebbe l’inizio del processo”. I genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio ospiti di Diego Bianchi a Propaganda Live
Apprendiamo dall’Ansa che c’era stata una novità nella vicenda processuale per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano di 28 anni trovato morto al Cairo il 3 febbraio 2016, nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. “Era previsto che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si presentassero davanti al giudice per l’udienza preliminare (gup) Roberto Ranazzi, ma l’Avvocatura dello Stato, l’organo che rappresenta le amministrazioni statali in tutti i giudizi penali, ha deciso che le testimonianze di Meloni e Tajani non possono avvenire. Ranazzi sta tentando senza successo di avviare il processo ai quattro agenti dei servizi segreti egiziani sospettati delle torture e dell’omicidio di Regeni. Meloni e Tajani avrebbero dovuto comparire davanti al gip il 3 aprile per spiegare nel merito le rassicurazioni che avrebbero ricevuto dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, il quale avrebbe detto a Meloni e Tajani che l’Egitto è disposto a collaborare per la risoluzione del caso. Il motivo per cui il processo è bloccato è che il tribunale italiano non sa dove si trovano i quattro indagati, e senza la notifica degli atti processuali agli imputati il processo non può avvenire. Le autorità del Cairo non hanno mai fornito a quelle italiane le informazioni necessarie per rintracciarli”. Leggiamo e ci sembrava di vedere un labirinto che non porta da nessuna parte. Al centro di un tale incubo criminale e burocratico ci sono Paola e Claudio Regeni che da sette anni percorrono ogni corridoio che possa portare all’uscita, alla Verità e Giustizia per Giulio. Ma che giunti davanti a una porta, a ogni porta, se cercano di aprirla si trovano davanti a un muro e così sono costretti a tornare indietro e ricominciare da capo. Un tormento che ricorda quello della famiglia Cucchi: la tragica morte di Stefano – un altro ragazzo massacrato da uomini dello Stato – la lunga battaglia di Ilaria per avere verità e giustizia e, alla fine, ottenerla. Nel caso Regeni c’è una crudeltà in più che si aggiunge al calvario dei genitori: la risata beffarda dei Joker, i burloni malvagi che nascondono le sembianze dei quattro sgherri egiziani torturatori e assassini di Giulio, sicuri dell’impunità. Impossibile recapitare loro le notifiche della magistratura italiana: non ci sono parole per commentare un simile, insopportabile sfregio alla verità e alla giustizia. È così tanto assurdo immaginare che la premier Meloni – scavalcando consulenze, avvocature, convenienze politiche e ragioni di Stato – apra una porta del labirinto e vada incontro a Paola e Claudio per dire loro ciò che una madre sente di poter dire a un’altra madre, a due genitori colpiti al cuore? E, nell’occasione, magari, trovare le parole giuste per assicurare che la beffa delle mancate notifiche non è, come alcuni pensano, una scappatoia ma la porta del labirinto che per le convenienze reciproche, il ricco interscambio tra Italia ed Egitto, conviene che resti chiusa per sempre?
Chiediamoci perché nell’estate del 2020 il governo Conte II fu lestissimo nel fornire all’Egitto armi per oltre 10 mld di euro.
Non vi sembra assurdo? Ebbene, è successo. Persino due fregate missilistiche in costruzione per la marina italiana vennero ‘girate’ a quella egiziana. E alle giuste polemiche in merito Conte Giuseppi fu lesto ad opporre una netta volontà di andare avanti senza dare spiegazioni, e anche allora la famiglia Regeni si trovò silenziata senza tanti complimenti, un paio di giorni dopo la notizia dell’export che fa tanto orgogliosi i politici e manager itagliani.
E per chi ne volesse sapere di più, ecco a voi Lova Lectio sull’Egitto di Al Sisi.
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Certe cose non si possono fare. Lo vediamo bene anche col caso di Saman Abbas.
I Paesi proteggono se stessi e la propria identità nazionale. Certi Paesi – potenti- più di altri.
Ci sarebbe un modo per..protestare: non accogliere più alcun Egiziano ed alcun Pakistano.
Ma noi siamo buoni ed accoglienti ed i migranti fanno comodo a tanti.
Quindi occorre attrezzarsi: chi va in certi Paesi di cui sono ben note le … ” caratteristiche”, lo fa a proprio rischio e pericolo.
Occorre metterselo bene in testa: in tutta evidenza altro non si può, ci prendono solo in giro. Per anni.
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