Elly Schlein non aveva la maggioranza nel nuovo organo: ecco perché non ha potuto dire di no ai soliti capibastone

(DI WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – “Forse più coraggio nel fare la nuova direzione potevate averlo, conosco troppe persone di quella direzione. Se il processo costituente ha provato a iniziarlo Letta io mi auguro che non si fermi, altrimenti Schlein farà molta fatica”. A dirlo è Rosy Bindi (a Tagadà), che fa parte dei padri nobili del Pd (anzi delle mamme nobili) non ancora convertite sulla via del Nazareno a guida Schlein. Dalla sua posizione, ancora piuttosto critica, mette l’accento su un’altra questione, non esattamente secondaria: “Il Pd un po’ si è già sciolto: Schlein è stata eletta da chi veniva da fuori”.

Ecco, attraverso queste due lenti di lettura, si evince la difficoltà (per non dire la schizofrenia) di una direzione dem che va da Piero De Luca a Sandro Ruotolo, da Enza Bruno Bossio a Jasmine Cristallo. Nel nuovo partito voluto dalla segreteria entrano in direzione pure alcuni dei cacicchi contro cui lei stessa si è scagliata: De Luca junior, in realtà, è figlio di cacicco (il presidente della Campania, Vincenzo), ma c’è Enza Bruno Bossio, entrata in quota Paola De Micheli. E poi, nelle quote riservate a Base Riformista ci sono Stefania Pezzopane, donna forte (e potente) del renzismo. E poi Salvatore Margiotta e Raffaele Topo, espressione dei potentati locali di Basilicata e Campania entrano con Base Riformista. E ancora, in quota Dario Franceschini entra Leodori, potentissimo nel Lazio. Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ce l’ha messo direttamente Stefano Bonaccini.

La parola “cacicchi” usata ieri dalla segretaria forse non si riferiva a tutti loro, ma di certo il Pd parte con parecchie scorie del passato. Per dire, ha creato un certo scalpore anche il nome di David Ermini, esponente di punta del renzismo delle origini, poi eletto vicepresidente del Csm. In direzione c’è arrivato grazie a Debora Serracchiani. Mentre si fanno i conti del peso delle correnti (che hanno comunque esercitato il Cencelli per dividersi i membri della direzione) per capire l’“accrocco” sul quale si regge l’esordio del partito a guida Schlein, bisogna leggere la “Delibera 26” relativa alla gestione del Congresso (peraltro l’unica non pubblicata) nella quale si stabiliscono ulteriori quote di aventi diritto a far parte della direzione, oltre a quelle già ampie previste dallo Statuto, indicava un’altra serie di persone elette di diritto.

Tra loro, oltre a figure ovvie (tipo gli ex segretari, se iscritti al Pd, oppure il Commissario europeo) viene previsto l’ingresso dei presidenti di Regione e dei sindaci di città metropolitana. “Pensavamo vincesse Bonaccini e avevamo così previsto una serie di persone che lo avevano sostenuto”, raccontano le voci di dentro. In via, ovviamente, anonima. Il problema è che alla fine – proprio a causa dei membri di diritto tra i 175 finali – il presidente dell’Emilia-Romagna avrebbe avuto la maggioranza, nonostante la sconfitta. Così, già dalla sera delle primarie, gli uomini macchina dei due Comitati, insieme alla Commissione di Garanzia, avevano iniziato a cercare di capire come ovviare al problema. Il risultato è un’altra Delibera (approvata dall’Assemblea di ieri) in cui si parla di 35 persone facenti parte della Costituente del partito, che possono entrare in direzione. Sulle quali Bonaccini ha lasciato mano libera a Elly. Questi 35, insieme alle 20 “personalità del mondo della cultura, del lavoro, dell’associazionismo, delle imprese”, che, secondo lo Statuto, vanno indicate dalla segretaria, garantiscono la maggioranza a Schlein. La quale, insomma, non poteva opporsi a nomi indicati dagli altri.

A proposito di tensioni e di difficoltà di coabitazione, c’è l’atteggiamento quantomeno tiepido di Articolo 1: quando domenica ha iniziato il suo intervento Bonaccini alcuni di loro non erano in sala. Come andrà a finire si vedrà: fino a giovedì difficile che ci siano novità su capigruppo e segreteria. Bonaccini ha già di fatto aperto alla segreteria unitaria, i suoi sostenitori non sono convinti. La convivenza parte difficile.