La Commissione europea si riferisce alle tasse dovute tra il 2006 e il 2011 per immobili usati a fini commerciali ed economici

(EMANUELE BONINI – lastampa.it) – Adesso è ufficiale: l’Italia deve recuperare l’Ici non versata dalla Chiesa per le sue attività commerciali ed economiche condotte all’intero delle proprie strutture. La Commissione europea intima al governo di tornare sulla decisione di riconoscere esenzioni dal pagamento delle tasse sugli immobili concessi agli enti ecclesiastici tra il 2006 e il 2011. Viene riconosciuta la natura di «aiuti di Stato illegale» ai sensi delle regole dell’Unione europea, e si chiede al governo di recuperare quantomeno in modo «parziale» le tasse non versate.

«La decisione riguarda le attività economiche» per tutte quelle strutture che hanno svolto natura commerciale per un valore di «200mila euro per un periodo di tre anni» precisa Arianna Podestà, portavoce dell’esecutivo comunitario per le questioni di concorrenza. «Non si applica ad attività non-economiche» come assistenza, attività sociale. Ma per tutto il resto dovrà scattare il pagamento dell’imposta sugli immobili.

Sugli immobili legati alla Chiesa è stata applicata «un’esenzione totale, anche se gli immobili sono stati utilizzati per parziale attività commerciale». Questo impone l’intervento di Bruxelles, poiché «quando queste attività hanno una natura economica, il fatto che siano condotte da entità non commerciali non preclude l’applicazione delle regole sugli aiuti di Stato», chiarisce la portavoce. L’Italia dovrà adesso procedere ad una verifica «caso per caso» per mettersi in regola con l’Unione europea.

La Commissione è stata costretta a richiamare l’Italia all’ordine sia perché responsabile del rispetto delle regole comuni, sia perché la Corte di giustizia dell’Ue, con sentenza, nel 2018 ha bocciato la decisione con cui l’esecutivo comunitario aveva «graziato» l’Italia per il caso di specie. Nel 2012 l’allora Commissione Barroso riconobbe la natura illegale delle esenzioni Ici, ma non oridinò il recupero delle somme perché riconobbe l’incapacità delle autorità a procedere al recupero crediti per via di un sistema catastale obsoleto, non aggiornato.

Oggi la Commissione von der Leyen cambia avviso. Conferma «l’esistenza di difficoltà per le autorità italiane nell’identificare i beneficiari dell’aiuto illegale», ma giunge alla conclusione che «tali difficoltà non sono sufficienti per escludere la possibilità di ottenere almeno un recupero parziale dell’aiuto». Si conforma alla decisione della Corte di giustizia per cui l’impossibilità di recupero dell’aiuto a causa di difficoltà organizzative imputabili allo Stato (nella specie: mancata predisposizione di adeguate banche-dati) non giustifica un’eccezione alla regola per cui gli aiuti di Stato illegali vanno recuperati. L’Italia adesso dovrà andare a bussare alle porte degli immobili legati alla Santa sede. Si suggerisce ad esempio al Paese di utilizzare i dati delle dichiarazioni presentate ai sensi della nuova imposta sugli immobili e integrarli con altri metodi, comprese le auto-dichiarazioni.