Lorenza

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Non so Messina Denaro quanti politici e imprenditori controllasse ma di sicuro non controllava sua figlia. Venuta al mondo quando il padre era già latitante, Lorenza crebbe in casa della madre di lui, che si chiamava come lei, e delle quattro zie, le sorelle del boss. Par di vederla mentre si aggira bambina in quell’appartamento dalle serrande sempre abbassate, con le foto del padre che la scrutano dalle mensole degli armadi. La mamma di Lorenza si poté concedere le uniche libertà di darle il suo cognome e, immagino, un esempio dissonante rispetto a quel bell’ambientino. Ma il resto lo fece la scuola. Il frutto delle centinaia di eventi organizzati nei licei di Palermo in questi ultimi decenni lo si raccoglie adesso: gli applausi ai carabinieri che avevano appena arrestato Messina Denaro provenivano in prevalenza da persone giovani, ed è a scuola che Lorenza ha respirato la nuova «narrazione» dove i magistrati erano eroi e i banditi, appunto, banditi. Quando in classe l’insegnante nominava il padrino, ignorando fosse suo padre, lei usciva in corridoio per la nausea, ma i temi contro la mafia li scriveva eccome. Poi si è costruita una vita tutta sua, rifiutandosi sempre di incontrarlo. Quella frase ritrovata nel diario di lui, «perché mia figlia è arrabbiata con me?», la dice lunga sulla scarsa consapevolezza che Messina Denaro ha di sé stesso, ma anche sul carattere di Lorenza. «Fate finta che io non esista», ha chiesto la ragazza ai giornalisti. Giusto così, però Lorenza esiste. Per fortuna.

7 replies

  1. Grazie a Gramellini che ci ha regalato la storia di Lorenza. Per lei , come un fiore cresciuto tra i rovi, gli auguri di una buona vita.

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  2. Secondo me Gramellini usa le stesse sostanze di zelesky la sua specialità e romanzare i fatti “Quando in classe l’insegnante nominava il padrino, ignorando fosse suo padre, lei usciva in corridoio per la nausea,”. Penso che la povera ragazza abbia avuto una vita molto tormentata e piena di incertezze, non come scrive questo scribacchino che la descrive come una illuminata dalla luce della giustizia e dalla legge. Il solito coglion€ che pensa in bianco e nero, buoni e cattivi

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  3. il Gramelot che scimiotta De Amicis.
    Di una che ha vissuto con i famigliari del “padrino” ignorava chi fosse suo padre?
    Ennesima buffonata dei media.
    In Sicilia ed in certi ambienti siciliani, la famiglia è tutto, non per niente l’avvocato del “padrino” è sua nipote, dice niente?

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  4. Dimentica Grameielini la nipote avvocato del Messina Denaro che abbatterà il 41/bis ricoprendo l’incarico di legale rappresentante dello zio e quindi da familiare riuscendo a parlare col suo eroe di famiglia. La nipote, che difende il fior fiore della mafia, bilancia la figliola e fa emergere un buco normativo tra i tanti Dell’ipodrita lotta dello Stato alla consorella Mafia.

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