’Gnazio

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Quando Ignazio La Russa, detto ’Gnazio, venne eletto presidente del Senato due millenni dopo Ottaviano Augusto, i cultori dello ’Gnazismo si sentirono defraudati della possibilità di continuare a godere delle sue battute rauche, pronunciate in tono gentile e al tempo stesso insolente. Ora diventerà uno statista, pensarono: grave, solenne, imparziale e noioso, com’è giusto che siano le figure istituzionali.

Ebbene, ’Gnazio non se l’è sentita di dare loro un simile dolore. Ha deciso che l’abito non avrebbe fatto il monaco e che il monaco avrebbe continuato a fare casino. Mentre Fontana, il suo collega della Camera che si temeva avrebbe approfittato del ruolo per reintrodurre la Santa Inquisizione, sta svolgendo in modo invisibile la funzione per cui è stato eletto, ’Gnazio ha rinunciato a interpretare la seconda carica dello Stato, insistendo invece nel recitare la parte che preferisce: essere Ignazio La Russa, uno che è passato dagli anni di piombo alla Milano da bere, da Mani Pulite al governo Berlusconi e da Fini alla Meloni senza mai rinnegare nulla e senza rinunciare a nulla, tantomeno all’abitudine di andare nei posti dove non dovrebbe stare.

Al cronista che l’altro giorno
, avendolo pizzicato a un evento milanese di Fratelli d’Italia, gli chiedeva in quale veste si trovasse lì e che cosa dovesse quindi scrivere nel sottopancia, il presidente del Senato ha raucamente risposto: «Metti quel c… che vuoi». Ottaviano Augusto avrebbe avuto qualcosa da ridire, ma ormai forse soltanto lui.

1 reply

  1. Io non esisto è il titolo di un libro mai scritto La tradizione di una destra forte che riporta sempre al ventennio di Mussolini è solo il fantasma di se stessa così come la sinistra, realtà politiche che si muovono sui falsi piani, orribili, di procacciamento voti e capitali , senza etica e con il minimo e sufficiente pensiero di rifondare una civiltà che possa almeno definirsi tale. a questo punto nel libro “io non esisto” si legge ancora di quale civiltà, di cui siamo ancora debitori, sarà possibile averne ancora i fili in mano: dai fasti del grande impero romano al periodo della caccia alle streghe o al romantico ottocento? Il novecento è ormai passato e nel nuovo millennio appaiono le rovine di un’età industriale che vorrebbe ruggire senza più averne forza che non sia quella di stritolare ancora la veste umana e la terra a cui gioco forza è ancorata.
    E il caro Renzi, con l’ombra di un maestro che gli ottenebra le tempie, si lancia come un dado alla sua riscossa che certo non gli mancherà, perduto lo scudo istituzionale di una mente ferina e lucida, qualsiasi cosa voglia significare , crea innesti immaginari su piante di ere diverse, impossibili da riprodursi se non nel caos e in una pervicace volontà arraffona che basa la sua prepotenza sulle guerre. Il PD , delegando Casini, ha cercato di riabilitare un volto istituzionale dietro allo scudo crociato, altro amalgama proteiforme se non per la sigla di un centro sinistra in balia di onde più grandi loro, con le bandiere rosse sbiadite sullo sfondo e riesumate ad ogni occasione in cui il pensarsi a sinistra perde completamente di senso. Italia Viva, un partito nato dentro al parlamento, esprime questo vuoto profondo, l’assenza di ideali, di progetti di civiltà, che non richiamino fantasmi, un nuovo limbo, fra cerchi infernali senza uscita.

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