Resta da spiegare come e perché un partito che, comunque lo si giudicasse, faceva sentire e pesare la sua voce nel discorso pubblico oggi non riesca più a dare consistenza alle cose che dice, e per come le dice. Sul linguaggio perduto dell’opposizione abbiamo letto […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Meschina rivalsa familiare o impossibile rivincita sulla storia che fosse, la celebrazione missina di Ignazio Benito Maria La Russa avrebbe meritato, più che altro, lo sghignazzo che si riserva al parvenu che indossa lo smoking a un funerale. Non per quegli esponenti dem che ne hanno fatto una questione di Stato, chiedendo le immediate dimissioni del presidente del Senato, cadute inevitabilmente nel vuoto dell’irrilevanza.

Resta da spiegare come e perché un partito che, comunque lo si giudicasse, faceva sentire e pesare la sua voce nel discorso pubblico oggi non riesca più a dare consistenza alle cose che dice, e per come le dice.

Sul linguaggio perduto dell’opposizione abbiamo letto, su Repubblica, Corrado Augias che nel denunciare il carattere “non di rado sfuggente, allusivo, perifrastico della sinistra” sottolinea l’impari confronto con lo stile espositivo di Giorgia Meloni, con la sua “concretezza nei propositi, chiarezza sugli strumenti”. Mentre, su La Stampa, Giovanni Orsina esplora le radici storiche che mettono il progressismo in una posizione svantaggiata. Da una parte “la cultura dell’astratto, del mondo pensato e del sentito dire mentre col concreto, il mondo vissuto e il visto con gli occhi si sono schierati i conservatori”.

Nel dargli man forte sulle stesse colonne, Paolo Crepet osserva come nel Pd “il parlar generico cela il terrore che qualcosa possa dividere” mentre “si detesta il confronto non formale”. Insomma, “prevale l’idea di un cerchio di gesso che unisce attorno al nulla”, “con la realtà che preme e chiede implacabilmente alla politica”. Infatti, resta ignoto cosa pensi la futura dirigenza dem se si tratta di scegliere, per dirne una, tra la sfida energetica e la tutela del paesaggio (il progetto di circondare la Sardegna con centinaia di pale eoliche).

Per non parlare del “terrore omicida degli ayatollah iraniani” contro cui la sinistra opportunista protesta in piazza senza dire una parola sugli affari dell’Italia con l’Iran, sull’export aumentato quest’anno del 16%. Ma, soprattutto, esiste una frase, una proposta, uno slogan dei candidati alla segreteria del Nazareno che c’è rimasta in mente? Così come pesano di più le astratte dimissioni pretese dal Pd?

Oppure l’indignazione della comunità ebraica e il silenzio gelido della premier nata dalla Fiamma, calati come pietra tombale sulla nostalgia canaglia di La Russa?