Qatargate il dossier Fbi

CONFERENZA DI ALTO LIVELLO SUL SUPPORTO DEI PARLAMENTARI ALLE VITTIME DEL TERRORISMO EMIRO EMIRI

(Rita Cavallaro – lidentita.it) – Un’organizzazione fraudolenta, al soldo del Qatar e del Marocco, che dietro il pagamento di milioni di tangenti avrebbe messo in piedi un sistema corruttivo dentro ai vertici di Bruxelles, teso a ripulire l’immagine della monarchia assoluta che viola i diritti umani e a dirottare le politiche europee verso gli interessi dell’Emiro. Il Qatargate che ha scosso Bruxelles, e che coinvolge più di 60 europarlamentari oltre al dem Antonio Panzeri, all’ex vicepresidente greca dell’Europarlamento Eva Kaili e al suo compagno Francesco Giorgi, è solo l’ultimo atto della corruzione su scala globale perpetrata dal Paese del Golfo da oltre dieci anni. E l’inchiesta, scaturita da una soffiata dell’Fbi agli 007 belgi, si affianca a un’indagine ancora aperta a Washington: quella sulla Fifa, lo scandalo mondiale della corruzione nel calcio, iniziato a Zurigo nel dicembre 2010, quando il Comitato esecutivo della Federazione annunciò che la Coppa del Mondo 2018 sarebbe stata ospitata dalla Russia e che il Qatar si era aggiudicato il Mondiale del 2022. In quel momento gli Stati Uniti si resero conto che c’era qualcosa di molto grave sotto. Non solo il Qatar non aveva i requisiti minimi, strutturali e democratici, per poter organizzare l’evento, ma il presidente della Fifa Sepp Blatter aveva promesso all’allora presidente Usa Barack Obama che la Coppa del Mondo 2022 sarebbe stata a stelle e strisce. “Prima della decisione ricevetti una telefonata da Michel Platini, all’epoca capo della Uefa, e mi disse che al suo gruppo era stata chiesto di votare Qatar. Erano quattro voti comprati dal Qatar. Era impossibile che gli Stati Uniti vincessero”, ha ammesso Blatter in un’intervista, proprio il signore del calcio che, nel 1998, era riuscito ad arrivare alla presidenza grazie all’elettore del Paese del Golfo. A favorire l’ascesa di Blatter, allora, fu Mohammed Bin Hammam, la figura chiave di tutta l’operazione corruttiva che, per anni, è stato potente nel mondo del calcio. Bin Hamman era presidente Dell’Afc, l’Asia Football Federation ed era soprannominato “lo Schiavo” perché, dopo essere divenuto miliardario con la sua società edile Kemco, era entrato nelle grazie del principe della Corona, diventato infine l’Emiro del Qatar. E Bin Hammam, che sedeva nel Consiglio dell’Emirato, accontentava in tutto il suo “capo”, che si era innamorato dell’idea di conquistare la Coppa 2022, per accrescere il prestigio a livello globale. In quel momento anche Vladimir Putin aveva avanzato la candidatura delle Russia per il 2018 e attivato gli oligarchi per raggiungere l’obiettivo. Il risultato per Mosca e Doha arrivò grazie a un’operazione di corruzione su scala industriale, attraverso centinaia di milioni di tangenti. Il gioco era semplice. Nella Fifa, composta da 211 Paesi membri, l’assegnazione della nazione ospitante era di competenza esclusiva dell’Exco, il comitato esecutivo composto da 24 membri. La maggior parte dei quali esprimevano il voto per chi pagava di più. Il Sunday Times aveva già portato allo scoperto la pratica, con un’inchiesta in cui avevano ripreso con la telecamera nascosta alcuni membri dell’Exco chiedere, mazzette per l’assegnazione. E quando la notizia si diffuse la Fifa non fece niente, se non sospendere due componenti. Nell’Exco c’era pure Bin Hammam, che girava per il mondo per incontrare dirigenti calcistici, ai quali chiedeva di votare il Qatar come nazione ospitante per il 2022. E dopo quegli incontri, dai conti Kemco partivano trasferimenti sospetti per centinaia di migliaia di dollari. Gli oligarchi russi, invece, corrompevano dirigenti con ogni stratagemma. A uno offrirono addirittura dei quadri presi dal museo Ermitage.

Atteggiamenti così sfacciati da attirare l’attenzione dei servizi segreti di diversi governi, che attivarono la rete di controspionaggio e scoprirono un insolito dialogo tra Putin e l’Emiro, che culminò in un vertice a Doha, in cui raggiunsero un accordo sottobanco per lo scambio di voti reciproco per la candidatura e un piano per il petrolio, Inoltre emerse un incontro in Angola in cui il ceo di Qatar 2022 avrebbe promesso a membri Fifa tangenti per 1,5 milioni di dollari. E il primo giugno 2014 il Sunday Times sganciò la bomba: raccontò che il Qatar aveva comprato la Coppa del Mondo. Mentre la Fifa ignorò le accuse, l’Fbi, che voleva fare luce su quell’assegnazione che gli Stati Uniti erano convinti di aggiudicarsi, avviò controlli sui membri della Federazione, fino ad allora intoccabili. E strinse il cerchio sull’unico rappresentante americano del Comitato, Chuck Blazer. E trovarono il tallone d’Achille del funzionario calcistico, soprannominato Mr. 10% perché su ogni contratto di diritti tv prendeva quella percentuale. Blazer girava il mondo, faceva la bella vita ma gli agenti del Fisco scoprirono che non presentava la dichiarazione dei redditi da oltre 14 anni e riuscirono a risalire ai suoi conti offshore. Risultava nullatenente e invece era un grande evasore. Sarebbe stato l’uomo giusto dall’interno per sgominare la cospirazione criminale della Fifa. E quando lo fermarono, contestandogli i reati fiscali e prospettandogli una condanna da 75 a 100 anni, il membro dell’Exco raccontò tutto e documentò i suoi incontri, indossando una microspia. Grazie a lui l’Fbi penetrò nel cuore e nei segreti della Fifa, accertando che i soldi grossi giravano attorno alle tangenti che le società di marketing calcistico elargivano ai vertici per assicurarsi i diritti. E il 24 maggio 2015, dopo quattro anni d’indagine, fu avviata un’operazione senza precedenti, con l’arresto di massa all’hotel Baur Au Lac di Ginevra, dove i 211 membri della Fifa erano riuniti per rinnovare la presidenza di Blatter. Fu il terremoto mondiale del calcio, con 42 dirigenti accusati di associazione a delinquere, frode bancaria e riciclaggio, con la condanna di 30 persone e la confisca di oltre mezzo miliardo di dollari. Blazer morì di cancro nel 2017 ma l’indagine non finì con lui: è ancora aperta e ha dato vita a nuovi filoni che puntano sulla sistematica corruzione del Qatar, che vede coinvolte spie intente nel soft power e politici al soldo degli interessi dell’Emiro. Nel 2020 gli Usa hanno ufficialmente accusato il Qatar di aver pagato tangenti per assicurarsi il Mondiale 2022. E hanno contribuito all’inchiesta all’Europarlamento, con i riflettori sugli 007 qatarioti e marocchini e il fiume di denaro verso oltre 60 parlamentari. E altri scenari potrebbero aprirsi ben presto. Lo scandalo della Fifa, comunque, ha decretato la fine dell’era latter e con Gianni Infantino il voto è stato aperto a tutto il Congresso, per contrastare la corruzione. I 211 membri hanno deciso che la Coppa del Mondo 2026 verrà disputata, guarda caso, negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.

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2 replies

  1. E qualcuno sostiene che hanno rubato in “fragranza di reato”…hahha sono anni che rubavano …solo le intercettazioni hanno permesso che si arrivasse a questi punti finali. Sette anni di intercettazioni e Nordio le vuole abolire…. si per agevolare i ladri… un governo di ladri senza bisogno che piova!

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  2. FBI, a parte che chi fa politica l’ fa per il proprio tornaconto ed interesse personale,
    Ma un sospettino noooo!
    I servizi ammeri-cani hanno dossier compromettenti si ogni politico che ricopra cariche verticistiche.
    Perché ora e non anni addietro?

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