Codice appalti, passa la linea di Salvini: si torna a Berlusconi

Il leghista ottiene l’appalto integrato senza limiti e meno gare. Il governo stilerà la lista delle “opere strategiche”: “Recuperiamo così lo spirito della Legge Obiettivo, che ha fatto bene”. La definizione migliore la sceglie Alfredo Mantovano, il braccio operativo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi: “Questo intervento – spiega il sottosegretario […]

(DI CARLO DI FOGGIA – Il Fatto Quotidiano) – La definizione migliore la sceglie Alfredo Mantovano, il braccio operativo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi: “Questo intervento – spiega il sottosegretario in conferenza stampa – è riassunto nella formula che il premier ha indicato alle Camere: non ostacolare coloro che hanno voglia di fare”. È un tributo al “lasciatelo lavorare” dei tempi di Berlusconi. Matteo Salvini coglie l’amarcord e dice di aver recuperato “lo spirito della Legge Obiettivo, che tante opere ha realizzato…”. L’intervento è il nuovo codice degli appalti, licenziato ieri dal Consiglio dei ministri. Tecnicamente è un decreto attuativo, dovrà andare alle Camere per le osservazioni e poi essere nuovamente licenziato dal Cdm entro marzo. Il testo lo ha redatto il Consiglio di Stato, incaricato dal governo Draghi di riscrivere il codice del 2016. Salvini ha provato a picconarlo in vari modi, in parte ottenendo modifiche già dal Consiglio di Stato, e per ultimo anche nel testo finito a Palazzo Chigi.

Lo scalpo più grosso l’ha ottenuto all’ultimo con l’appalto integrato, cioè l’affidamento di progettazione ed esecuzione alla stesso soggetto che fa saltare i confini tra controllore e controllato e lievitare i costi. Era un pallino della legge voluta nel 2001 da Berlusconi e dal ministro Pietro Lunardi che aprì la stagione delle grandi opere, finita tra inchieste e lavori incompiuti. La bozza del Consiglio di Stato lo ripristinava, ma vincolandolo a una soglia minima e agli appalti “complessi” escludendo le manutenzioni. Salvini invece ha ottenuto la totale liberalizzazione che elimina la soglia e lo consente per qualsiasi tipo di appalto, perfino la manutenzione straordinaria. Per il leghista “in questo modo i Comuni piccoli e medi potranno avvalersi di uno strumento che consente la redazione dei progetti da parte dell’impresa”. L’ex presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che ha bollato come “criminogena” la Legge Obiettivo, spiegò nel 2017 che “la misura aveva portato ad appalti in cui era il privato a decidere tutto, anche sul piano pratico, a fronte di scelte dell’amministrazione che talvolta erano appena abbozzate”. Il codice del 2016 si è scordato però di riqualificare le stazioni appaltanti e la spinta a consegnare la progettazione alle imprese è cresciuta.

I decreti sblocca-cantieri hanno in parte ripristinato l’appalto integrato, che oggi è previsto per le grandi opere del Pnrr, ma la relazione del 2022 dell’Autorità Anticorruzione ricorda che nei controlli è emerso che ha aumentato i rischi di “redazione di progetti definitivi carenti, non corredati di tutte le autorizzazioni e necessitanti di onerose varianti in corso di redazione del progetto esecutivo e del margine concesso all’affidatario per la redazione dei progetti esecutivi”. È il contrario del principio su cui si basa il codice, che riduce le fasi di progettazione e separa l’attività di verifica dall’esecuzione. Ieri il presidente della Fondazione Inarcassa (ingegneri-architetti) Franco Fietta ha che “l’ampliamento indiscriminato dell’appalto integrato mette a rischio gli obiettivi del Pnrr”. Alla legge obiettivo si rifà anche la scelta di sostituire il Piano generale dei trasporti, previsto dal vecchio codice e mai decollato, con una lista di “opere strategiche” stilata dal governo, con la possibilità di procedere con un Dpcm per superare il no delle amministrazioni coinvolte nelle conferenze dei servizi. “Così nessuno può fermare le infrastrutture”, ha spiegato Salvini. Per accontentarlo, il Consiglio di Stato ha anche dimezzato le (già basse) garanzie chieste alle imprese che vincono gli appalti (dall’uno al due per cento dell’importo) e ampliato da 150 a 500mila euro la soglia che permette alle stazioni appaltanti di affidare i lavori senza gara, una richiesta dei Comuni che Salvini ha sposato. “Farà sì che l’80% degli appalti italiani sia a procedura diretta”, ha esultato il ministro. Per Mantovano se ne discuterà con l’Ue. Bruxelles è contraria agli affidamenti diretti e ha già messo in mora l’Italia, ma il nuovo codice conferma la procedura negoziata senza gara per gli appalti sotto soglia comunitaria (5 milioni) chiamando 5 imprese, dieci per appalti oltre il milione. Salvini ha provato a dimezzarne il numero, ma il consiglio di Stato si è opposto (così come sull’appalto integrato). La battaglia è solo rinviata. Il ministro ha parlato di “piena sintonia” col lavoro dei magistrati amministrativi, che però hanno pubblicato sul sito il testo inviato a Palazzo Chigi anche per sciogliere i dubbi sulla paternità delle modifiche.

L’altro aspetto critico riguarda la completa liberalizzazione del subappalto. Per il Consiglio di Stato è un obbligo imposto dalle direttive Ue, ma i sindacati contestano la scelta di dare via libera al Subappalto a “cascata”, cioè di subappaltare quanto già subappaltato. La Fillea Cgil parla di un codice da “dottor Jekyll e Mister Hyde, con indubbie migliorie e garanzie mantenute, specie per i lavoratori e sui controlli contro le infiltrazioni criminali, che rischiano però di essere vanificate dalle scelte più critiche. “Oltre alla scelta gravissima di aver ampliato l’appalto integrato, con tutto ciò che comporterà in termini di minore trasparenza, varianti facili ed extra-costi facendoci tornare indietro alla fallimentare Legge Obiettivo – spiega il segretario Alessandro Genovesi – il subappalto a cascata rischia di frammentare i cicli produttivi e incentivare il nanismo delle aziende, che prenderanno lavori pubblici in subappalto per poi subappaltare ad altre che a loro volta subappalteranno, teoricamente all’infinito. Aumenteranno zone grigie, infortuni, sfruttamento, infiltrazioni criminali”.

Resta poi il nodo dell’Anac. Il nuovo codice cancella le vecchie linee guida affidate all’Authority, diventate vincolanti, lasciandogli solo compiti di controllo. Il presidente Giuseppe Busia, giovedì, si è scagliato contro l’eliminazione dei poteri di vigilanza sui conflitti d’interessi, sull’affidamento alle società in house e sulla verifica delle attestazioni Soa. Ieri né Salvini né Mantovano hanno aperto a un passo indietro.

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10 replies

  1. LO SBLOCCA CANTIERI DI SALVINI- Viviana Vivarelli.

    Per la serie “lasciateci lavorare senza romperci le tasche”, Salvini ha ottenuto la riesumazione della Legge Obiettivo per i cantieri del fu Berlusconi (ma pure di Prodi), come se di ponti e chiese che crollano e di infiltrazioni della mafia non ne avessimo abbastanza. Ma ogni Paese ha il suo Qatar e noi abbiamo Governi di dx e di sx con una chiara predilezione per i buoni rapporti con malfattori. Del resto quello di fare quel che caxxo uno vuole senza controlli da parte dello Stato è un vecchio pallino del neoliberismo oltre che, da sempre, dei peggiori e i nostri cari governanti hanno sempre protetto le 4 mafie: mafia, camorra, ‘ndranghteta e mafia politico-finanziaria, per cui la proposta di Salvini rientra perfettamente in quel clima di anarchia e omertà che da sempre contrassegna la politica italiana. addirittura dal 1892, con lo scandalo della Banca Romana, primo grave scandalo della storia dell’Italia unita che emerse a seguito dello scoppio della bolla immobiliare seguita all’istituzione di Roma come nuova capitale del regno e al boom edilizio. A oggi tutto si ripete.
    Dunque Salvini attacca ben intenzionato il Nuovo Codice degli Appalti e, sulla linea del più totale lassir faire, ci ha infilato l’appalto integrato, cioè l’affidamento di progettazione ed esecuzione alla stesso soggetto che fa saltare i confini tra controllore e controllato e lievitare i costi. Applausi da Berlusconi. Ora possiamo anche chiamarlo decreto Lunardi, dal Ministro che disse che con la mafia ormai ci dobbiamo convivere e con la delinquenza nell’edilizia pure. E si vede che anche di morti sul lavoro ne abbiamo pochi!
    Insomma lasciamo che il privato costruisca come vuole e dove vuole e dell’amministrazione pubblica o delle leggi se ne fotta!
    Le recenti catastrofi ambientali sono presto dimenticate.
    Insomma sblocchiamo i cantieri senza verifica alcuna. Magari interveniamo dopo, in corso d’opera, e se il territorio ci rimette o qualche vita umana vieene perduta, pazienza! Viva il ‘faccimocelo da soli’! La legge è un optional, come la scelta della moquette, un fatto del tutto privato.
    I lavori siano dati senza gara e senza leggi.
    Bruxelles è contraria ma chi se ne frega!
    E diamo il via libera ai subappalti ‘a cascata’!
    Del resto destra e sinistra su tanta illegalità sono sempre state d’accordo. Chi non ricorda la legge Obiettivo di Prodi nel 1997? O i piani obiettivo di Berlusconi del 2001? La legge prevdeva che si potesse iniziare opere senza i fondi necessari, il che portò a una serie di cattedrali del deserto, opere che restarono incompiute.
    Oggi Salvini si attacca a Tacito: «Più complessa è la normativa, più facile è la corruzione». Quindi, con regole più semplici avremo meno reati. Lapalissiano! È questa la logica che permea il nuovo codice degli appalti, presentato da Salvini assieme a Mantovano. Una riforma che mira a dare un impulso decisivo all’economia, perché «ogni miliardo di euro di cantiere sbloccato corrisponde a 17mila posti di lavoro», secondo Salvini. Il nuovo codice dovrà tagliare la burocrazia, i tempi persi e gli sprechi . Peccato che si taglieranno anche i controlli preventivi, specie quelli contro l’ambiente, per la sicurezza e la mafia, ma sono particolari secondari.
    Lo chiama ‘Battaglia contro la corruzione’. Peccato che nella realtà avvenga il contrario e quando i controlli mancano, la corruzione aumenti. Ma non è poi questo quello che la mafia o la delinquenza desiderano?
    Ricordo quanto prevedeva la legge americana già 70 anni fa: un’opera edilizia si presenta secondo la legge, viene ben bene controllata, si fa firmare al responsabile un impegno che chiarisce bene le modalità di costruzione, i costi e i tempi esatti di consegna, se modi, costi e tempi vengono sforati, la pene pecuniarie sono pesantissime e lo stesso non potrà costruire mai più.
    Al suo posto in Italia abbiamo l’anarchia. E ora la sia vuole pure aumentare!
    .
    – Dovremmo fare qualcosa – disse Bianco.
    – Troppo tardi. Quelli ormai non li ferma nessuno.
    – Qualcosa contro gli umani – preciso’ l’altro con un sorriso strano.
    (Da “Guerra agli umani” ,Wu Ming2)

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  2. Salvini ha capito(?) Che con i selfini non gudagnava niente mentre zaia con la pedemontana sistemava se stesso e tutti gli amici amministratori.
    Dicevano che avrebbero pagato quasi tutto con le montagne di ghiaia di risulta degli scavi. È andata a finire che la regione ha dovuto pagare perché portassero(la ghiaia) in discarica!
    SUBAPPALTO x chi non è del mestiere vuol dire: prendo un appalto a 100 lo do via a 70, chi lo prende lo considera 100 e lo da via di nuovo a 70 e così via.
    D’altronde imprese grosse non esistono più non conviene x mille ragioni. Fatto sta’ che potrebbe anche funzionare se la (gente) fosse onesta.🤷‍♂️

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  3. OT
    MARCO TRAVAGLIO- NON DISTURBARE I CRIMINALI- IFQ-18 dicembre 2022

    Mettiamoci nei panni di un delinquente a scopo di lucro: quali sono le sue paure? 1) Essere scoperto. 2) Essere arrestato. 3) Essere processato. 4) Essere condannato. 5) Scontare la pena in carcere. 6) Perdere la refurtiva. 7) Essere espulso dalla vita civile.
    Immaginiamo la sua reazione quando legge le parole di Nordio e la finanziaria Meloni: roba da stappare lo champagne e ubriacarsi.
    1) Col taglio delle intercettazioni, il nostro uomo correrà meno rischi di essere scoperto. Se ha ricevuto favori indebiti da pubblici ufficiali, l’abolizione dell’abuso d’ufficio impedirà ai pm di verificare se in cambio ha versato mazzette. Mazzette ancor più difficili da scoprire con la depenalizzazione dell’altro reato-spia: l’evasione fiscale con omessa o infedele dichiarazione dei redditi.
    2) Col taglio della custodia cautelare in carcere, il nostro uomo correrà meno rischi di essere arrestato.
    3) Così, oltre a continuare a delinquere e/o darsi alla fuga, potrà far sparire le prove, eliminare o intimidire o corrompere i testimoni e far sparire le prove: cioè aumentare la probabilità di essere prosciolto in udienza preliminare, evitando il processo.
    4) Il governo vuole smantellare la Spazzacorrotti di Bonafede che blocca la prescrizione dall’appello e mantenere la Cartabia che stecchisce i processi con l’improcedibilità se durano più di due anni in appello e di uno in Cassazione: quindi, casomai qualche prova sopravviva e si arrivi al processo e alla condanna, prima di quella definitiva crescono le probabilità di prescrizione o di improcedibilità.
    5) Le destre hanno escluso i reati contro la Pa dall’elenco di quelli ostativi ai benefici penitenziari: quindi, salvo che sia un contrabbandiere o un mafioso o un narco, il nostro uomo è certo che, anche nella remota ipotesi di una condanna definitiva (in media sotto i 4-5 anni), non farà un giorno in carcere: le pene sotto i 4 anni si scontano ai domiciliari e ai servizi sociali e, se eccedono un po’, si scomputa il periodo cautelare ai domiciliari. Niente galera, neppure in cartolina.
    6) Con l’improcedibilità, e spesso con la prescrizione, la refurtiva è al sicuro. Quanto all’evasione fiscale, col condono sull’omessa o infedele dichiarazione, chi viene scoperto versa la somma evasa quell’anno e si tiene tutte quelle evase negli anni precedenti. Ma la probabilità che lo Stato lo scopra è dell’1% e quella che riesca a riscuotere il maltolto è il 5% dell’1%.
    7) Nordio vuole abolire la Severino, quindi il nostro uomo, anche se condannato, può candidarsi in Parlamento. Perché un cittadino onesto non dovrebbe darsi al crimine?
    Avrei voluto domandarlo l’altroieri a Nordio alla festa di FdI, dov’ero stato invitato a discuterne con lui. Ma il ministro, cioè il padrone di casa, non si è presentato al dibattito. Chissà come mai.

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