La norma pro-Berlusconi nel decreto rave: processi a rischio

Fosse assolto in primo grado sparirebbe l’appello. FI infila la norma per la inappellabilità delle assoluzioni. La corte l’ha già dichiarata illegittima. Due righe in un emendamento che rischiano di fermare i processi maggiori ancora a carico di Silvio Berlusconi: il Ruby ter a Milano e il processo […]

(DI GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Due righe in un emendamento che rischiano di fermare i processi maggiori ancora a carico di Silvio Berlusconi: il Ruby ter a Milano e il processo escort a Bari. La norma è stata presentata dal senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, come modifica del decreto anti-rave approvato dal governo Meloni. A prima vista Zanettin ripropone una storica battaglia berlusconiana: l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione (già ritenuta in parte incostituzionale nel 2006). Niente di strano, all’apparenza. Peccato però che alla fine del testo il senatore forzista aggiunga due righe esplosive: “La modifica si applica ai procedimenti pendenti nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della presente legge”. Ergo: la norma sarebbe effettiva da subito. Quindi se l’emendamento dovesse essere approvato, in tutti i processi che si stanno celebrando in primo grado il pubblico ministero non potrebbe più impugnare la sentenza di assoluzione. Lo stesso varrebbe nel caso in cui Berlusconi venisse assolto per corruzione in atti giudiziari a Milano (Ruby-ter) o per induzione a mentire ai pm sulle escort portate ad Arcore nel biennio 2008-2009 (Bari). In un attimo i due processi salterebbero.

L’emendamento è stato presentato lunedì da Zanettin in commissione Giustizia come modifica della riforma Cartabia: il decreto in discussione al Senato infatti non riguarda solo i rave party, ma anche l’ergastolo ostativo e il rinvio di due mesi della riforma del processo penale voluta dalla precedente Guardasigilli. Il senatore berlusconiano così ha colto questo appiglio per proporre una modifica del processo penale. Se il suo emendamento dovesse passare, le procure non potrebbero più appellare le sentenze di assoluzione, ma impugnarle in Cassazione solo “per manifesto travisamento od omesso esame di fatti o documenti decisivi per il giudizio”. In caso di condanna dell’imputato in primo grado, invece, resterebbe la possibilità di fare ricorso in Appello.

L’emendamento Zanettin quindi agisce retroattivamente su tutti i processi in corso: un principio che, di prassi, viene applicato per le norme che vanno a incidere sul codice penale e quindi sui reati. Per esempio nel caso in cui venga modificato un reato o una pena. Nei casi come questo in cui si interviene sul processo, invece, la modifica di solito entra in vigore dopo un periodo di transizione proprio per evitare di intaccare i procedimenti in corso. Zanettin però ha deciso di non stabilire alcun periodo di transizione della norma e, anzi, precisare che si applica ai procedimenti pendenti. Se l’emendamento dovesse essere votato in commissione e poi in aula, in caso di assoluzione i processi di Berlusconi – Ruby ter ed Escort – potrebbero saltare definitivamente dopo il primo grado. A Milano il leader di FI è accusato di aver pagato le “olgettine” per mentire nei processi Ruby: la Procura di Milano per lui ha chiesto 6 anni e la sentenza dovrebbe arrivare entro l’anno. Più indietro, invece, il filone barese dove è appena iniziato il dibattimento.

La norma di Zanettin non è passata inosservata in maggioranza. Fratelli d’Italia e Lega teoricamente sono favorevoli al principio dell’inappellabilità delle sentenze di assoluzione – tema che è stato inserito nel programma del centrodestra – ma l’emendamento è saltato all’occhio perché rischia di essere smaccatamente ad personam per Berlusconi. Nel governo c’è imbarazzo. Il leghista Manfredi Potenti spiega che “è meglio non toccare l’equilibrio della Cartabia”, mentre il sottosegretario alla Giustizia di FdI, Andrea Delmastro Delle Vedove, aggiunge: “Ci sarà dialettica politica in maggioranza”. Anche il capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, conferma il possibile effetto della norma e spiega: “Per noi è incostituzionale”. Gli alleati speravano che l’emendamento non passasse il vaglio dell’ammissibilità (quando la proposta è estranea alla materia del decreto) ma ieri sono rimasti delusi: la norma è stata dichiarata ammissibile e sarà votata martedì. Nelle prossime ore, quindi, il governo dovrà dare un parere sull’emendamento. Zanettin non intende ritirare la sua proposta.

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6 replies

  1. Mi sembra tutta una cosa campata in aria : passano gli anni (12/13), si aprono nuovi ” filoni” ( qui siamo al ter), B. ha già 86 primavere, si parte dal presupposto che il fatto che ” possa” essere assolto costituisca di per sé un “errore” contro cui appellarsi ( forse i PM non sono così sicuri del fatto loro ?), ogni questione viene buttata in caciara mentre la riforma Cartabia continua nei suoi effetti.

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  2. Questa norma esiste nell’ordinamento giudiziario Usa, ma credo che sia bilanciata dal fatto che non sia semplice accedere all’appello neanche in caso di condanna, se non per sopraggiunte prove a discolpa.
    Non ne sono certa, ma sicuramente non hanno i nostri 3 gradi di giudizio pressoché obbligati.

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  3. Se passa questa ennesima porcata .. c’è il rischio che in primo grado gli assolti.. saranno pochissimi .un escamotage che permetterebbe cosi il processo d’ appello.. e cio che si definirebbe eterogenesi dei fini .In parole povere: le conseguenze delle azioni intenzionali cadono fuori dalla portata dell’ intenzione stessa con conseguenze diverse dai fini che intenzionalmente si voleva perseguire in quella stessa azione.

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  4. hahaha…buongiorno,
    è come sveltire l’ingiustizia!
    Una società ingiusta che non ha tempo che deve correre contro la sua Costituzione,frantumarla,calpestarla perchè è “vecchia” ,ma sino a ieri non era la più bella del mondo?
    Io sono Giorgia!

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