Macron e Meloni sono coinvolti in uno scontro sui migranti. Da che parte stare? In primo luogo, bisogna stare dalla parte del conflitto che, in questo caso, è un fatto benefico. Occorre, infatti, sapere che i conflitti possono essere disfunzionali o funzionali alla costruzione di una società […]

(DI ALESSANDRO ORSINI – Il Fatto Quotidiano) – Macron e Meloni sono coinvolti in uno scontro sui migranti. Da che parte stare? In primo luogo, bisogna stare dalla parte del conflitto che, in questo caso, è un fatto benefico. Occorre, infatti, sapere che i conflitti possono essere disfunzionali o funzionali alla costruzione di una società più libera e più giusta. I conflitti disfunzionali alla libertà, come quello tra l’Ucraina e la Russia, sono distruttivi e devono essere prevenuti. I conflitti funzionali, invece, devono essere incoraggiati, purché rimangano in un alveo istituzionale e non violento. Lo scontro tra la Francia e l’Italia, almeno potenzialmente, può dare una serie di frutti benefici per una società migliore nel medio-lungo periodo. Vediamo quali.

Il primo beneficio è etico-politico. La sicurezza dei confini è il presupposto necessario, ancorché insufficiente, per costruire una società multietnica meno ingiusta e sfruttatrice verso gli immigrati africani. Una volta aperti gli occhi, sarà agevole appurare che l’Italia sta costruendo una società multietnica tutt’altro che ideale, come dimostrano le statistiche sui detenuti. Le carceri italiane, in proporzione alla popolazione, straripano di immigrati, molti dei quali sono autori di reati odiosi contro la persona. Qualunque uomo libero dovrebbe rabbrividire all’idea che un bimbo nero, una volta diventato adulto, abbia molte più probabilità di finire in carcere di un suo coetaneo bianco. Accade negli Stati Uniti e l’Italia dovrebbe stare attenta a non riprodurre gli aspetti deteriori di quel modello sociale. Nonostante il recente miglioramento di questo dato terrificante, i neri americani continuano ad avere molte più probabilità di trovarsi in carcere rispetto ai bianchi. Dopo avere compulsato le statistiche dell’Istat sulla popolazione carceraria, dovremmo domandarci se l’Italia non stia costruendo una società razzista nei fatti, anche se a parole dice altro. Non dobbiamo mai dimenticare la lezione dei maestri del sospetto, Nietzsche, Marx, Freud: le comunità umane pensano sempre di essere migliori di quel che sono e lo urlano a gran voce. L’Italia non sarà un Paese razzista eppure le sue carceri sono piene di immigrati. Se l’Italia vuole ridurre le probabilità che i neri finiscano in carcere così copiosamente, deve controllare i flussi migratori. Nel mio libro Viva gli immigrati (Rizzoli), ho scritto di volere un’Italia piena di bambini africani, ma non per ritrovarli in carcere da adulti.

Il secondo beneficio del conflitto è geopolitico. Dopo essere arretrata nel Mediterraneo negli ultimi decenni, l’Italia subisce la sfida di alcuni Paesi del Nord Africa e non solo. Per motivi di sintesi, non posso elencare tutte le crisi per cui il Mediterraneo è diventato un mare pericoloso per l’Italia. Mi limito a segnalare che l’Algeria, un alleato stretto della Russia, ha proclamato unilateralmente una zona economica esclusiva nel 2018 che lambisce le acque territoriali italiane. Si sappia che una zona economica esclusiva tende a diventare esclusiva anche dal punto di vista militare. Il che significa che l’Algeria ha creato il quadro normativo per spingere i suoi sottomarini fino alle coste dell’Italia. Il conflitto tra Meloni e Macron sarà benefico nella misura in cui migliorerà la capacità dell’Italia di controllare il Mediterraneo Centrale dove si protende anche la Turchia dopo i due memorandum firmati con il governo di Tripoli il 27 novembre 2019. Gli italiani non dovrebbero preoccuparsi troppo dello scontro tra Roma e Parigi. Semmai, dovrebbero preoccuparsi che sia stato assente per così tanto tempo. Un conflitto oggettivo, che covi nei decenni senza valvole di sfogo o mediazioni, rischia di manifestarsi in modi sorprendenti e distruttivi sotto forma di rivolte interne o di guerre per procura come quella combattuta tra Italia e Francia in Libia ai tempi dell’assedio di Haftar contro Tripoli nell’aprile 2019.

Infine, il conflitto tra Meloni e Macron ripropone la contrapposizione tra cultura europeista e ideologia europeista. La prima, pur essendo favorevole all’Unione europea, concepisce il conflitto come un dato ineliminabile dall’orizzonte umano, figuriamoci da un’Unione fondata su storie, culture e interessi diversi, esasperati dalla diversità delle lingue. La seconda, invece, nega che il conflitto esista e, quando emerge, lo reprime con le intemerate morali, la retorica idealistica o le manovre di palazzo per destabilizzare i governi riottosi. La cultura europeista affievolisce i conflitti legittimandoli e cercando mediazioni. L’ideologia europeista nega o reprime il conflitto facendolo divampare con forza crescente dopo un certo numero di anni. Meloni non si scusi con nessuno per questo conflitto con Macron. Lo scontro tra l’Italia e la Francia sull’immigrazione è la fortuna più grande che potesse capitare all’Europa del 2022.