La vicenda del ritratto di Mussolini al Mise, appeso e poi rimosso “per evitare polemiche e strumentalizzazioni”, ci ricorda che qui da noi la situazione resta pur sempre grave, gravissima ma non seria, sospesa com’è tra il futile e il dilettevole […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – L a vicenda del ritratto di Mussolini al Mise, appeso e poi rimosso “per evitare polemiche e strumentalizzazioni”, ci ricorda che qui da noi la situazione resta pur sempre grave, gravissima ma non seria, sospesa com’è tra il futile e il dilettevole. Infatti, se si volevano evitare le suddette strumentali polemiche si è scelta la strada esattamente opposta visto che adesso tutti ma proprio tutti metteranno in stretta relazione la scomparsa della foto incriminata (e nota, oltre che a Bersani, forse solo al personale delle pulizie) alla presa di potere di coloro che della collezione di cimeli, busti, dipinti e dagherrotipi dell’infame capoccione, menano vanto. A cominciare da quell’Ignazio, Benito, eccetera, La Russa che dal giorno della sua ascesa al soglio di Palazzo Madama è uscito dal proverbiale riserbo per dichiarare a tutto spiano, spesso a sproposito (i sensazionali insulti calligrafici di B. alla Meloni da lui definiti una fake news).

Adesso che Ignazio Benito se ne esce denunciando la cancel culture ai danni dell’amato duce, pagheremmo per ascoltare il gangel gulture direttamente dall’audio gutturale larussita. Quanto al suo omologo di Montecitorio, il superbigotto antiabortista e antigay, Lorenzo Fontana, onde attenuare le giuste ansie dei sostenitori dei diritti in pericolo, giova rammentare come ebbe a presentarsi la progenitrice dell’oscurantismo leghista. Quell’Irene Pivetti passata rapidamente dalle “messe in latino, rosari di riparazione, al collo la croce di Vandea, emblema del tradizionalismo più bacchettone” a “un servizio fotografico in cui Pivetti comparve, a carponi, di nera pelle mega-aderente rivestita, o forse era latex, in ogni caso regina fetish o sadomaso in flagrante” (Filippo Ceccarelli). Con questa incursione sulla situazione che è sacra ma non seria non ci permettiamo, naturalmente, di immaginare un presidente Fontana colto in una spiaggia romagnola abbacinato dalle movenze di una bonazza discinta. Perché lo ha già fatto il suo capo e mentore Matteo Salvini, prima di mettersi a sbaciucchiare rosari (ma anche dopo).