(Roberta Labonia) – Zelensky sta incominciando a far incazzare di brutto gli americani. Dopo che è uscito fuori che ad uccidere la figlia del politologo putiniano Dugin a Mosca sono stati i suoi 007, ieri il New York Times ha riportato la notizia secondo la quale le spie di Zelensky siano state anche le attrici del sabotaggio del Ponte di Kerch, quello che unisce la Russia alla penisola della Crimea. Ora gli americani accusano Kiev di scarsa trasparenza in merito ai piani militari, specialmente quelli condotti sotto copertura in territorio russo. Biden, che non è del tutto rinco, sa bene che una cosa è sostenere militarmente Zelensky dentro i suoi confini, una cosa è avallare blizt in territorio russo. Ed è da questi che si dissocia.

Ora Putin è imbufalito e le sue minacce di attacchi in salsa nucleare acquistano ad ogni provocazione più concretezza. Ne’ ci conforta l’idea che ad attacco nucleare russo ne’ seguirebbero altri, più devastanti, da parte dell’Occidente.

Se ci mettiamo poi che nonostante questa situazione critica Zelensky è tornato a chiedere di essere ammesso nel club Nato (motivo principale a causa del quale Putin (ve lo ricordate a febbraio scorso?), ha dato il via alla sua “operazione speciale”, capite bene che l’obiettivo attuale dell’ex comico sia quello di trascinare tutto l’occidente in una guerra nucleare che non vedrebbe ne’ vincitori né vinti. Un Armageddon in piena regola.

È questo che l’Italia sta alimentando da 8 mesi inviando le sue armi e tradendo i principi della sua Carta Costituzionale? Una corsa al massacro da cui nessuno, dico nessuno, uscirebbe vivo?

È questo che vogliono gli italiani? Non solo, è questo l’obiettivo che si sta prefiggendo la Commissione europea spalancando le porte a Kiev? Quello di unire i suoi destini alle vicende di una scheggia impazzita mal consigliata e kamikaze?

Il rischio che stiamo subendo nostro malgrado è concreto e si doveva arrivare a questi inusitati livelli d’allarme per far sì che anche la stampa italiana, fino a ieri infognata in una posizione bellicista, cominciasse a pronunciare timidamente la parola negoziati. Ieri Giannini, direttore della Stampa, ha fatto da apripista alla “nuova via” titolando: “Siamo tutti ucraini, ma per la pace serve una via”.

Ci stanno arrivando finalmente! Fino a ieri, per pronunciare da mesi le stesse parole, Conte e i 5 Stelle sono stati tacciati di essere “putiniani”. Ora, non lo ammetteranno mai, ma i giornalecchini nostrani cominciano a dargli ragione.

Ma non basta. Se lo chieda anche colei che si appresta a governarci, anziché continuare a testimoniare la sua acefala fedeltà alla causa ucraina, quale via per la pace intraprendere. Smettere di inviare armi, ad esempio, sarebbe un buon inizio.