Mulè (Fi): “Scarpinato khomeinista, Schifani integerrimo”

((di Elvira Terranova – adnkronos.com) – Dice che i siciliani “sono persone intelligenti” e che, quindi, “non cadranno nel tranello del becero populismo”. E che né il candidato Cateno De Luca “né altri” possano “insidiare la candidatura di Renato Schifani” a Presidente della Regione siciliana. Ma ci tiene, soprattutto, a sottolineare che lui non è “un paracadutato” dall’alto per la candidatura in Sicilia, alla Camera nel collegio plurinominale di Palermo. Poi non risparmia critiche al candidato del M5S Roberto Scarpinato, che definisce “khomeinista”. Giorgio Mulè, 54 anni, sottosegretario alla Difesa, in una intervista all’Adnkronos racconta la sua “lunga” campagna elettorale in Sicilia e il programma per “il futuro governo” ma parla anche delle Regionali che in Sicilia si terranno lo stesso giorno delle Politiche, domenica prossima, 25 settembre. “Tengo a precisare che la mia candidatura a Palermo è stata voluta direttamente dal Presidente Berlusconi e condivisa ovviamente con Gianfranco Miccichè, quindi, con il coordinamento di Forza Italia Sicilia – dice Mulè reduce da una visita ai Cantieri navali di Palermo – E’ il naturale ritorno di un siciliano che ha servito la sua terra, dal punto di vista professionale, e vuole continuare a servirla anche dal punto di vista parlamentare, sperabilmente con un governo di centrodestra. Vuol dire non un ritorno alle origini ma la prova che il radicamento personale e professionale è qualcosa che non può sparire dalle esperienze fatte. Quindi vuol dire riprender per mano una regione come la Sicilia e una città come Palermo che è dentro di me, che voglio servire”. “Chi dice che sono un paracadutato dice una solenne fesseria, io sono nato cresciuto, formato, ho lavorato e sono legato a quest terra anche da un punto di vista professionale e politico”.

“Io spero che gli italiani e i siciliani diano una maggioranza chiara andando a votare e facendo quello che è un diritto ma anche un dovere sancito dalla Costituzione per dare una maggioranza la più chiara possibile – aggiunge Mulè – in questo i siciliani hanno una chance di potere eleggere un governatore, Renato Schifani, e una maggioranza di centrodestra che avrà porte spalancate grazie al fatto di potere contare sul governo di Roma. Per i siciliani è una chance unica che va colta, nella proiezione di una isola che grazie al governo nazionale potrà finalmente trovare l’ascolto he merita. E’ una occasione unica”. Il sottosegretario si aspetta un forte astensionismo, soprattutto in Sicilia? “L’esericizio della democrazia lo devi anche agevolare dal punto di vista centrale dello Stato. Il fatto di volere condensare le elezioni in un unico giorno, mortifica la capacità di attrarre le persone alle urne. Soprattutto con la peculiarità della Sicilia che si trova in piena estate, danneggia l’avere concentrato l’election day. Io temo l’astensionismo e temo che molte persone, non quelle che noi ci aspettiamo vadano a votare, che non sarà solo un danno per il centrodestra, per un elettorale che pretenderebbe una partecipazione”.

In Sicilia sarà difficile, con i dati al momento a disposizione, che un Presidente eletto possa avere la maggioranza in aula. “E’ uno di quei casi che io considero un periodo della irrealtà, spero invece al contrario. Girando per la Sicilia, non solo per Palermo, ma toccando per mano l’entusiasmo e l’adesione al programma a chi vuole governare la regione, mi sento di poter dire che questo pericolo può essere superato grazie alla convinta adesione dei siciliani alle liste che sono fortissime, parlo non solo di Fi e dell’idea che abbiamo in questa regione. Se dovesse verificarsi la mancata maggioranza la saggezza del Presidente Schifani dovrà eventuali deficienze numeriche. Ma questo scenario non si verificherà”, dice Mulè.

Il candidato alla Presidenza Cateno De Luca può rappresentare un ostacolo per la corsa di Schifani? “Ancora una volta si vuole fare apparire ciò che non è – dice Giorgio Mulè – Io non penso affatto che né De Luca né gli altri candidati possano insidiare Renato Schifani ma lo dico a ragion veduta, rispetto a quello che ho visto in questa campagna elettorale. I siciliani sono persone talmente intelligenti da capire e soprattutto da fare la differenza tra chi, al di là di là di articolare soggetto, predicato e parolaccia, fa e chi articola invece un pensiero di sviluppo per la Sicilia. Confido nella intelligenza dei siciliani che non cadranno nel tranello del populismo becero, nel nichilismo amministrativo, nella aridità programmatica”.

Poi, parlando delle critiche del leader del M5S Giuseppe Conte a Renato Schifani ma anche del candidato Roberto Scarpinato, ex Procuratore generale di Palermo, sulla situazione processuale di Schifani, imputato nel processo Montante, Giorgio Mulè dice: “La Sicilia è una terra dove troppo spesso si è bruciato il garantismo peggio di come si faceva con le streghe durante l’inquisizione. Mi limito a dire che rispetto al passato su Renato Schifani ci sono due sentenze di archiviazione entrambe sollecitate da un pm che si chiama Di Matteo e che oggi, dico vergognosamente, rilegge quelle archiviazioni come se non fossero tali. Il certificato penale di Schifani ha cinque lettere dove c’è scritto ‘nulla’, quindi è persona integerrima e pulita, dal punto di vista giudiziario e politico”.

E aggiunge: “Fa specie che ancora oggi nel 2022 su una vicenda che è totalmente residuale rispetto al cosiddetto caso Montante, si imbastisca una campagna elettorale. Non mi meraviglia che lo faccia un ex pm, non ex giudice, come Scarpinato, che ha sempre avuto una visione ‘khomeinista’ della giustizia e quindi non mi meraviglia. Dovrebbe meravigliare i siciliani quella che all’evidenza non deve essere stata la terzietà che si richiede a un magistrato esprimendo Scarpinato quei concetti che ne dimostrano che così indipendente non era avendo aderito, subito dopo la pensione, a un partito che fa del giustizialismo la sua stella polare. Se si parla di simboli, certamente Scarpinato non è un simbolo né di indipendenza né di terzietà della magistratura. Le sue parole dimostrano quanto sia oggi di parte sollevando dei dubbi, rispetto alla sua capacità di essere terzo e libero nel giudizio che aveva espresso nella sua attività professionali”.

Sull’assenza di Silvio Berlusconi in Sicilia, Mulè ha detto: “Il Presidente Berlusconi ha incentrato la sua campagna elettorale cercando di essere presente nei luoghi in cui si fa la campagna elettorale, quindi sui social, su Instagram, su Facebook su tutti i canali che raggiungono le fasce di popolazione più diverse. A questo ha affiancato impegni di radio e televisione. Le presenze fisiche sono state sparute e soltanto il 23 settembre Berlusconi chiuderà la campagna elettorale a Milano. Non essere andato in giro equivale a un fatto: di non volere creare delle aspettative da una regione rispetto a un’altra. Qui in Sicilia si vota anche alle regionali, ma lui, forte e cosciente della forza della candidatura di Schifani, ha applicato quello che ha applicato altrove, per non creare malcontento”.

Parlando poi dei programmi ha detto che “a livello nazionale regionale coincidono” perché hanno a che fare “con la cronaca”. Per Mulè “la prima emergenza è il carobollette, servono strumenti dirompenti che possano dare serenità alle imprese. E l’extradeficit è l’ultimo appiglio a cui agganciarsi, esauriti tutti i tentativi di trovare i denari necessari. Come durante il periodo del Covid dovremmo inventare degli strumenti, la creazione di un fondo che si faccia garante delle bollette nei confronti degli imprenditori. Lo Stato fa da garante per le imprese e le imprese contraggono non un mutuo ma un patto di restituzione di due o tre anni, anche a partire dal 2023. Lo stesso va fatto con le famiglie”.

Poi spiega che “dovremmo pensare subito alla legge di stabilità che va pensate entro metà ottobre, lì dovremo rintracciare le linee guida del nostro governo, sul fronte fiscale, rispetto al quale non attueremo la flat tax a tutti. Cominceremo con una tassazione rimodulata al ribasso e non immaginando di mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Poi parlando del reddito di cittadinanza, Mulè spiega: “In Sicilia ci sono poco meno di 700.000 percettori, e qui si è parlato più per fatti di cronaca nera e giudiziaria che per la sua capacità di accompagnare nel lavoro chi lo percepiva. I dati sono impietosi specie in Sicilia, dove la disoccupazione giovanile raggiunge il 60 per cento e il Reddito di cittadinanza non è servito a nulla rispetto alle politiche del lavoro, anzi, ha incentivato forme di lavoro nero che accompagnano chi percepisce il reddito di cittadinanza. Ognuno di noi può raccontare storie di imprenditori piccolissimi, disperati per la mancanza di manodopera perché molti dicono che preferiscono il Rdc piuttosto che imbarcarsi in un lavoro”. “Su questo faccio appello alla dignità del popolo siciliano, dei ragazzi nel liberarsi dalle catene dell’assistenzialismo”.

Da sottosegretario alla Difesa qual è stata l’esperienza più importante? “Da sottosegretario ho molto lavorato sulla formazione e l’impegno sulla ferma”. “Una volta finito il percorso militare acquisiscono delle professionalità che prima non trovavano applicazione”. E poi, per Mulè “è stata una esperienza umana straordinaria, ho toccato con mano la professionalità. Hanno la stessa capacità di tenere in braccio un bambino e un fucile, per le missioni che sono chiamati a compiere. Molto volte sono militari siciliani. Questo è stato motivo di orgoglio, dalla Lituania al Libano, al Kuwait ho sempre trovato militari siciliani che si distinguono per la loro professionalità”.

Perché votare per Giorgio Mulè? “Innanzitutto devono votare per non potere dire domani di non esser contenti, e con me hanno la certezza plastica di potere contare su un rappresentante del territorio, un siciliano doc che conosce la Sicilia ed è in grado, grazie alla credibilità acquisita di potere garantire, tutto ciò che un parlamentare deve fare per la sua terra”. Mulè futuro ministro? “Faccio gli scongiuri, intanto futuro parlamentare. Il resto si vedrà per eventuali incarichi di responsabilità. Intanto pensiamo a esser eletti, poi pensiamo al resto”.

4 replies

  1. Urka, che pappardella. Non serve leggerla tutta, e neanche in parte, poiché bastano poche righe iniziali per capire che in Fi, Lega e Fdi, esista una regola ferrea per i partecipanti, che recita come segue: “Se non siete stupidi, non vi vogliamo!” 🤷🏻‍♂

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  2. Ho avuto la spiacevole esperienza di assistere, recentemente, all’arroganza e alla saccenza di questo elemento, che tratta ogni suo avversario dall’alto di un abisso di ingiustificata supponenza.
    Basterebbe la faccia, ma leggere certe affermazioni mi fa venire l’irrefrenabile voglia di metter mano alla pernacchia di Eduardo.

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