Secondo il Cise (Luiss), sale solo chi s’è opposto al Migliore. E anche Izi conferma: 5S sempre più vicini al Pd. Fratelli d’Italia stabilmente davanti, 5Stelle sempre più vicino al Pd. Doveva essere la campagna elettorale in cui, sul racconto della “sciagurata caduta del governo Draghi”, i dem avrebbero rimontato Giorgia Meloni […]

(DI LORENZO GIARELLI – ilfattoquotidiano.it) – Fratelli d’Italia stabilmente davanti, 5Stelle sempre più vicino al Pd. Doveva essere la campagna elettorale in cui, sul racconto della “sciagurata caduta del governo Draghi”, i dem avrebbero rimontato Giorgia Meloni e i 5S sarebbero spariti, complice anche la scissione di Luigi Di Maio. In linea con gli ultimi sondaggi arrivano adesso altre due rilevazioni che ribaltano la narrazione “draghiana”. Sia il Centro Italiano Studi Elettorali (Cise) della Luiss che l’Istituto Izi fotografano la stessa tendenza, col Pd che più che in avanti deve guardarsi alle spalle.

Il tutto partendo da un distacco dal M5S che fino a poche settimane fa era di 12 punti.

Secondo il Cise, fondato da Roberto D’Alimonte, il primo partito è FdI col 23 per cento, in vantaggio sul Pd al 21,4. Al terzo posto c’è il M5S, distante però meno di 5 punti e stimato addirittura al 16,4 per cento. Lontanissima la Lega, che scende addirittura al 9,6 ed è tallonata da FI (8 per cento). Vola la lista unica di SI e Verdi, valutata al 5,9 per cento, mentre non sfonda il sedicente Terzo Polo, inchiodato al 5,3.

Secondo Lorenzo De Sio del Cise, questi numeri descrivono un “effetto Churchill”: prendendo per buono il parallelo tra Mario Draghi e il celebre premier inglese, il 25 settembre potrebbe accadere qualcosa di simile a ciò che accadde nel Regno Unito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando Churchill, pur con tutti gli onori, fu sconfitto alle urne: “Il popolo britannico premiò i laburisti che promettevano un progetto di futuro – è la versione di De Sio – invece che limitarsi a ringraziare Churchill”.

Oggi, a essere favoriti “potrebbero essere gli attori (centrodestra, M5S) con una netta visione di futuro e un accento sul cambiamento, più di quelli (centrosinistra, Calenda) che rivendicano continuità con il governo uscente”. Anche il boom di Verdi e SI sarebbe coerente con questa lettura. Da notare come il crollo della Lega non avrebbe effetti particolari sulla vittoria del centrodestra (avanti 42 a 31 contro Pd e alleati), ma semmai sulle proporzioni del successo.

Dati molto simili a quelli del Cise arrivano dall’ultimo sondaggio di Izi. FdI domina (25 per cento) e stacca il Pd (21,4 per cento), ma anche qui si registra una forte avanzata del M5S, salito fino al 15,4 anche a scapito della Lega, che arranca al 10 per cento. Azione è al 5,5 per cento. Anche Izi, quindi, conferma il trend secondo cui il M5S accorcia sul Pd (ieri Letta ha detto “no” alla proposta di bicamerale di Meloni) fino a rendere ipotizzabile un sorpasso che sembrava impossibile. Senza dimenticare gli ultimi dati di Antonio Noto, che danno il Pd sotto al 20 per cento.

Izi riferisce anche alcuni elementi che aiutano a interpretare le intenzioni di voto. Sebbene la maggior parte degli intervistati di dica contrario al reddito di cittadinanza (51 per cento), i favorevoli vanno ben oltre i consensi del M5S (38 per cento). Gran parte dei favorevoli si trova nel Sud e nelle Isole, dove quasi la metà degli interpellati è d’accordo col sussidio. E sono soprattutto giovani: tra i 18 e i 34 anni, il 47 per cento dice sì al reddito, molti più che nelle fasce 35-54 anni (35,6) e con più di 55 anni (35,7).

Oltre ai numeri dei sondaggi, però, in campagna elettorale contano anche quelli degli spazi televisivi. Per questo ieri l’Agcom, l’Autorità garante per le telecomunicazioni, ha ordinato a tutte le testate “di ripristinare la parità di trattamento tra le diverse forze politiche nei notiziari”. Il motivo si nasconde nel monitoraggio relativo al periodo dal 21 agosto al 3 settembre, da cui emergono una ovvia sovra-esposizione del centrodestra a Mediaset, il poco peso (in rapporto ai sondaggi) di FdI e una generale benevolenze nei confronti di Azione e Iv. Non a caso a prendersela è il renziano Michele Anzaldi: “Da Agcom un pastrocchio”. In questo contesto, il cda Rai ha sollecitato i direttori di testata a promuovere confronti tra i leader. Forse l’ultima occasione per confermare o frenare i trend in corso.