(askanews) – “Io e il Movimento 5 stelle non siamo potenti, evidentemente esiste questa conventio ad excludendum. Che la facciano pure, poi decideranno i cittadini. Spero che non sia fortunata per chi la utilizza”. Così il leader del M5s, Giuseppe Conte, in televisione si è lamentato per la sua esclusione a un dibattito in programma martedì mattina al Meeting di Comunione e liberazione dove saranno presenti tutti i rappresentanti dei partiti, da Letta a Meloni, da Salvini a Tajani, da Rosato a Di Maio. Da Rimini nessuno replica, ma l’uscita dell’ex premier non è passata inosservata. Nessun commento ufficiale, ma si apprende dall’entourage di Cl che l’incontro con tutti i leader dei partiti in realtà è un incontro che coinvolge solo gli “aderenti” dell’intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà.

A questo si aggiunge il fatto che lo stesso fondatore del Movimento, Beppe Grillo, non è mai stato leggero nei confronti di Comunione e liberazione che ha sempre definito “Comunione e fatturazione”. Ma perché non è stato invitato né Conte né un esponente Cinquestelle? Formalmente perché né Conte né altri parlamentari Cinquestelle hanno mai aderito all’Intergruppo per la Sussidiarietà, un’iniziativa bipartisan voluta nel 2003 da sette deputati (Maurizio Lupi, Angelino Alfano, Gianfranco Blasi e Luigi Casero di Forza Italia, Enrico Letta ed Ermete Realacci della Margherita, Pierluigi Bersani dei Ds) e da una senatrice (Grazia Sestini). All’Intergruppo aderiscono centinaia deputati di quasi tutti i partiti presenti in Parlamento “uniti – come ha spiegato allora Lupi – dalla volontà di creare un’occasione di confronto e dialogo su un tema sempre più attuale come quello della sussidiarietà”. L’Intergruppo nasce su sollecitazione della Fondazione per la sussidiarietà, di cui è presidente Giorgio Vittadini.

Rarissimi gli interventi dei pentastellati alla kermesse di Rimini. “La più potente delle lobby italiane, che ha trasformato l’esperienza spirituale e morale in un paravento di interessi personali, finalizzato sempre a denaro e potere”: così si era espresso Mattia Fantinati, allora parlamentare grillino. Parole che risalgono al 2015, quando dopo anni di corteggiamento un esponente del M5s accettò di partecipare a un dibattito a fine estate. Fantinati accettò, a patto di poter leggere un testo al posto di dibattere con gli altri relatori. Un messaggio di dieci minuti circa, dai toni molto duri verso gli organizzatori del Meeting: “Avete generato potere politico, capace di influenzare sanità, scuole private cattoliche, università e appalti, sempre dalla parte dei potenti, di chi comanda e sempre in nome di Dio”. Una denuncia corredata da attacchi diretti ad Andreotti, Berlusconi, Formigoni, Letta, Renzi, Mauro e Lupi, ospiti nei decenni del Meeting. Sette anni dopo i toni non si sono affatto rasserenati.