Elezioni, ma dov’è finita la rappresentanza territoriale?

Ieri se volevi salire i gradini della “carriera” politica dovevi essere un militante attivista. Oggi, non è più così

(di Ezio Pozzati – affaritaliani.it) – Definizione di politica: secondo l’antica definizione cinese la Politica è l’arte di governare, mentre in Grecia tra le varie definizioni spicca quella di Pericle per cui la politica è l’arte di vivere assiemeSocrate identificò quattro forme di governo con le relative degenerazioni. 

Perché ne parliamo anche oggi?

Lo spunto viene dai partiti che a dispetto della “vecchia scuola” candidano i più disparati rappresentanti politici e le molteplici persone che di esperienza politica non ne hanno. Ieri se volevi salire i gradini della “carriera” politica dovevi essere un militante attivista membro del direttivo sezionale o provinciale del partito di appartenenza; per poi diventare consigliere comunale, provinciale, regionale. Salvo rare eccezioni questo era la via maestra per chi desiderava rappresentare il proprio territorio nelle varie Istituzioni. Oggi non è più così. L’importante è che conosci qualcuno che ti possa inserire dove ti piacerebbe portare il “tuo pensiero”, magari condividendolo con altri, e se ti va bene ti siedi nella stanza dei bottoni. È quello che è accaduto in Italia nell’ultimo decennio.

Cavalcando l’onda del malcontento popolare nei confronti più dei politici (con i loro comportamenti) che della politica, gli elettori hanno decretato la vittoria a chi secondo loro, in quel momento, li poteva meglio rappresentare. Peccato che poi tutta questa “incompetenza” si sia ribaltata su tutto il panorama economico-finanziario-sociale italiano evidenziando tutte le magagne del far politica senza esperienza. Se poi vogliamo mettere un velo pietoso su queste considerazioni, rimane un’ultima constatazione: manca la rappresentanza territoriale.

Cosa voglio dire? In questi giorni molto frenetici per le candidature, vuoi anche per colpa della diminuzione dei posti alla Camera ed al Senato (300 in meno) abbiamo assistito ad una vera di cadute di stile (politico s’intende) vuoi perché bisogna sempre essere “amici degli amici”, si sono candidate persone in collegi diversi dai propri, c’è chi da Torino è stato candidato in Veneto. Chi dall’Emilia Romagna in Campania ed anche dal Friuli Venezia Giulia è candidato in Piemonte ecc.

La domanda sorge spontanea: dov’è la rappresentanza territoriale? Come fai a dialogare con le persone del territorio se non conosci niente o quasi? L’altra domanda è: ma tu che sei una persona che va ai seggi ti va bene essere rappresentato da chiunque o preferisci chi al territorio può dare un contributo perché ci vive? Scegliere nella vita, soprattutto quella politica di oggi, non è semplice. Questa volta però ci vede costretti a pensarci bene, la nostra delega ai vari candidati sarà per i prossimi 5 anni, speriamo. Ora, abbiamo circa un mese di tempo per riflettere, vogliamo pensarci bene?

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