Il fustigatore del grillismo e colui che ne fu l’astro a livello locale. L’alleanza tra Renzi e Pizzarotti è quantomeno singolare, anche se Italia viva ha già aperto la porta a pentastellati pentiti. Ora per completare il tridente liberal democratico manca solo Calenda.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Un potenziale tridente atipico, quello formato dal terzo polo griffato RenziPizzarotti e, chissà, Calenda. Di sicuro in grado di garantire colpi di scena. Del resto già dal principio, il percorso è alquanto singolare. Mai con ex 5 stelle è stato da sempre il punto fermo di Matteo Renzi, un mantra ripetuto in ogni intervista, in qualsiasi post. Un’ossessione.

Renzi e la contrapposizione tra «competenti» e «populisti» 

La contrapposizione tra «competenti» e «populisti» è al centro della comunicazione dell’ex presidente del Consiglio e dei suoi fedelissimi. E per questo giunge inatteso il patto di Italia viva con l’Italia c’è. Questo progetto, ultimo nato nello scenario politico italiano, si è fatto carico delle istanze avanzate dall’Agenda nazionale civica, lanciata da una rete di amministratori locali. Un’iniziativa che ha messo insieme quel che era rimasto dell’esperienza di Italia in Comune, che si proponeva di diventare il partito dei sindaci, prima di finire nell’oblio. Allora cosa ci sarebbe di insolito? Semplice: il volto mediatico del nuovo contenitore è Federico Pizzarotti, che nel suo curriculum vitae ha un peccato mortale per i renziani doc: l’estrazione grillina.

Renzi e Pizzarotti, ex avversari per il terzo polo (aspettando Calenda)

Pizzarotti, da astro del Movimento a dissidente numero 1

Pizzarotti è passato alla storia per essere il primo sindaco del Movimento 5 stelle in una grande città, facendo da precursore a Virginia Raggi e Chiara Appendino. Dieci anni fa era infatti la punta di diamante della crescita pentastellata, non un Di Maio ante litteram ma sicuramente l’espressione del Movimento di governo. Certo, l’ex sindaco di Parma ha lasciato nel 2016 il M5s, da «uomo libero», come disse al momento dell’addio prendendosi gli sberleffi di Grillo che lo aveva etichettato “Capitan Pizza”. Anche in questo caso ricorda quel che è capitato a «Giggino a’ cartelletta» (Grillo copyright), alias Luigi Di Maio, messo alla berlina per aver lasciato il partito.

Gli ex M5s convertiti a Italia viva

A ben vedere, comunque, Renzi non è poi così allergico agli ex 5 stelle. Un esempio recente lo spiega bene: dopo la crisi di governo, il gruppo di Italia viva a Montecitorio ha accolto Maria Soave Alemanno, appena uscita dal M5s. Non una novità assoluta, peraltro: nel tempo a Iv hanno aderito Flora Frate, Bernardo Marini e Francesca Troiano, tre deputati che erano stati eletti nel 2018 nelle liste pentastellate. Una parabola simile a quella della senatrice Elvira Lucia Evangelista, a testimonianza che non tutti i grillini vengono respinti da Renzi. Basta che cambino casacca per passare da populisti a competenti. Al netto delle esperienze passate, comunque, si guarda al futuro. Al fianco del progetto Italia c’è di Pizzarotti c’è principalmente Piercamillo Falasca, già consigliere di Mara Carfagna al ministero per il Sud, e liberale convinto che porta avanti da tempo le sue battaglie. Lui, almeno, con i 5 stelle non ha avuto mai niente a che fare.  Allo stato resta che il terzo polo è attualmente formato da un acerrimo nemico degli ex grillini, Renzi, e colui che portò sul proscenio politico il Movimento, sventolando i vessilli tradizionali del grillismo: Pizzarotti. Con Italia viva che propone, qua e là, esponenti provenienti dal Movimento. Non sarà «un’ammucchiata», per usare un termine molto in voga negli ultimi giorni, ma prende consistenza un’alleanza che fino a qualche anno fa sarebbe apparsa impensabile.

Renzi e Pizzarotti, ex avversari per il terzo polo (aspettando Calenda)

In attesa di Calenda

E c’è di più. Le manovre al centro rischiano di non essere concluse, visto lo smottamento creato da Carlo Calenda con la rottura del patto siglato con il Partito democratico. Nella coalizione potrebbe – il condizionale è d’obbligo vista l’imprevedibilità del personaggio – rientrare proprio Calenda con la sua Azione. I rumors parlano di un ex Rottamatore pronto a tutto pur di unire le forze con gli “azionisti”: è intenzionato anche a garantire il ruolo di front runner all’ex candidato sindaco di Roma. L’offerta si aggiunge alla possibilità di dispensarlo dalla raccolta delle firme, che altrimenti sarebbe necessaria a causa dell’interruzione del cammino anche con +Europa, che aveva in dotazione il simbolo per evitare il passaggio burocratico. Almeno sulla carta, poi, Renzi è disposto a fare un passo indietro, a lasciare il proscenio a Calenda con l’obiettivo di arrivare in doppia cifra alle elezioni del 25 settembre. E creare quindi un tridente liberal-democratico, due rivali da sempre, amanti del palcoscenico, più un ex grillino, convertitosi sulla strada del centrismo. Pronto ad andare con chi, per anni, è stato un avversario politico.