Come il termovalorizzatore di Roma sta spaccando il Pd

Il termovalorizzatore di Roma non è solo uno dei motivi dello strappo pentastellato, ma sta spaccando i dem. Mentre Orlando ammette di aver sottovalutato le istanze M5s, in Lazio è scontro tra il governatore Zingaretti e il sindaco Gualtieri. Un terremoto che scuote il campo largo di Letta.

(Paola Alagia – tag43.it) – Nei cinque giorni di limbo in attesa di capire che cosa dirà il presidente del Consiglio Mario Draghi in Parlamento (lascia o raddoppia?), nei partiti è tutto un affannarsi a condannare l’irresponsabilità del Movimento 5 stelle che si è guadagnato sul campo – con una buona dose di meriti, c’è da dirlo – il titolo di perfetto capro espiatorio.

Il termovalorizzatore di Roma spacca i dem

Può essere che i pentastellati e Giuseppe Conte dovranno espiare parecchio per le loro mosse e per la tempistica scelta, ma a cascata già si intravedono all’orizzonte guai seri pure per il Pd. Il decreto Aiuti, che è stata la vera miccia che ha innescato il gran rifiuto pentastellato, infatti, è passato in seconda lettura al Senato, ma il via libera al termovalorizzatore per Roma è destinato a lasciare profonde ferite tra i dem. E non si tratta di esponenti di secondo rango, visto che parliamo della Regione Lazio, guidata da Nicola Zingaretti, e della Capitale capitanata da Roberto Gualtieri.

Il Pd diviso sulle primarie in vista delle Regionali in Lazio
Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (Getty Images).

La Pisana contro il Campidoglio

«Quando il sindaco annunciò l’intenzione di realizzare il termovalorizzatore, siamo saltati tutti sulle sedie», racconta a Tag43 un’autorevole fonte dem della Pisana. «Poi, però, avevamo di fronte il mezzo flop di Gualtieri sulla pulizia delle strade da realizzare entro Natale e le critiche piovute sul Campidoglio anche da personalità come l’attore Alessandro Gassmann, grandi oppositori della gestione Raggi. Ma soprattutto», ammette, «schierarsi contro un annuncio ‘populista’, come di fatto è stato quello del primo cittadino, avrebbe significato mettersi tutti i cittadini contro». Eppure, nel piano regionale dei rifiuti targato Zingaretti non c’è traccia di termovalorizzatori, come hanno rimarcato fino allo sfinimento i cinque stelle puntando l’indice proprio contro il cambio di linea e l’incoerenza dem. «È così», conferma la stessa fonte. «Posso assicurare che ne siamo tutti convinti. Tant’è che è stato chiuso pure il termovalorizzatore di Colleferro. Non a caso, al di là del silenzio dei vertici regionali e dei plausi formali, il piano rifiuti non cambierà». Insomma, in Regione «c’era e c’è imbarazzo». Ecco perché, rivelano, «Gualtieri ha dovuto bussare alla porta di Draghi per ottenere poteri speciali. Era l’unica strada che poteva percorrere, visto che da queste parti non c’è mai stata alcuna intenzione di modificare quanto già deciso».

Perché il termovalorizzatore di Roma è una miccia per il Pd
Mario Draghi e Roberto Gualtieri (Getty Images).

L’impianto non è la panacea dei mali della Capitale

Il disagio però rimane ugualmente e qualcuno si prepara pure a esternarlo: «Prima o poi è un nodo che dovremo affrontare», dice un membro della Direzione nazionale Pd. «E anche in maniera netta perché quella del termovalorizzatore è una questione di prospettiva. Due sono le opzioni: o stiamo con l’Europa oppure sposiamo la linea scelta da Gualtieri. Bisogna dire con chiarezza che il termovalorizzatore non è la panacea dei mali di Roma, in grado di risolvere anche la questione cinghiali. Una tesi insostenibile, dal momento che questi ultimi si avvicinano ai cassonetti dell’umido e non dell’indifferenziato, che sarebbe invece il materiale destinato a un futuro inceneritore».

Il no pentastellato ha picconato il campo largo di Letta

L’impianto della discordia, insomma, rischia di terremotare il partito di Enrico Letta. Anche perché il no del M5s al decreto Aiuti ha ridato fiato ai tanti che nel Pd spingono per archiviare una volta per tutte l’alleanza con i pentastellati e aprire invece a un dialogo stabile con Matteo Renzi e Carlo Calenda. Ci sono i critici della corrente di Base riformista in prima fila, ma anche governatori dubbiosi come il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. E pure Dario Franceschini da giorni si è messo in scia. Non mancano, tuttavia, i difensori del campo largo o progressista. Fuori dal perimetro del partito si segnala per esempio Stefano Fassina, ex sottosegretario al Mef e oggi indipendente nel gruppo Leu alla Camera. Proprio oggi firma sul Fatto Quotidiano un intervento in cui rimarca la «coerenza» dimostrata dal Movimento, ma soprattutto mette in guardia: «In gioco non c’è il futuro di Giuseppe Conte e dei ‘suoi’ parlamentari. In gioco è un pezzo della residua credibilità della nostra democrazia. Infine», aggiunge, «ricordo alla mia metà del campo che nonostante il ridimensionamento e i problemi, il M5s rimane il principale veicolo di rappresentanza delle periferie sociali nell’alleanza progressista».

Perché il termovalorizzatore di Roma è una miccia per il Pd
l’assessora Roberta Lombardi e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (da Instagram).

Le saette nel governo tra Orlando e Cingolani

All’interno del Nazareno, però, ci sono esponenti di spicco come Andrea Orlando che nelle ultime ore si è prodotto in una sorta di mea culpa, riconoscendo che «c’è stata anche qualche sottovalutazione delle istanze del M5s». Il ministro del Lavoro si è addirittura attirato gli strali del suo collega al governo Roberto Cingolani che in pieno Cdm ieri lo avrebbe accusato di «aver fatto il gioco di Conte». Ma soprattutto c’è il Pd del Lazio dove l’esperimento dell’alleanza con i pentastellati non è solo un proposito ma una realtà. In Giunta, infatti, il governatore ha due esponenti cinque stelle, tra cui un pezzo da 90 della vecchia guardia come Roberta Lombardi, nominata assessora alla Transizione ecologica. Chissà se è proprio per frenare le spinte centripete nel corpaccione del Pd che oggi proprio Zingaretti ha parlato della necessità di rimanere uniti intorno al segretario: «Questo è uno dei momenti in cui chi sta gestendo la linea politica è giusto che lo faccia e che senta la solidarietà e l’unità di un gruppo dirigente», ha detto da Bari.

I zingarettiani contro un avvicinamento a Renzi o a Calenda

Qualunque fosse l’intenzione dell’ex segretario dem, dall’area zingarettiana c’è chi fa notare: «È vero che sul piano del metodo i cinque stelle hanno commesso un errore, ma la priorità deve continuare a essere il merito delle cose: con loro su diversi temi c’è sintonia di vedute che non si vedono invece con Renzi o Calenda. Se dobbiamo basare la scelta delle alleanze sul metodo, allora», punge il dem, «il Pd non dovrebbe guardare neanche dalle parti di Italia viva. Pure i renziani, infatti, hanno fatto cadere un governo contro il nostro parere e in una fase che era altrettanto d’emergenza». Alla caccia al capro espiatorio non si unisce nemmeno un dem membro della direzione nazionale e molto vicino al governatore del Lazio come Marco Miccoli. Su Facebook, infatti, scrive chiaramente che se Mario Draghi non accettasse né una maggioranza che includa ancora il Movimento né una senza il partito di Conte «si va alle elezioni. Ma ci si va perché Draghi non vuole più essere il capo del governo, indipendentemente da Conte e dal M5s. E dovrà spiegarne i motivi».

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9 replies

  1. Qua l’unica cosa che si sta “spaccando” sono le scatole dei Romani. Non se ne può più di una città ZOZZA e PUZZOLENTE, in cui oltretutto ogni mattina si sente puzza di copertoni bruciati. Gualtieri datti una mossa se sei capace sennò SMAMMA

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  2. Egregio Francesco, tenga presente che è sempre, comunque, in ogni caso colpa di Virginia Raggi. Purtroppo, moltissimi nostri concittadini sono degli ZOZZI che non hanno ritegno a buttare tutto per terra. Non hanno voluto sentire parlare di legalità, di impegno personale, di partecipazione, hanno VOLUTO credere a giornali e TV. In più la sig.ra RAGGI non è mai stata condannata ( macchia imperdonabile agli occhi dei suoi avversari). Peggio per la Città.

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    • Virginia Raggi non ha colpe ma non ha neanche meriti. Molti concittadini sono zozzi è vero, ma è molto difficile essere puliti quando trovi i secchioni sempre pieni. Roma era zozza con la Raggi, era zozza con Alemanno, era zozza anche con Veltroni. La zozzeria aumenta con il passare degli anni indipendentemente dal sindaco. La città è in degrado crescente da 15 anni. L’unico che mi aveva dato qualche speranza era Marino ma è stato impallinato da Renzi

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      • Un buon tacer non fu mai scritto. Faresti meglio ad evitare di spingerti con affermazioni false ed insulse.
        Tu sei primo di meriti per poter anche solo parlare di meriti o colpe altrui.
        I meriti di Virginia Raggi sono evidenti a chiunque sappia riconoscere l’opera di risanamento svolta nella durante la sua amministrazione.
        Di che vuoi paralare di risanamento ATAC, AMA o degli incendi e boicottaggi agli impianti di stoccaggio, della lotta all’illegalità, alla mafia e alla criminalità, dell’abbattimento delle villette dei casamonica, degli oltre 800 chilometri di strade asfaltate ex novo e non rattoppate come nelle precedenti amministrazioni, degli oltre 900 autobus nuovi, della raccolta differenziata avviata nei quartieri ebraico et altri e poi frenata a causa dei boicottaggi? Ma de che vuoi parla? Se non sai na mazza! Con Raggi il cambiamento era iniziato ed era evidente. Se non si capisce che dietro i rifiuti c’è la criminalità si continuerà a fare il loro gioco.
        Bisognava aprire gli occhi e ringraziare la Raggi per l’impegno e il lavoro svolto fino a quel momento e confermarle la fiducia sostenendola e difendendola perché solo con lei si poteva avere la speranza tangibile di un miglioramento. Hanno scelto di tornare al passato e questo è il risultato.
        La colpa, se proprio vogliamo parlarene è dei cittadini ciechi e stolti che si fanno manipolare da un sistema marcio e corrotto.
        Chi è causa del proprio mal pianga sé stesso.

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  3. E’ sempre colpa di Conte!
    In TV è un susseguirsi di dichiarazioni di esponenti di IV, PD e FI, per ripetere la stucchevole formula: è stato Conte!
    In realtà il fallimento è tutto di lor signori…
    Volevano disarticolare i blocchi di centro-sinistra e di centro-destra in una riconversione neocentrista del nostro sistema politico. A tal fine hanno usato la congiura ordita da Florece d’Arabia contro il Conte 2, ma hanno ottenuto soltanto il rilancio della destra…
    Hanno furbescamente usato le varie emergenze per un disegno gattopardesco di “unità nazionale”, e si ritrovano tutti contro tutti…
    Il binomio PDC e PDR voleva, forzando la Costituzione, imporre l’egemonia tecnocratica attraverso la “neutralità” sapiente dei migliori…ed è finita nel modo più grottesco e miserabile…
    Ma la colpa è del M5S e di Conte.

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  4. Avrei delle domande, se q.cuno di voi sa rispondere è il benvenuto:
    1) sui rifiuti: il pd romano (del comune di Roma) che dice? È con Gualtieri per un inceneritore o con Zinga? E dato che un inceneritore sarebbe solo per l’indifferenziato …per l’umido, la carta, la plastica ecc ecc?? Che fàmo? E il m5s lazio (e l’assessore alla transizione ecologica regionale m5s Lombardi) che dice? che fàmo?
    2) sull’inceneritore: sino a quando entrerà in funzione……… , stesse domande: che famo? che dicono?
    3) sul commissario con poteri speciali Sindaco Gualtieri: ma ci sarà una conferenza dei servizi comunale? il commissario può operare (e opererà) solo nel “comune di Roma” o anche nel “comune di Colleferro” o quello di Fiumicino o altri comuni? St’inceneritore lo può fa solo nel comune di Roma o lo può fà ndo je pare????

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