Orsini: “Cosa penso (davvero) su Nato, Usa, Ucraina, russi e guerre di Hitler”

Il dissenso è libero. Vorrei soltanto essere giudicato per quello che dico. Mi auguro di avere occasione di confrontarmi con Furio Colombo anche personalmente e, intanto, di continuare a leggerlo. Ho letto e riletto più volte l’intervento di Furio Colombo, ma francamente non sono riuscito a capire quando e dove avrei peccato […]

(DI ALESSANDRO ORSINI – Il Fatto Quotidiano) – Ho letto e riletto più volte l’intervento di Furio Colombo, ma francamente non sono riuscito a capire quando e dove avrei peccato così gravemente da mettere addirittura in pericolo la sua permanenza (“complicità”) al Fatto. Sorvolo sugli insulti alla mia persona e alla mia professionalità, ai quali mi sto lentamente e faticosamente abituando. E vado dritto ai fatti oggetto del contendere.

Colombo giudica falsa la mia affermazione secondo cui Hitler non aveva intenzione di scatenare la Seconda guerra mondiale quando invase la Polonia, il 1° settembre 1939. Proviamo a risolvere la controversia dando la parola a un uomo che conosce la storia meglio di noi tutti. Cito questo brano su Hitler dal capolavoro di B. H. Liddell Hart, Storia militare della Seconda guerra mondiale (Mondadori, pp. 6-25). Non soltanto Hart scrive che Hitler non voleva scatenare la Seconda guerra mondiale. Dice addirittura che aveva cercato di perseguire l’espansione della Germania evitando in tutti i modi un conflitto generalizzato: “L’ultima cosa che Hitler voleva – scrive Hart – era un’altra grande guerra. Il suo popolo, e specialmente i suoi generali, erano atterriti dall’idea di correre un simile rischio: le esperienze della Prima guerra mondiale avevano lasciato nell’animo dei tedeschi profonde cicatrici. (…) È indubbio che per lungo tempo Hitler perseguì i suoi obiettivi con grande cautela e ancora più cauti, e timorosi di prendere decisioni dalle quali potesse scaturire un conflitto generale, erano i capi militari. Gli archivi tedeschi, caduti in gran numero in mano alleata dopo la guerra e quindi accessibili allo studioso che desideri consultarli, rivelano l’esistenza di un diffuso e radicato senso di sfiducia nella capacità della Germania di combattere una guerra su vasta scala (…). Nel 1939 l’esercito tedesco non era pronto per una guerra: una guerra che i suoi capi, prestando fede alle reiterate assicurazioni di Hitler, non si aspettavano (…). Ma Hitler non si era stancato di ripetere che essi avrebbero avuto tempo in abbondanza per questo programma di formazione di quadri, dato che egli non aveva alcuna intenzione di correre il rischio di una guerra su vasta scala prima del 1944 (…). Come poté accadere, dunque, che Hitler si trovasse coinvolto in quella guerra di proporzioni mondiali che pure era stato così ansioso di evitare? La risposta deve essere cercata non tanto – o, almeno, non esclusivamente – nell’aggressività di Hitler, quanto piuttosto nel fatto che, dopo aver a lungo incoraggiato con il loro atteggiamento compiacente la politica tedesca, nella primavera del 1939 le potenze occidentali decisero improvvisamente di adottare una politica di rigida intransigenza. Un cambiamento di politica tanto brusco e imprevedibile da rendere inevitabile la guerra”.

Chiedo ai lettori: con tutti gli “amici” che mi sono fatto in questi ultimi tre mesi, non pensate che decine di storici mi sarebbero saltati addosso se avessi detto una falsità? A oggi, nessun professore universitario di Storia è intervenuto per smentirmi. Un presunto storico mi ha sì smentito sulle colonne di un quotidiano online, ma inventando una frase che non ho mai pronunciato, cioè che l’alleanza tra Francia, Inghilterra e Polonia è stata la responsabile dello scoppio della guerra. Peccato che non l’abbia mai detto e che non lo pensi affatto. Anzi, lo nego tenacemente: non credo che la colpa della Seconda guerra mondiale sia di quell’alleanza.

Nel mio intervento ad Accordi & disaccordi, non ho toccato la questione della responsabilità della Seconda guerra mondiale. Ben diversamente, mi sono interrogato sui meccanismi che hanno innescato quell’immane tragedia. Per capirmi, bisogna saper distinguere tra due domande differenti. La prima domanda, di cui non mi sono occupato ad Accordi & disaccordi, è: “Chi è il responsabile della Seconda guerra mondiale?”. A mio giudizio, Hitler è stato il principale responsabile. La seconda domanda è: “Attraverso quali meccanismi e reazioni a catena ha avuto inizio la Seconda guerra mondiale?”. Max Weber ha spiegato che le domande che uno studioso si pone sono legate ai suoi valori. Essendo io un promotore della cultura della pace, è normale che sia un esperto nello studio dei meccanismi che innescano la violenza politica, sia essa il terrorismo o l’avvio di una guerra. Se comprendo i meccanismi di innesco delle guerre passate, allora forse posso sperare di indicare come evitare di commettere gli stessi errori in Ucraina.

Secondo Colombo, poi, io sarei una specie di nemico dell’Occidente. Peccato che in tutti i miei libri io difenda i valori della società aperta e sostenga che il legame tra l’Italia e gli Stati Uniti dovrebbe essere molto stretto. Difendo anche la Nato. Come ho spiegato nel mio libro Viva gli immigrati (Rizzoli 2019), la Nato si sarebbe dovuta espandere in Nord Africa e non al confine con la Russia. Sono anche un convinto sostenitore dell’Unione europea. Mi limito a criticare un aspetto particolare della politica della Nato, della Casa Bianca e dell’Unione europea, vale a dire la pessima gestione della crisi in Ucraina. Penso che l’Occidente sia corresponsabile di questa immane catastrofe, per quanto la colpa principale ricada su Putin (che l’altra sera, nella “famigerata” lezione alla Sala Umberto, ho ribadito essere un dittatore brutale e sanguinario). E non lo dico da oggi. Lo dico almeno dal 4 dicembre 2018, quando in Parlamento richiamai l’attenzione dei nostri senatori sui pericoli gravissimi, e da tutti ignorati in Occidente, che si profilavano in Ucraina dell’Est.

Tutti noi, professori e non, collaboratori del Fatto e non, siamo esposti al giudizio degli altri: dei colleghi, degli studenti, dei lettori, dei telespettatori, dei cittadini tutti. E non ci inalberiamo di certo dinanzi a chi dissente: la pluralità di voci è una ricchezza per la democrazia e, come sto constatando da quando sono stato invitato a collaborare, anche per il Fatto Quotidiano. Io, per parte mia, chiedo solo a chi vuole dissentire da me di compiere lo sforzo di ascoltarmi e poi di giudicarmi per quello che dico.

Mi auguro di avere occasione di confrontarmi con Furio Colombo anche personalmente e, intanto, di continuare a leggerlo – ora condividendo le sue tesi, ora dissentendone – sul Fatto quotidiano.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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47 replies

  1. Pur non essendo prof. dott. studioso storico etc. etc. mi azzardo a concordare con la tesi del prof. dott. studioso storico Orsini A. : Hitler non voleva la guerra, voleva prendersi la Polonia e basta, se gliela cedevano pacificamente ringraziava e poi cominciava pacificamente a schiaffare gli ebrei nei campi di concentramento (ma questo e’ fuori tema).

    Se l’avessero bloccato prima, o se fosse stato certo di doverne subire le conseguenze, forse la Polonia non l’avrebbe invasa, almeno finche’ non si fosse sentito armato a sufficienza.

    La medicina per questi signori e’ una sola, calcione nel posteriore + bastonata in testa, altro non capiscono, e chi vuole l’appeasement e’ un … ingenuo (diciamo cosi’).

    Come disse il sig. Churchill (Winston per gli amici) all’indomani dell’accordo di Monaco, con il quale Francia e Regno Unito cedevano alle richieste di Hitler, e sacrificavano la Cecoslovacchia permettendo ai tedeschi di occupare i Sudeti e di spezzare poi lo stato in protettorati e stati satellite:

    “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra: hanno scelto il disonore e avranno la guerra”. Meno male che ci stanno gli ucraini che ci parano il posteriore.

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    • Churchill disse anche che gli italiano vanno in guerra come se andassero allo stadio, e vanno allo stadio come se fossero in guerra.
      Ci aveva visto giusto anche su questo
      Saluti Silvio

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    • In effetti devo concordare anch’io con la tesi del dott. prof. ecc. Orsini “Non soltanto Hitler non voleva scatenare la Seconda guerra mondiale ma anzi aveva cercato di perseguire l’espansione della Germania evitando in tutti i modi un conflitto generalizzato…”. Se gli avessero lasciato conquistare tutto il mondo realizzando il Terzo Reich (termine con cui s’intendeva connotare la Germania nazista come il successore storico del medievale Sacro Romano Impero (800-1806), e del moderno Impero tedesco (1871-1918) fondato dal Kaiser Guglielmo I) non avrebbe scatenato alcuna guerra. Sarebbe stato sufficiente che tutte le nazioni del Globo si “arrendessero immediatamente senza condizioni”, come suggerisce di fare il nostro esimio professore all’Ucraina e a chiunque altro si opponga al nuovo Zar, sua maestà Putin I.

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      • Mark Twain, ma sul serio voi pensate che Putin possa attaccare un paese che già fazparte della Nato?
        Vorrei una percentuale seria. Io dico che la possibilità è lo 0%

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      • Caro Martello, la probabilità è “0” appunto perché esiste la Nato… Siamo tutti d’accordo che sarebbe preferibile un “esercito europeo”, ma visto che non riusciamo neppure a concordare una “politica fiscale” comune… per ora accontentiamoci della Nato e dei missili della “cattivissima” America!

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      • Praticamente Hitler avrebbe fatto come la Gran Bretagna, che un po’ alla volta ha costruito un impeto con le armi… Lo so non è la stessa cosa, gli europei sono bianchi! (Per evitare fraintendimenti, l’ultima frase è sarcastica)

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    • È curioso quello che Orsini sostiene. Se Htler non voleva la guerra totale perché ha stipulato un patto di non belligeranza con Stalin che poi ha tradito? Probabilmente, secondo Orsini, è stato frainteso poverino! In pratica, il bello di questa materia è che oggi si può sostenere tutto ed il contrario di tutto.

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  2. PER far capire ai coyonazzi che ancora non ci arrivano,

    nel settembre 1939 il principale carro armato tedesco era il Panzer I, seguito a ruota dal Panzer II, due veicoli nati solo come mezzi addestrativi e usati in battaglia perché non c’erano alternative visti i piccoli numeri dei mezzi più moderni.

    La marina tedesca, con il piano H, mirava a dotarsi di una flotta poderosa, ma per completarlo bisognava aspettare almeno metà anni ’40.

    L’aviazione era ancora alla ricerca di un valido bombardiere strategico a lungo raggio, che di fatto non ebbe mai.

    Le bombe dell’aviazione erano ancora poche e molte di esse erano giacenze di commesse per la Spagna franchista, specie quelle più pesanti.

    Tanto per capirci, all’epoca la Francia aveva circa 4.000 carri armati di cui almeno 700 di peso superiore alle 19 tonnellate, mentre in media i Panzer pesavano circa la metà.

    Travolgere la Polonia fu possibile per la debolezza dell’avversario, ma per la Francia l’unica vera ragione fu la rapidità della blitzkrieg, altrimenti la Germania non avrebbe avuto nemmeno le risorse per continuare a lungo una campagna terrestre. E riuscirono a vincere solo perché i francesi buttarono le migliori divisioni nelle porte girevoli del Belgio, lasciando poi il varco per aggirare da Nord la Linea Maginot.

    E i tedeschi dovettero ringraziare solo il fatto che i migliori caccia francesi erano tra i meno riusciti caccia degli anni ’30, o almeno, i motori erano troppo poco potenti, se fossero arrivati quelli in sviluppo i Morane MS.406 avrebbero fatto la loro parte, visto che l’estremo sviluppo svizzero arrivò addirittura a competere con i Mustang e il Bloch 157 andava ad oltre 700 km/h, se soltanto l’avessero assemblato in tempo utile per la guerra.

    Furono i danni della statalizzazione francese delle industrie aeronautiche e le tattiche obsolete dell’esercito che favorirono una vittoria totalmente inattesa anche per i comandanti tedeschi.

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  3. Grazie! La lezione storica di tutti ! Ci chiarisce il pensierino della notte! Per il momento ancora in vita!domani quizas , basta che uno su svegli con i coglioni girati e puff!

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  4. Evidentemente se si tocca la narrativa presente e passata, saltano su le sentinelle. Colombo probabilmente avrà altri progetti, il disprezzo che ha espresso per un nuovo collega è inaccettabile.
    Orsini chiarissimo, grazie.

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    • @Elena
      Possibile che il prof. Orsini abbia sempre bisogno di spiegare il VERO significato delle sue parole? Guardi che il suo pensiero è SEMPRE stato CHIARISSIMO. Sicuramente lo è stato per Furio Colombo.
      Se lei si sente gratificata dalle sue continue puntualizzazioni condite da FALSISSIMA modestia, buon per lei.
      A me invece articoli CHIARISSIMI come questo sembrano solo una presa per il culo.

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      • @ari’ SantoLoquasto eppure io credo di spiegarmi chiaramente: ho già scritto cosa penso di Orsini. Non sono gratificata neanche da domineddio.
        Appunto è sempre chiarissimo, ma evidentemente la maggior parte dei rappresentati e piazzisti passa il suo tempo a mirare all’uomo perché non riesce a contestarne gli enunciati.
        Anche lei continua a voler adottare la stessa metodica?
        Io difendo la libertà di esprimere il proprio pensiero, ma un pensiero bisogna averlo! Non si può continuare pretestuosamente a contestare senza argomenti quello degli altri.

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      • @Elena
        “… perché non riesce a contestarne gli enunciati”.
        Ma di che ENUNCIATI parla? Quelli tipo: “la Russia ha già vinto”? Che è stato poi il suo debutto in società da Formigli?
        Come dice Gad Lerner oggi, la geopolitica NON È una scienza.
        Le OPINIONI di Orsini sono contestabilissime, come quelle di Colombo o di Lerner, che non mi sembrano persone a cui manchino idee o pensiero.

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      • E torniamo come nel gioco dell’oca all’inizio di questo scambio: Colombo e Lerner non contestano nel merito le idee di Orsini, ritengo che la loro anzianità sia certificato di qualità e Colombo attacca Orsini.
        Con lei @SantoLoquasto si fanno mille giri intorno a uno spillo. Ora scrive che devono contestare i contenuti e che le idee di Orsini valgono quanto quelle donne chiunque altro. Bene! Ora che abbiamo convenuto su questo punto: Colombo ha fatto i capricci, non ha contestato nel merito, non ha proposto una visione che gli concedesse la medesima e repentina, ancorché temporanea, ribalta mediatica e il palco a teatro sponsorizzato dal Fatto.
        Ora, lui, rispettabile giornalista novantenne, non si spiega come mai la visione di Orsini, di critica alla linea atlantista e più specificatamente NATO, possa trovare favore in larga parte della popolazione; non se lo spiega perché lui è un privilegiato, con in piede in Italia e uno in USA e non rischia il collasso economico a causa di politiche USA imposte all’Europa.
        Può essere che Orsini sia invece da coccolare e abbracciare dall’èlite tutta, perchè, a giudicare dalle condizioni psicologiche e economiche dei miei connazionali, potrebbe essere il più moderato a cui aggrapparsi….

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    • Colombo purtroppo è arrivato a fine corsa .. ma qualcuno lo ha iŕretito e arruolato comunque.. un bel calcio nel didietro a chi lo ha ospitato finora è il segno della dissidenza !i famosi poteri occulti …

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  5. Che Furio Colombo fosse cofondatore del Fatto Quotidiano non me lo ricordavo ma nemmeno ho mai letto quello che scrive sul Fatto, mai passato alla cronaca mai riportato in nessuna rassegna, quindi direi che può andare…. Adios

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  6. Se capjscl bene Hitler non voleva la guerra nel ’39 ma qualche anno dopo.
    Il che dimostrerebbe che tanto una volta quanto oggi i potenti provocano eventi che non sono in grado di controllare.
    Poi si mettono al sicuro o quasi e lasciano ai popoli le peggiori conseguenze.

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  7. Dopo aver letto le cose scritte da Orsini su Gramsci ( se sono vere,ben peggiori del disprezzo per in nuovo collega) questo signore secondo me non merita il dibattito di cui viene fatto oggetto.( E al posto di Gramsci ognuno metta chi vuole)

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    • @Pietro ma da uno dichiaratamente anti comunista, atlantista, filo usa cosa si aspetta? Resta il tema della libertà di dibattito. Gramsci non volle dialogare con molta parte persino dell’Internazionale Comunista….si rifiutò persino di intervenire sul palco del Congresso dell’Internazionale Comunista. Gramsci voleva imprimere nuovo corso alla linea e voleva abbandonare tutte le voci dissidenti.
      Anche successivamente non fu molto aperto al dibattito in seno al partito….
      Sicuramente una visione molto diversa da quella auspicata da Orsini.

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    • @Pietro Visto che ha scritto di Gramsci, e per volare alto, voglio riportare qui un suo scritto di grande attualità e levatura….. :

      Antonio Gramsci, Il Partito comunista
      (L’Ordine Nuovo, 9 ottobre 1920)

      Il movimento proletario, nella sua fase attuale, tende ad attuare una rivoluzione nell’organizzazione delle cose materiali e delle forze fisiche; i suoi tratti caratteristici non possono essere i sentimenti e le passioni diffuse nella massa e che sorreggono la volontà della massa; i tratti caratteristici
      della rivoluzione proletaria possono esser ricercati solo nel partito della classe operaia, nel Partito comunista, che esiste e si sviluppa in quanto è l’organizzazione disciplinata della volontà di fondare uno Stato, della volontà di dare una sistemazione proletaria all’ordinamento delle forze fisiche esistenti e di gettare le basi della libertà popolare.

      L’operaio nella fabbrica ha mansioni meramente esecutive. Egli non segue il processo generale del lavoro e della produzione; non è un punto che si muove per creare una linea; è uno spillo conficcato in un luogo determinato e la linea risulta dal susseguirsi degli spilli che una volontà estranea ha disposto per i suoi fini. L’operaio tende a portare questo suo modo di essere in tutti gli ambienti della sua vita; si acconcia facilmente, da per tutto, all’ufficio di esecutore materiale, di “massa” guidata da una volontà estranea alla sua; è pigro intellettualmente, non sa e non vuole prevedere
      oltre l’immediato, perciò manca di ogni criterio nella scelta dei suoi capi e si lascia illudere facilmente dalle promesse; vuol credere di poter ottenere senza un grande sforzo da parte sua e senza dover pensare troppo.

      Il Partito comunista è lo strumento e la forma storica del processo di intima liberazione per cui l’operaio da esecutore diviene iniziatore, da massa diviene capo e guida, da braccio diviene cervello e volontà; nella formazione del Partito comunista è dato cogliere il germe della libertà che avrà il suo sviluppo e la sua piena espansione dopo che lo Stato operaio avrà organizzato le condizioni materiali necessarie.

      Il Partito comunista, anche come mera organizzazione si è rivelato forma particolare della rivoluzione proletaria.
      Nessuna rivoluzione del passato ha conosciuto i partiti; essi sono nati dopo la rivoluzione borghese e si sono decomposti nel terreno della democrazia parlamentare. Anche in questo campo si è verificata l’idea marxista che il capitalismo crea forze che poi non riesce a dominare.
      I partiti democratici servivano a indicare uomini politici di valore e a farli trionfare nella concorrenza politica; oggi gli uomini di governo sono imposti dalle banche, dai grandi giornali, dalle associazioni industriali; i partiti si sono decomposti in una molteplicità di cricche personali.
      Il Partito comunista, sorgendo dalle ceneri dei partiti socialisti, ripudia le sue origini democratiche e parlamentari e rivela i suoi caratteri essenziali che sono originali nella storia: la rivoluzione russa è la rivoluzione compiuta dagli uomini organizzati nel Partito comunista, che nel partito si
      sono plasmati una personalità nuova, hanno acquistato nuovi sentimenti, hanno realizzato una vita morale che tende a divenire coscienza universale e fine per tutti gli uomini.

      I partiti politici sono il riflesso e la nomenclatura delle classi sociali. Essi sorgono, si sviluppano, si decompongono, si rinnovano, a seconda che i diversi strati delle classi sociali in lotta subiscono spostamenti di reale portata storica, vedono radicalmente mutate le loro condizioni di esistenza e di sviluppo, acquistano una maggiore e più chiara consapevolezza di sé e dei propri vitali interessi.
      Nell’attuale periodo storico e in conseguenza della guerra imperialista che ha profondamente mutato la struttura dell’apparecchio nazionale e internazionale di produzione e di scambio, è divenuta caratteristica la rapidità con cui si svolge il processo di dissociazione dei partiti politici
      tradizionali, nati sul terreno della democrazia parlamentare, e del sorgere di nuove organizzazioni politiche: questo processo generale ubbidisce a una intima logica implacabile, sostanziata dalle sfaldature delle vecchie classi e dei vecchi ceti e dai vertiginosi trapassi da una condizione ad un’altra
      di interi strati della popolazione in tutto il territorio dello Stato, in tutto il territorio del dominio capitalistico.

      Il Partito socialista si dice assertore delle dottrine marxiste; il partito dovrebbe quindi avere, in queste dottrine, una bussola per orientarsi nel groviglio degli avvenimenti, dovrebbe possedere quella capacità di
      previsione storica che caratterizza i seguaci intelligenti della dialettica marxista, dovrebbe avere un piano generale d’azione, basato su questa previsione storica, ed essere in grado di lanciare alla classe operaia in lotta parole d’ordine chiare e precise; invece il Partito socialista, il partito
      assertore del marxismo in Italia, è, come il Partito popolare, come il partito delle classi più arretrate della popolazione italiana, esposto a tutte le pressioni delle masse e si muove e si differenzia quando già le masse si sono spostate e differenziate. In verità questo Partito socialista, che si
      proclama guida e maestro delle masse, altro non è che un povero notaio che registra le operazioni compiute spontaneamente dalle masse; questo povero Partito socialista, che si proclama capo della classe operaia, altro non è che gli impedimenta dell’esercito proletario.

      Se questo strano procedere del Partito socialista, se questa bizzarra condizione del partito politico della classe operaia non hanno finora provocato una catastrofe, gli è che in mezzo alla classe operaia, nelle sezioni urbane del Partito, nei sindacati, nelle fabbriche, nei villaggi, esistono gruppi energici di comunisti consapevoli del loro ufficio storico,
      energici e accorti nell’azione, capaci di guidare e di educare le masse locali del proletariato; gli è che esiste potenzialmente, nel seno del Partito socialista, un Partito comunista al quale non manca che l’organizzazione esplicita, la centralizzazione e una sua disciplina per svilupparsi rapidamente, conquistare e rinnovare la compagine del partito della classe operaia, dare un nuovo indirizzo alla Confederazione Generale del Lavoro e al movimento cooperativo.

      Il problema immediato di questo periodo, che succede alla lotta degli operai metallurgici e precede il congresso in cui il Partito deve assumere un atteggiamento serio e preciso di fronte all’Internazionale comunista, è appunto quello di organizzare e centralizzare queste forze comuniste già
      esistenti e operanti.

      Il Partito socialista, di giorno in giorno, con una rapidità fulminea, si decompone e va in sfacelo; le tendenze in un brevissimo giro di tempo, hanno già acquistato una nuova configurazione; messi di fronte alle responsabilità dell’azione storica e agli impegni assunti nell’aderire
      all’Internazionale comunista, gli uomini e i gruppi si sono scompigliati, si sono spostati; l’equivoco centrista e opportunista ha guadagnato una parte della direzione del Partito, ha gettato il turbamento e la confusione nelle
      sezioni.

      Dovere dei comunisti, in questo generale venir meno delle coscienze, delle fedi, della volontà, in questo imperversare di bassezze, di viltà, di disfattismi è quello di stringersi fortemente in gruppi, di affiatarsi, di tenersi pronti alle parole d’ordine che verranno lanciate. I comunisti sinceri e disinteressati, sulla base delle tesi approvate dal II Congresso della III Internazionale, sulla base della leale disciplina alla suprema autorità del movimento operaio mondiale, devono svolgere il lavoro necessario perché, nel più breve tempo possibile, sia costituita la frazione comunista del Partito socialista italiano, che, per il buon nome del proletariato italiano, deve, nel Congresso di Firenze, diventare, di nome e di fatto, Partito comunista italiano, sezione della III Internazionale comunista; perché la frazione comunista si costituisca con un apparecchio direttivo organico e fortemente centralizzato, con proprie articolazioni disciplinate in tutti gli ambienti dove lavora, si riunisce e lotta la classe operaia, con un complesso di servizi e di strumenti per il controllo, per l’azione, per la propaganda che la pongano in condizioni di funzionare e di svilupparsi fin da oggi come un vero e proprio partito.

      I comunisti, che nella lotta metallurgica hanno, con la loro energia e il loro spirito di iniziativa, salvato da un disastro la classe operaia, devono giungere fino alle ultime conclusioni del loro atteggiamento e della loro azione: salvare la compagine primordiale (ricostruendola) del partito della
      classe operaia, dare al proletariato italiano il Partito comunista che sia capace di organizzare lo Stato operaio e le condizioni per l’avvento della società comunista.

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  8. Imbecille, ci mancherebbe che hitler desiderasse che gli altri gli dichiarassero guerra: voleva prima prendersi la Polonia, poi, nell’indifferenza di tutti, allargarsi in direzione dei quattro punti cardinali, dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, senza che nessuno fiatasse, figuriamoci a dichiarargli guerra. E tu da schifoso filo nazista cosa volevi affermare con questo? Perchè non sei più esplicito, ma lasci intendere che bisognava lasciarglielo fare? Così la seconda guerra mondiale non ci sarebbe stata. E sei pure pagato per dire queste FARABUTTATE? Sei solo osceno!

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  9. @SM Sparviero
    La tua analisi e’ corretta.
    L’esercito francese aveva nel complesso mezzi migliori dei tedeschi, ma non aveva comandanti all’altezza.
    Soprattutto i tedeschi avevano le radio all’interno dei carri e la loro aviazione era perfettamente integrata con le truppe a terra.
    Inoltre avevano imparato la lezione della Grande Guerra , e cioè sfondamenti in settori limitati e chiusura delle forze nemiche in sacche da costringere alla resa.
    Questo fece nel 17 Rommel a Caporetto e i vari Guderian, Rommel stesso, e von Manstein ripeterono tale tattica in Francia e sconfissero un esercito superiore per numero di divisioni e carri.
    Solo nelle forze aeree i tedeschi erano superiori
    Il comandante francese Gamelin, rispondendo a Chercill che gli chiedeva il perché delle varie sconfitte rispose:”inferiorità nei numeri, inferiorità nell’equipaggiamento, inferiorità nei metodi”.
    Soprattutto inferiorità nei metodi.
    Gianni

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  10. E poi,l’ha deciso Orsini che hart conosce la storia meglio di tutti? Sulla situazione attuale si possono avere tutti i dubbi possibili ( sempre considerando aggressore e aggredito) ma dire con le tesi di un altro che Hitler non voleva la guerra perché non era pronto nonostante perseguisse gli obiettivi di espansione della Germania mah….se fosse stato pronto oltre agli ebrei chissà chi avrebbe sterminato

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  11. In effetti devo concordare anch’io con la tesi del dott. prof. ecc. Orsini “Non soltanto Hitler non voleva scatenare la Seconda guerra mondiale ma anzi aveva cercato di perseguire l’espansione della Germania evitando in tutti i modi un conflitto generalizzato…”. Se gli avessero lasciato conquistare tutto il mondo realizzando il Terzo Reich (termine con cui s’intendeva connotare la Germania nazista come il successore storico del medievale Sacro Romano Impero (800-1806), e del moderno Impero tedesco (1871-1918) fondato dal Kaiser Guglielmo I) non avrebbe scatenato alcuna guerra! Sarebbe stato sufficiente che tutte le nazioni del Globo si “arrendessero immediatamente senza condizioni”, come suggerisce di fare il nostro esimio professore all’Ucraina e a chiunque altro si opponga al nuovo Zar, sua maestà Putin I, pure incoronato da un Papa (Cirillo I).

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    • Hitler continuò a trattare la pace con l’UK anche nel 1940, se tu te lo fossi perso.

      Ma perché la gente, più è ignorante e più pretende di avere ragione, eh MT?

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      • E allora dimmi secondo il parere di uno SceMo come te dove si sarebbe dovuto fermare il “Terzo Reich”, solo sull’Europa continentale con l’esclusione dell’Inghilterra? Eppure avevano già stabilito una base addirittura in Antartide, rivendicando diritti sulla Nuova Svevia. Secondo te Hitler intendeva realizzare un “Terzo Reich” più piccolo dei primi due?
        E perdo pure tempo a rispondere a uno SceMo…

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  12. Devo concordare anch’io con la tesi del dott. prof. ecc. Orsini “Non soltanto Hitler non voleva scatenare la Seconda guerra mondiale ma anzi aveva cercato di perseguire l’espansione della Germania evitando in tutti i modi un conflitto generalizzato…”. Se gli avessero lasciato conquistare tutto il mondo realizzando il Terzo Reich (termine con cui s’intendeva connotare la Germania nazista come il successore storico del medievale Sacro Romano Impero (800-1806), e del moderno Impero tedesco (1871-1918) fondato dal Kaiser Guglielmo I) non avrebbe scatenato alcuna guerra! Sarebbe stato sufficiente che tutte le nazioni del Globo si “arrendessero immediatamente senza condizioni”, come suggerisce di fare il nostro esimio professore all’Ucraina e a chiunque altro si opponga al nuovo Zar, sua maestà Putin I, pure incoronato dal Papa Cirillo I.

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  13. Secondo me il Fatto ha puntato sul cavallo sbagliato, nonostante condivida a grandi linee il suo pensiero sulla guerra in Ucraina, questo signore vive di iperbole e provocazioni minando così la credibilità delle sue stesse tesi. Avrei puntato su Lucio Caracciolo per delle riflessioni di logica e non di pancia, molto più eloquenti e interessanti

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  14. Alcuni dati : 1934 l’ ambasciatore americano a Berlino, Dodd, viene inviato da Roosevelt per capire cosa stia succedendo nella Germania nazista e se i finanziamenti americani, quasi 1 miliardo e mezzo di dollari, convertiti dalle banche americane in obbligazioni vendute ai cittadini statunitensi, potessero essere ripagati. …le banche americane ed inglesi hanno finanziato la Germania nel suo riarmo ed hanno continuato a finanziarla fino a dopo l’ invasione della Russia del giugno 1941, con Hitler al potere da anni. …..la condizione degli ebrei era nota già nel 1934 sia all’ ambasciatore americano che al presidente Roosevelt. La notte dei cristalli è del 1938, nello stesso anno l’ occupazione della Cecoslovacchia e nel 1939 quella della Polonia, ma i finanziamenti sono continuati…….l’ Occidente non solo è stato tollerante, inizialmente, con Hitler, ma gli ha permesso di armarsi, perché senza massicci investimenti la Germania non avrebbe potuto fare nessuna guerra ed occupare nessun paese. ….la stessa tolleranza mostrata anche nei confronti di Mussolini, la cui salita al potere è stata salutata dall’ Occidente e dal Vaticano come salvifica, l’ uomo della Provvidenza, per contrastare socialisti e comunisti, ed il pericolo bolscevica. …in Italia e dopo in Germania…….forse questa tolleranza verso dittature sanguinarie dove i primi ad essere colpiti furono gli oppositori, politici, comunisti e socialisti, ed intellettuali, giornalisti, arrestati e deportati, prima ancora degli ebrei tedeschi, si fondava sull’ idea che eventuali mire espansionistiche di Hitler si rivolgessero solo ad est, come scritto nel Mein Kamf, dove lo spazio vitale per la Germania era visto come occupazione di territorio ad est…..Russia compresa. …..Con queste finalità si poteva pure finanziare il riarmo della Germania nazista e di Hitler, sorvolando la condizione degli ebrei, nota ad americani ed inglesi, e pure l’ occupazione della Cecoslovacchia e l’ invasione della Polonia, da parte di Germania e Russia….. i polacchi furono lasciati soli, una dichiarazione di guerra formale senza reale impegno bellico da parte di Francia ed Inghilterra, che forse, non sono una storica, speravano che alla fine il vero scontro fosse fra Hitler e Stalin, che la pace appena stipulata sulla spartizione della Polonia, durasse poco, così da permettere un’ invasione della Russia prima del 1941, e la Russia non avrebbe retto visto che non era militarmente preparata, questo era noto a tutti….tanto che il governo inglese di Chamberlain era propenso per una pace separata con Hitler, ed anche dopo, con Churchill , ci fu lo stesso tentativo da parte del ministro degli esteri Alifax attraverso la mediazione di Mussolini, rifiutata poi da Churchill……..Quindi che Hitler avrebbe cercato lo spazio vitale per la Germania era previsto, auspicato ad est, non prevista invece l’ espansione ad ovest, forse perché i presuntuosi francesi avevano convinto tutti, compresi se stessi, di essere un esercito imbattibile e la loro catastrofica sconfitta sorprese tutti, alleati ed occupanti! Le guerre sono complesse, così come la loro analisi, e le responsabilità vanno inserite nel contesto della complessità, dove esistono esecutori, finanziatori, posizioni di comodo, interesse di parte, variabili impreviste, effetto domino e piani che poi sfuggono al controllo provocando una catastrofe con milioni di morti!

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    • @Alessandra GRAZIE 🙏🏽
      Finalmente leggo un intervento aderente alla realtà dei fatti storici.
      Tanti banchieri, anche ebrei, finanziarono il riarmo e persino le mire espansionistiche fasciste e naziste, che dovevano riguardare le zone dell’est Europa e piccole porzioni “irrilevanti” dell’Africa.
      La guerra ha bisogno di ingenti quantità di denaro, che solo banche e élite possiedono da sempre, e di molte braccia, che appartengono ai popoli, a imbracciare armi e fucili.

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  15. 31 marzo 1939
    In una dichiarazione congiunta Francia e Gran Bretagna annunciano che garantiranno l’indipendenza e l’integrità territoriale della Polonia contro eventuali aggressori.
    13 aprile 1939
    Francia e Gran Bretagna, sulla base del documento relativo alla Polonia reso noto il 31 marzo, si fanno garanti dell’indipendenza e dell’integrità territoriale della Grecia e della Romania.
    23 maggio 1939
    A proposito della «questione polacca»Hitler annuncia ai suoi generali:«Signori,non aspettatevi una ripe tizione dell’affare cecoslovacco: questa volta la guerra l’avrete».
     31 agosto 1939
    Per accontentare almeno formalmente Mussolini, il quale ha tra l’altro sollecitato l’immediata convocazione di una conferenza internazionale per scongiurare la guerra, il Fuhrer acconsente a ricevere l’ambasciatore polacco a Berlino, Lipsky.E’ un dialogo tra sordi che dura solo pochi minuti: segue l’annuncio che la « generosa offerta » tedesca è stata re spinta dai polacchi. L’incontro tra Hitler e Lipsky è avvenuto nel tardo pomeriggio: alle 21 il ministro degli Esteri tedesco von Ribbentrop consegna agli ambasciatori di Francia e Inghilterra una nota nella quale de nuncia il rifiuto della Polonia ad intavolare trattative. Parecchie ore prima, e precisamente alle 12.40, il Fuhrer aveva già firmato l’ordine di attacco alla Polonia: il via all’opera zione sarebbe stato dato l’indomani, l° settembre, alle ore 4.45. Ore 20: viene « fabbricato » anche il casus belli (in stile putiniano sul Dombass), se mai ve ne fosse stato bisogno. Fonti tedesche comunicano: «La stazione radio di Gleiwitz è stata presa d’assalto da un gruppo di insorti polacchi e momentaneamente occupata. Gli insorti sono stati ricacciati oltre confine dagli agenti del posto di polizia di frontiera. Nello scontro a fuoco uno degli insorti è stato ferito mortalmente ». La verità però è un’altra: gli « insorti polacchi» altro non erano se non uomini del Sicherheitsdienst (Servizio di Sicurezza) tedesco, vestiti con uniformi polacche fornite dal capo del servizio segreto ammiraglio Wilhelm Canaris, e guidati da un fanatico membro delle SS, Alfred Helmut Naujocks. Ricevuto un ordine in codice dal capo del servizio di sicurezza Reinhard Heydrich, i dodici insorti hanno simulato l’attacco, impadronendosi della stazione radio e leggendo ai microfoni, in polacco, una sconclusionata e minacciosa dichiarazione antitedesca, prima di darsi alla fuga.

    Il farabutto dice: “Colombo giudica falsa la mia affermazione secondo cui Hitler non aveva intenzione di scatenare la Seconda guerra mondiale quando invase la Polonia, il 1° settembre 1939″. Oltre a falso sei gnurant, e devi ringraziare il cielo che i beoti degli italiani vogliono lasciare la scuola un limbo di ignoranti, altrimenti i coglioni cui pretendi di insegnare, ti inseguirebbero coi forconi per i soldi rubati come docente, anche se della Luiss( che schifo!). Dunque gli impegni di Francia e Inghilterra non ti dicono niente? Il fatto che dopo la GB, gli USA non aspettavano che la scintilla per accorrere a fianco del fratello inglese? E quindi che l'”intenzione” palese di Hitler fosse quella di scatenare un conflitto che avrebbe interessato le due sponde dell’Atlantico, cioè mondiale? TUA DISONESTÀ INTELLETTUALE INARRIVABILE!
    Ma ti rendi conto che se mi trovi a passeggiare col mio amico Bud Spencer, il quale ti dice:
    “Non ti permettere di toccare il mio amico”, tu per tutta risposta mi dai un ceffone gridando: “Non ho intenzione di scatenare una rissa”. Domando: ma sei tutto scemo?. No, sei tutto orsini!

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  16. Bene, con che cosa Hitler avrebbe occupato la Cecoslovacchia e la Polonia se qualcuno non lo avesse armato? Con la fionda? E come mai sull’ occupazione della Cecoslovacchia nessuno ha avuto niente da dire? Anche se la prima vera resistenza a Hitler fu proprio da parte dei partigiani cecoslovacchi! Gli Usa non aspettavano alcuna scintilla, gli americani erano contrari ad entrare in guerra, anche solo per inviare armi all’ Inghilterra, Roosevelt si inventò un escamotage per aggirare il divieto del Congresso per aiuti militari. …Che Hitler avrebbe fatto una guerra a qualcuno era prevedibile ed auspicato, visto che gli armamenti servono a questo, e la Germania non ne aveva dopo la sconfitta della prima guerra mondiale, ma con gli investimenti e finanziamenti, hai idea di cosa vogliano dire 1 miliardo e mezzo di dollari del tempo? è stata messa in condizione di farla, solo che la previsione di espansione solo ad est non era corretta! Quanto all’ impegno bellico di Francia e Inghilterra in Polonia è stato del tutto scadente per volontà e per mezzi, militarmente non erano preparate perché erano passati pochi anni dalla prima guerra mondiale, l’ esercito francese impreparato all’ organizzazione, disciplina e volontà ferrea di quello tedesco, prodotto militare del fanatismo nazista che aveva convinto un intero popolo, e mentre dilagava, reprimeva ed eliminava oppositori politici ed ebrei, e allestiva la sua macchina da guerra, americani ed inglesi lo finanziavano……anche dopo l’ invasione della Polonia, Chamberlain cercò una pace separata con Hitler, perché una parte degli inglesi riteneva giusta l’ idea dei nazisti di considerarli fratelli di razza superiore come loro….solo con l’ arrivo di Churchill fu accantonata l’ idea! La parte collaborazionista della Francia non nasce per caso, visto l’ antisemitismo condiviso, e l’ occupazione tedesca fu tollerata se non gradita…. stesso percorso per Ucraina, Ungheria, collaboratori del nazismo ed ancora più feroci contro gli ebrei degli stessi nazisti. ….senza finanziamenti, armi e complicità diffuse Hitler avrebbe fatto l’ imbianchino! Hai raccontato il pretesto appositamente costruito per invadere la Polonia, io ho raccontato i presupposti economici per poterlo fare e ti potrei raccontare anche le collusioni e complicità dei vari paesi, eccetto Danimarca e Bulgaria, ed in un certo senso anche Italia, per una furbata di Mussolini, nel progetto/programma condiviso di soluzione finale per gli ebrei, Francia compresa. …l’ Europa era ferocemente antisemita ed anticomunista ed Hitler e Mussolini non facevano poi così tanto schifo al democratico occidente!

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  17. Tra l’altro che Hitler non volesse la guerra lo dice Hitler stesso nel suo testamento. E non si tratta di un testamento buonista, visto che nello stesso testamento continua a prendersela tranquillamente con gli ebrei addossandogli di tutto, compreso lo scatenamento della guerra.

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    • @ale
      Le tecniche del dibattito, utili a ottenere una distrazione di massa sono sempre le stesse, solo per citare le due più ricorrenti, che potrà trovare applicate anche qui da almeno 3 o 4 utenti di professione, sono:
      – straw man fallacy;
      – ad hominem fallacy.
      La prima è utile a sviare l’attenzione dall’argomento, concentrando l’attenzione del pubblico su un particolare “sensibile” e distraendo dal contenuto reale e complessivo esposto dall’interlocutore.
      La seconda, la più utilizzata perché efficace e violenta, è procedere con attacchi personali e con accuse che non riguardano il contenuto della discussione.
      Ecco, nel caso di Orsini, sono giorni che parliamo di Hitler e delle volontà di guerra mondiale della Germania nazista, e poi dei titoli o del diritto di Orsini a esprimere pareri e opinioni sulla guerra Ucraina; il Sistema ha vinto, siamo concentrati su questioni marginali, definite, ovvie e chiare ma, visto che nel primo caso siamo ancora molto sensibili al tema WW2 ci distraiamo dall’argomento principale del dibattito, e per la questione titoli accademici e diritti ci concentriamo su quelli e non sulla compressione generale del diritto costituzionalmente garantito…..senza contare che Orsini ha perso il lavoro di ricercatore e si è visto negare compensi gia concordati in una tv sorretta da canone imposto al popolo.

      In ogni caso, lei ben ha fatto a rammentare il testamento.

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  18. Per carità, dammi del tu!

    Per il resto, con Orsini sta succedendo quello che era già successo con la pandemia. Chi non la pensava come la triade OMS-EMA-AIFA era un paria, uno scarto umano, un decerebrato, un antiscientifico, pure se era un premio Nobel.

    Adesso la triade è NATO-UE-G7, e chi non la pensa come la triade è antidemocratico, putiniano e ultimamente anche hitleriano.

    E’ la legge di chi ha il grosso bastone nodoso dei media dalla sua.

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