Il “Corriere” resuscita Sartori contro i pacifisti

Ieri il Corriere ha ospitato un intervento di Giovanni Sartori contro i “pacifisti ciechi e incoscienti”, il quale Sartori però è morto nel 2017. Si tratta di un mix tra due articoli del politologo sul tema della “guerra giusta” usciti sul Corriere rispettivamente […]

(DI DANIELA RANIERI – Il Fatto Quotidiano) – Ieri il Corriere ha ospitato un intervento di Giovanni Sartori contro i “pacifisti ciechi e incoscienti”, il quale Sartori però è morto nel 2017. Si tratta di un mix tra due articoli del politologo sul tema della “guerra giusta” usciti sul Corriere rispettivamente 20 anni e 12 anni fa (!), in cui egli stigmatizzava l’atteggiamento dei pacifisti di fronte alle guerre allora in corso o in via di preparazione: Afghanistan, Iraq, guerra al terrorismo.

Che c’entra con l’Ucraina? Niente. Dopo aver scritto che l’inno dei nazisti di Azov è la nuova Bella ciao e la loro inequivocabilmente una resistenza partigiana, al Corriere serviva una voce autorevole che desse ai pacifisti di oggi dei “ciecopacisti”.

Alle prime righe si capisce che la profezia di Sartori era sbagliata: “Dopo gli spaventosi bagni di sangue delle ultime guerre mondiali, in Europa la guerra non la vuole più nessuno”. Oggi che la Terza guerra mondiale la vogliono tutti, governanti e giornali (tranne il popolo, ma sono dettagli), il Corriere fa dire a un intellettuale morto 5 anni fa che sono ciechi coloro che non la vogliono. Ma è intellettualmente onesta questa operazione? Il contesto è cambiato, si fronteggiano superpotenze nucleari. Sartori nel 2002 giustificava la guerra dell’aggressore, gli Usa-Nato, in via difensiva-preventiva: quindi siamo legittimati a dire che oggi sarebbe stato col Putin che si sente accerchiato dalla Nato? (A riprova che il contesto cambia anche il testo). L’obiezione dei liberali: il pensiero di un autore non scompare con la sua morte. Vero; ma ogni pensiero è radicato nel suo tempo. Non è pura idea platonica, applicabile a forza a ogni condizione. Loro ragionano linearmente, la Storia procede dialetticamente: non possiamo sapere come si sarebbe espresso Sartori di fronte agli eventi attuali. Si può dire che non stiamo più soltanto aiutando l’Ucraina a difendersi, o è più comodo arruolare i morti?

Categorie:Cronaca, Interno, Media, Politica

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3 replies

  1. non sanno più a quale “morto” appellarsi per ottenere consenso.
    il Corriere come Hollywood
    attori morti fatti recitare in CGI (computer-generated imagery)
    tanto al Corriere i giornalisti non ci sono,
    ci sono solo impiegati che passano le veline

    Piace a 2 people

  2. Spero che di Sartori venga “resuscitato” il monito contro il mancato controllo delle nascite e il pericolo della sovrappopolazione mondiale.
    Ma non ci giurerei. Purtroppo ai morti facciamo dire quello che ci pare, pescando dove conviene.
    Se lo vedesse il combattivo Professore…

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