I cannoni che non ci sono

Il tema dell’invio di cannoni, carri armati e semoventi non è solo politico, ma anche militare. E se Mario Draghi si è impegnato con gli States anche sulle forniture di armamenti pesanti, in concreto non è facile farlo […]

(DI ALESSANDRO MANTOVANI E WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – “Lorenzo Guerini è un democristiano talmente raffinato, che magari fa credere agli Stati Uniti che mandiamo a Kiev più artiglieria pesante di quanta effettivamente siamo in grado di inviare, mentre qui da noi lavora a tenere bassa la notizia”. La riflessione arriva da parlamentari che il ministro della Difesa lo conoscono bene. Ma la (mezza) battuta, illumina una questione: il tema dell’invio di cannoni, carri armati e semoventi non è solo politico, ma anche militare. E se Mario Draghi si è impegnato con gli States anche sulle forniture di armamenti pesanti, in concreto non è facile farlo. Perché l’arsenale dell’Esercito italiano non è dei più forniti e dunque fonti militari e governative confermano che non abbiamo né carri armati, né obici semoventi in più da inviare a Kiev.

“Non sono nemmeno tutti in ottimo stato di manutenzione, nel conto dei carri ci sono anche quelli già dismessi”, dice un altro ufficiale. Altri sottolineano che “le difese sul territorio sono già al minimo, in questi anni l’Esercito è stato penalizzato rispetto all’Aeronautica e alla Marina, anche per interessi industriali”. Qualcosa in più delle vecchie mitragliatrici e dei vecchi razzi stinger consegnati finora agli ucraini si può trovare, dai blindati ai mortai che però sparano a 7/8 chilometri di distanza, non a 40 come gli obici semoventi Pzh2000 su cui peraltro sono in corso addestramenti. Poco, insomma, al confronto di quello che stanno facendo altre nazioni. Come la Germania, dopo la svolta di Scholz e la Gran Bretagna, che ieri ha annunciato altri 360 milioni di euro di armi per Kiev. L’Italia promette, ma poi resta sul vago. Potremmo cavarcela addestrando gli ucraini, forse in Polonia, all’uso degli obici forniti dai Paesi Bassi.

Anche per questo il terzo decreto interministeriale (Difesa, Esteri, Mef), del quale Guerini ha parlato in più occasioni, si complica: la lista sarà sì secretata, ma verrà messa a disposizione del Copasir. Quindi, un gioco di prestigio non è facile. E al di là delle tensioni nei partiti di maggioranza, bisogna rispondere alle richieste. “Mario Draghi e il Parlamento italiano stanno facendo molte cose per sostenere l’Ucraina e i nostri rifugiati in Italia. Anche sulle armi, Draghi capisce la situazione e credo che stia facendo il meglio per il nostro Paese”, ha dichiarati ieri all’Ansa Daria Volodina, deputata ucraina e co-presidente del gruppo parlamentare di amicizia italo-ucraina. Che ha definito quella del premier a Kiev “una visita importante”. Leggendo in controluce queste parole, si capisce che le richieste sono pressanti e continue, i fatti meno.

Draghi in Ucraina non è ancora riuscito ad andarci, il decreto interministeriale in questo momento sembra subire un rallentamento. Palazzo Chigi che sta facendo un supplemento di riflessione.

Nel frattempo, da più parti arrivano sollecitazioni al premier perché non si appiattisca troppo su Joe Biden. Draghi andrà alla Casa bianca l’11 maggio, ma la sua volontà di dare prova di atlantismo si scontra con la realtà. E in Italia aumenta la pressione affinché torni in Parlamento a riferire e non segua gli Stati Uniti se gli obiettivi della guerra cambiano: ovvero se si passa da un aiuto alla Resistenza ucraina a una guerra per rovesciare Putin. Il dissenso aumenta. Per dirla ancora con la Volodina, “la campagna elettorale è già cominciata e ho paura che alcuni parlamentari possano cambiare idea sulla guerra, perché questa forte posizione nel sostenere l’Ucraina a volte non è molto comoda”. Non è passato inosservato – anche tra i cattolici democratici – il riferimento di Sergio Mattarella agli accordi di Helsinki, ovvero “dialogo, non prove di forza tra grandi potenze”. Mentre e il segretario del Pd Enrico Letta chiede con insistenza un coordinamento dei leader europei. Domani in un’agorà del Pd organizzata da Roberta Pinotti sulla Difesa europea ci sarà, oltre a Letta e Guerini, anche Paolo Gentiloni. Perché il relativo affrancamento dagli Usa passa per un rafforzamento dell’Europa e della Difesa. Un programma per ora più in potenza che in atto.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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9 replies

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  2. si è già capito da un pezzo che gli armamenti inviati in Ucraina
    in parte sono quelli che dovevano essere rottamati a breve
    ovvero – risparmio notevole sul loro smantellamento
    che poi siano usati è secondario, bisogna far “bella figura” come si dice da noi

    questa invece è una notizia leggermente importante

    Vladimir Putin ha firmato un decreto sull’applicazione di misure economiche speciali di ritorsione
    in relazione alle azioni ostili di alcuni stati stranieri e organizzazioni internazionali.

    Dal documento emerge che il governo deve determinare l’elenco delle persone sanzionate entro 10 giorni.
    Ai funzionari è vietato effettuare transazioni con persone fisiche e società soggette a restrizioni di ritorsione.

    Inoltre, il presidente ha vietato l’esportazione di materie prime prodotte nella Federazione Russa dal Paese
    se fornite a favore di chi è soggetto a sanzioni.

    Si segnala che il decreto del capo dello Stato entra in vigore dal momento della pubblicazione
    ed è valido fino alla sua cancellazione.

    una possibile traduzione
    se ad esempio, un AD dell’ENI va sotto embargo a questa verrà negato il gas

    già hanno riso dell’idea si superMario di far pagare meno il gas e ed il petrolio russi
    definendola, graziosamente, demenziale e sicuramente noi italiani, grazie a chi ci rappresenta,
    siamo considerati ostili anche se mandiamo autopompe (chissà che se ne faranno mai.. è pure possibile
    che siano inutilizzabili per la differenza d’attacco dei tubi per il riempimento dalla loro rete idrica, si ok si
    possono fare accrocchi per adattarli…, ma pure i pezzi di ricambio prima o poi serviranno, mica è un regalo
    è un trappolone)

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  3. Roberta Pinotti non era scomparsa, come i suoi detrattori forse avevano sperato.Era soltanto diventata invisibile.
    Da quando fece adottare al suo Ministero il “Piano triennale per la trasparenza” diventò lei stessa trasparente. Impalpabile.
    Poteva addirittura salire su un aereo evitando tutti i controlli. E sfuggire anche ai metal detector!
    I suoi amici volevano spesso accompagnarla alla FNAC o da Feltrinelli: per infilarle un DVD nella borsetta e recuperarlo dopo l’uscita…
    Ora si è rimaterializzata per occuparsi di guerra. Peccato per i suoi amici, che i DVD dovranno pagarli alla cassa.

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  4. Insomma “history repeats itself”
    ….siamo sempre alla campagna di Russia, baldanzosi, con grandi proclami di vittoria, pieni di promesse e orgoglio nazionale e le pezze ar culo.
    Quindi Draghi è come Mussolini, banchiere invece che giornalista, in vestiti borghesi invece che militari, alleato dell’Impero USA invece che di quello Tedesco, ma sempre in guerra co’ li debbiti e le scarpe de’ cartone.

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  5. Della Pinotti ricordo solo una intervista epocale.
    Al giornalista che le chiedeva ( cito a braccio) per quale ragione si ritenesse adatta al Ministero della Difesa essendo una insegnante di Lettere, rispose: “Ero molto severa”.

    A questo punto… anche il “bibitaro”…

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