(Giuseppe Di Maio) – E mentre imperversano le tifoserie, non si può che continuare a ragionare. Azzardo un’ipotesi: la colpa di quanto sta succedendo in Ucraina è principalmente della democrazia europea. E’ colpa del suo sistema già scadente a livello nazionale, poiché contiene solo gli interessi delle classi abbienti e dominanti e che, trasferito a livello centrale europeo, esprime interessi di bottegai afflitti dalla “zoppìa della moneta”, fissati sulle storie economiche degli orticelli regionali.

La centralità che ha avuto il Mediterraneo nella storia dell’umanità è una vicenda unica. Nessun’altra area del pianeta può vantare la stessa importanza. L’Impero Romano ne è stata per un certo tempo l’unificazione politica, economica, culturale. Al suo disfacimento amministrativo altre aree vicine hanno voluto essere eredi di quella indimenticabile unità. Poli attrattivi di civiltà si sono ricomposti nel vicino oriente con intenzioni universalistiche, e nel nord Europa con la presunzione di una “Translatio imperii”, cioè con la ricomposizione di una missione egemonica. La divisione politica tra est e ovest, che verso la fine della sua esistenza si era generata nel seno dell’organizzazione imperiale, non restò senza eco. Il mondo greco si era diviso da quello latino, si era divisa la sua tradizione religiosa, e al centro del bassopiano sarmatico una piccola realtà regionale pretese di esserne la continuazione. Considerata l’attuale tripartizione culturale (nord/sud e est/ovest) che segue la dissoluzione dell’unità politica del Mediterraneo, dire che stiamo vivendo ancora alcuni aspetti della caduta dell’impero romano non è una posizione peregrina.

Una di queste “partizioni”, che a ragion veduta possiamo definire la maggior erede, ha evoluto un’idea fondata stabilmente su un primato politico e culturale di ispirazione geografica, l’Europa e, dopo duemila anni di ostilità tra le sue tribù, ha capito che la cooperazione era di gran lunga più vantaggiosa. Questa coscienza, sorta dopo il disastro di due guerre mondiali, fatica però a ricomporre l’orgoglio del suo primato, fatica a progettare l’indipendenza dall’ombrello delle potenze intercontinentali che le hanno scippato la superiorità economica e militare, o solo quella militare. L’Europa ha dato al mondo il Cattolicesimo, il liberalismo, e la democrazia, ma non riesce a indicare una nuova frontiera per l’umanità. Ha abdicato al governo del pianeta, lasciando campo libero alle super potenze militari, e restando ciecamente invischiata nelle politiche con cui le sue classi dirigenti sottraggono vantaggi alle loro popolazioni. La sua Democrazia, diventata esclusivo strumento di oppressione, è fallita.

La rivendicazione dell’indipendenza europea passa solo per l’elaborazione di un nuovo progetto ideologico. Mezzo miliardo di residenti e il maggiore PIL mondiale devono esprimere qualcosa di più e di diverso dalla grettezza egoista delle sue classi dirigenti e dall’ignavia ottusa dei suoi abitanti. Lo scontro dentro il suo territorio che minaccia ancora una volta l’unità della sua cultura, è il frutto di una mancata ideologia europea, della sua scadente classe politica, e della sua miope democrazia. Se la Russia è Europa, avremmo avuto trent’anni di tempo per farglielo capire.