Michele Ainis: “Ci sono quattro fattori che, creando un inedito istituzionale, spingono per il bis di Mattarella”

(Michele Ainis – la Repubblica) – In democrazia, l’eletto rappresenta gli elettori. Dunque ne è il megafono, la proiezione fisica all’interno del Palazzo. Ma al nuovo presidente toccherà il destino opposto: l’eletto dovrà rinnegare i suoi elettori, dimenticarli, allontanarli. Altrimenti c’è il rischio che immediatamente lo sommerga un’onda di discredito, la stessa che ha ormai fiaccato l’autorità del Parlamento. Anzi: lo ha delegittimato, al punto da revocare in dubbio la legittimazione a esprimere il prossimo capo dello Stato. E le sue macchie sono almeno quattro, come i cavalieri dell’Apocalisse. Primo: il taglio dei parlamentari.

Una riforma approvata nel 2019, e confermata da un referendum l’anno successivo, ha ridotto da 945 a 600 i membri di Camera e Senato. Di conseguenza il presidente verrà eletto con i voti di 345 “abusivi”, se così vogliamo etichettarli. Giuridicamente, nessun problema: tempus regit actum, sicché la validità dell’elezione presidenziale dipende dalla norma vigente. E il taglio entrerà in vigore nella nuova legislatura, non in questa. Ma sul piano dell’opportunità costituzionale, il problema c’è.

Come c’era nel 1994, quando Scalfaro sciolse le assemblee legislative perché il referendum sul maggioritario ne aveva ripudiato l’investitura, frutto viceversa d’un sistema proporzionale. Secondo: i cambi di casacca. Antica malattia italiana, che però adesso è diventata endemica, come il Covid 19. Sono 276 i parlamentari che hanno cambiato gruppo, dall’avvio della legislatura; e 126 soltanto l’anno scorso.

Fra costoro, c’è chi ha traslocato in cinque alloggi, intruppandosi poi nel gruppo misto, nel quale confluiscono 113 fra deputati e senatori, un record. Tanto che le Camere hanno in cantiere la riforma dei loro regolamenti per disincentivare l’esodo, privando i transfughi di quattrini e di poltrone. Ma nel frattempo il 10% dei Grandi elettori per il Colle ha tradito i propri elettori. Domanda: è giusto che un Parlamento trasformista trasformi il Quirinale? Terzo: il vecchio e il nuovo. Questa categoria misura la distanza fra gli umori popolari del 2018 e i malumori del presente.

Allora i 5 Stelle furono la lista più votata, guadagnando 339 seggi; adesso (stando ai sondaggi, ma anche ai risultati delle europee e delle amministrative) sono scivolati al quarto posto, a consensi dimezzati. Un terremoto che s’ allarga un po’ a tutti i partiti, sicché la composizione delle Camere riflette un paesaggio ormai scomparso, come le foto in bianco e nero della nonna. Si dirà: questo divario è inevitabile, specialmente a fine legislatura.

Ma un tempo le differenze tra un’elezione e l’altra si misuravano in pochi punti percentuali, non in un abisso. E comunque altro è che il nuovo presidente venga espresso dal nuovo Parlamento, altro dal vecchio. In questo caso la sua rappresentatività degrada, s’ ingiallisce. Ed è come se alle prossime politiche fossero chiamati alle urne soltanto gli ottantenni. Quarto: lo stato d’emergenza. Prorogato (per la sesta volta) fino al 31 marzo, dato che la pandemia non ci dà tregua.

Significa il predominio del potere esecutivo sul legislativo, giacché le ordinanze di protezione civile possono disporre in deroga a ogni legge. Significa perciò che il Parlamento svolge funzioni sostanzialmente consultive, oppure decide con una pistola puntata sulla tempia, com’ è successo durante l’ultima legge di bilancio. Significa, in conclusione, il primato dell’eccezione sulla regola.

Ma è possibile che un regime straordinario generi una carica ordinaria, anzi la carica suprema, quella di chi presiede la Repubblica? Ed è possibile che la scelta sia condizionata dalla lotteria delle quarantene e dei contagi, che già oggi impedisce il voto di 39 parlamentari? La somma di questi quattro fattori determina una situazione senza precedenti, un inedito costituzionale. Ed è forse l’argomento più potente in favore del bis di Mattarella, anche se lui non vuole. Se il vecchio Parlamento ha perso la propria legittimazione, il vecchio presidente no.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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