Forse era dai tempi della locomotiva a carbone che non si sentivano evocare questi pezzi di panno riscaldati intrisi di un qualche unguento, rimedi palliativi ma purtroppo inefficaci. Un fai da te della medicina rurale (come il latte e miele per curare la bronchite, oppure l’acqua e il sale sulle ferite) con cui a “In Onda” l’invitatissimo presidente della Fondazione Gimbe […]

(Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Forse era dai tempi della locomotiva a carbone che non si sentivano evocare questi pezzi di panno riscaldati intrisi di un qualche unguento, rimedi palliativi ma purtroppo inefficaci. Un fai da te della medicina rurale (come il latte e miele per curare la bronchite, oppure l’acqua e il sale sulle ferite) con cui a “In Onda” l’invitatissimo presidente della Fondazione Gimbe ebbe, sere fa, a definire il quasi obbligo vaccinale imposto dal governo. Che a molti era sembrata, al contrario, una misura perfino draconiana, eccessiva e forse anche liberticida, ma non a lui, anzi. Davanti a un tale responso scientifico, e nel dubbio di avere sentito male, gli fu chiesto di ripetere, cosa che Cartabellotta fece destando viva sensazione, tanto che in una puntata successiva i “pannicelli caldi” furono sottoposti a un consulto di prestigiosi scienziati del ramo. Nasceva così il benaltrismo vaccinale, subito seguito e corroborato da espressioni altrettanto stizzite: “fumo negli occhi” (Andrea Crisanti) e “grottesca buffonata” (Roberto Burioni). A proposito anche della multa da cento euro da comminare agli evasori del siero. Ecco dunque che, fulminea e poderosa, l’offensiva super rigorista dei Sììì-vax, a prima vista contrapposta alla annunciata marcia su Roma delle gagliarde truppe Nooo-vax di Mattei e Freccero, sembra rivelare in realtà una classica manovra a tenaglia contro il governo di Mario Draghi, che adesso corre il rischio di finire ingabbiato come Napoleone a Waterloo. Il tutto mentre, raggelante, giunge a proposito del maledetto Covid il monito millenaristico di Ilaria Capua: “siamo ahimè all’inizio di un macrociclo che potrebbe durare centinaia di anni, basta guardare come si è comportato il morbillo negli ultimi duemila anni, dopo aver fatto il salto di specie dal bovino all’uomo” (“Corriere della Sera”). Così, tra un pannicello e un macrociclo, accerchiato a destra, incalzato a sinistra, bombardato dal cielo, senza più certezze, macerato dai dubbi il povero paziente italiano si chiude in casa e grida si salvi chi può!