Palazzo Madama ha fretta di trascinare di fronte alla Consulta gli inquirenti della Procura di Firenze, che accusano Matteo Renzi di finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open: nonostante i dubbi ancora irrisolti, persino sulla competenza stessa del Senato a intervenire, come richiesto dal leader di Italia Viva, è già stata predisposta una relazione per attivare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale […]

(DI ILARIA PROIETTI – Il Fatto Quotidiano) – Palazzo Madama ha fretta di trascinare di fronte alla Consulta gli inquirenti della Procura di Firenze, che accusano Matteo Renzi di finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open: nonostante i dubbi ancora irrisolti, persino sulla competenza stessa del Senato a intervenire, come richiesto dal leader di Italia Viva, è già stata predisposta una relazione per attivare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale. Un documento illustrato ieri nella sua versione conclusiva di fronte alla Giunta per le autorizzazioni dalla berlusconiana Fiammetta Modena, che stigmatizza l’operato dei pm, rei di aver violato le prerogative parlamentari di Renzi acquisendo sms, messaggi Whatsapp e mail su dispositivi di terze persone, tra tutti Marco Carrai, senza l’autorizzazione preventiva del Senato. Per Modena, deve ritenersi allo stesso modo coperto dalla legge sul sequestro di corrispondenza nei confronti dei membri del Parlamento persino l’estratto conto di Matteo Renzi acquisito dalla Gdf dopo che dalla sua banca era partita una segnalazione per un’operazione sospetta all’Unità di informazione finanziaria (UIF) di Bankitalia. Uno scudo addirittura più rafforzato rispetto a quello che riguarda le intercettazioni.

“Per le intercettazioni due sono le modalità operative (ossia autorizzazione ex ante per quelle effettuate su utenze del parlamentare e autorizzazione ex post, ossia effettuate su utente di terzi). Per il sequestro di corrispondenza la procedura applicabile è solo quella dell’autorizzazione ex ante”, si legge nella relazione che prosegue. “Ovviamente quando viene reperita corrispondenza elettronica sul cellulare sequestrato a un terzo non parlamentare, l’autorità giudiziaria, ove si accorga della presenza di corrispondenza intercorsa con un senatore, deve immediatamente inviare richiesta al Senato come peraltro avvenuto anche in casi simili”. Quali? Per la senatrice Modena i magistrati di Firenze avrebbero dovuto sospendere le operazioni di sequestro e chiedere il permesso alla Giunta del Senato esattamente come era avvenuto nel caso di Armando Siri, finito nei guai insieme al suo collaboratore parlamentare, tuttofare e coindagato Luca Perini per i mutui ottenuti a prezzi di favore dalla Banca di San Marino. E che importa se allora il centrodestra aveva comunque censurato i magistrati di Milano ravvisando il fumus persecutionis nei confronti dell’ex sottosegretario leghista. Ma tant’è: “Ora – confida un autorevole membro della Giunta – quella richiesta preventiva peraltro non doverosa, diventa un modello virtuoso perché serve a perorare la causa”. Del caso Renzi si tornerà a discutere il 14 dicembre con l’esame delle questioni pregiudiziali sollevate da Piero Grasso di LeU per cui “la Giunta non ha la competenza a esprimersi sul caso in esame in quanto la legge prefigura una interlocuzione esclusivamente tra la Giunta stessa e il Giudice per le indagini preliminari”, mentre ancora è faccenda che attiene alla fase precedente. A quanto si apprende, c’è chi in Giunta vorrebbe chiedere di sentire proprio la Procura, che ha già fatto sapere di voler “corrispondere a ogni esigenza del Senato”. Ma l’impressione, più che altro, è l’obiettivo sia di chiudere in fretta l’istruttoria per portare il caso alla Consulta.