Il Paese dei Balocchi e il caso Tim. I pennivendoli al miglior offerente

Chi avesse voglia di capire bene il livello della stampa italiana dovrebbe fare un brevissimo paragone tra quello che successe tra il 2015 e il  2017, per il rafforzamento delle azioni dei francesi, guidati dal finanziere bretone, Vincent Bollorè, soci di Tim, e la proposta di acquisto presentata dal fondo statunitense Kkr giunta giovedì scorso a Palazzo Chigi.
Allora si sollevarono i muri affinché un’azienda come la Tim, allora definita “strategica” non poteva finire in mani straniere.
Scrivevano tutti i giornali che la Tim gestisce i telefoni dell’antimafia, dell’antiterrorismo, delle intercettazioni telefoniche, dei servizi segreti, di quelli ai domiciliari con i braccialetti elettronici; poi ci sono i segreti industriali, i brevetti, i know-how e tanto altro ancora.
Se tutto questo finisse in mani straniere addio alla Sovranità nazionale.
Allora si parlava del sistema di allarme Nbcr per  emergenza nucleare, biologica, chimica o radiologica, gestiti dalla Tim. Poi ci sono i rami Sparkle e Telsy per la sicurezza delle comunicazioni non solo governativi ma anche delle forze militari nelle operazioni interne ed estere. Sempre della Tim.
Allora si auspicava una legislazione protezionista come altri paesi come la Germania e l’Inghilterra. Il Copasir intervenne con diverse soluzioni al riguardo.
Allora si parlava di golden power, di rischi enormi per la democrazia.
Allora, non oggi.
Oggi ecco cosa si legge su “la Repubblica”: “Il dossier è stato affidato ai Draghi boy’s cinquantenni: Daniele Franco, ministro dell’Economia, Dario Scannapieco, amministratore delegato della Cdp, controllata dal Mef e a sua volta azionista di Tim con circa il 10 per cento, e poi Alessandro Rivera, potente direttore generale del Tesoro. Il premier Draghi è stato costantemente informato. C’è un aspetto, intanto, che segna anche un cambio di passo rispetto al passato: l’interesse per un gruppo industriale italiano non è stato vissuto come una mossa ostile…L’Italia torna ad essere appetibile per gli investitori”.
Oggi, pur di non criticare e mettere in difficoltà Draghi si fa passare come fatto positivo uno che solo pochi anni fa preoccupò tutte le Istituzioni.
Oggi Tim non è più quell’azienda “strategica” che controlla i segreti dell’Italia perché c’è un Draghi che deve essere santificato solo per marcare più forte la differenza con il predecessore, il Prof. Conte, che tanto era odiato e mal sopportato dall’establishment.
Oggi il Mef con il comunicato stampa n. 217 del 2021, scrive che “è una notizia positiva per il Paese”.
Allora si doveva salvare l’intera Italia, oggi si deve pensare che con Draghi tutto è opportunità, bellezza, prestigio, occasione da sfruttare, lucine colorate, doni a tutti i bambini. 
Draghi non ha colpe ma questi pennivendoli stanno esagerando senza vergogna.
Ecco il paese dei balocchi.

Baldo degli Ubaldi

3 replies

    • kkr.com/our-firm/leadership/david-h-petraeus
      ma pure, tra le tante cariche,
      Member, The Trilateral Commission (August 2019 – present)
      Member, board of directors, Atlantic Council (April 2016 – present)

      per i vari giornali e settimanali anglofoni sembra essere quasi alla pari di
      Madre Teresa di Calcutta, gli mancano solo i miracoli conclamati e poi è fatta

      "Mi piace"

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