La slavina Open rischia di sfiorare anche Palazzo Chigi

(Giacomo Amadori François De Tonquédec – la Verità) – E alla fine la slavina Open rischia di sfiorare anche Palazzo Chigi o almeno il suo capo di gabinetto. Tra i capi d’accusa contenuti nell’avviso di fine indagini, c’è quello che vede iscritti Gianluca Ansalone, responsabile dell’ufficio relazioni esterne della British American Tobacco Italia, e Giovanni Carucci, vicepresidente del Consiglio di amministrazione accusati di corruzione nei confronti dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti, che si sarebbe «ripetutamente adoperato in relazione a disposizioni normative di interesse per la spa British American Tabacco Italia».

Parallelamente agli scambi con Lotti, Ansalone chatta anche con Antonio Funiciello, quarantacinquenne capo di gabinetto del premier Mario Draghi. E gli scambi in molti passaggi sembrano speculari, anche se non ci risulta che Funiciello sia indagato. Nel novembre 2017, mentre a Palazzo Chigi siede l’attuale commissario europeo Paolo Gentiloni, un emendamento alla legge di stabilità scatena il panico tra le multinazionali del tabacco.

E Ansalone attiva i suoi canali con il Pd, in particolare con Lotti. Il 7 novembre avverte il sottosegretario di «alcuni emendamenti al dl fiscale che ci preoccupano molto» e il giorno successivo torna sull’argomento con un altro messaggio Whatsapp dal tono drammatico: «Se passasse questo emendamento nel giro di un paio d’anni almeno due operatori (noi e Imperial Tobacco) non saremmo più in grado di stare sul mercato. Grazie ancora». Il manager della multinazionale, però, si muove su più fronti, e sempre l’8 novembre scrive, per lo stesso emendamento, ad Antonio Funiciello, all’epoca capo staff di Gentiloni e oggi capo di gabinetto del premier Draghi.

I due sembrano avere confidenza, tanto che Ansalone si complimenta per gli articoli di Funiciello sul Foglio («puntuale e suggestivo» dice di uno). Ma veniamo alla ciccia: «Caro Antonio faccio seguito al tuo scambio con Leonardo e ti chiedo davvero scusa per il disturbo», inizia Ansalone, che poi va al cuore del problema: «È stato presentato un emendamento al Dl fiscale a firma Santini (Giorgio, senatore Pd, con un passato da sindacalista, ndr). Il 5.0.22, su cui pare ci sia segnalazione del Governo. In sintesi l’emendamento propone di inasprire la fiscalità sulle sigarette di fascia medio bassa in maniera abnorme rispetto a quelle di fascia alta, con effetti distorsivi sulla concorrenza e un vantaggio anticoncorrenziale per il dominante di mercato (Philip Morris).

La legge sulle sigarette è molto delicata e questo emendamento con un colpo di mano la cambia radicalmente». Funiciello risponde brevemente: «Ok, cerco di capire». Ansalone ringrazia ancora «di cuore» e Funiciello replica: «Ok figurati».

A stretto giro, Ansalone manda un appunto, a cui il capo segreteria dell’allora premier risponde: «Benissimo. Sono già all’opera, complicato però». Il 9 novembre nuovo giro di contatti con Ansalone che dice: «Caro Antonio, solo per dirti che ho appena incontrato Casero (Luigi, all’epoca viceministro all’Economia in quota Ncd, ndr- che ha la delega ai tabacchi) il quale era all’oscuro della vicenda e si è detto contrariato dall’iniziativa. Ne parla immediatamente con Aams (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ndr) e con Santini. Un messaggio di perplessità tuo/vostro aiuterebbe a rafforzare e scongiurare fughe in avanti pericolose. Ti sono di nuovo molto grato».

Lo stesso giorno, cinque minuti dopo, Ansalone manda un messaggio pressoché identico (gratitudine inclusa) a Lotti. Funiciello replica laconicamente: «Che al Mef fossero all’oscuro ci credo come credo ancora a Babbo Natale». Il 10 novembre è Funiciello che contatta il manager del tabacco, con un «insomma» che allarma l’interlocutore: «Cioè sta andando male?». Ma la rassicurazione è immediata: «Bene non ancora chiusa, ma bene». Ansalone: «Grazie davvero».

L’uomo delle sigarette, tre giorni dopo, è in fibrillazione: «Mi rassicuri? So che lo hai già fatto, ma». Il capo di gabinetto di Draghi lo accarezza: «In via di rassicurazione». Ansalone si scioglie: «Grazie. Torno a Monteverde carico di speranza». Il 14 novembre alle 9.18 Ansalone esplode di gioia: «Caro Antonio, ho appena avuto conferma che tutto è andato bene. Un grazie non formale per aver condiviso merito e contenuto delle nostre preoccupazioni. Abbiamo evitato una cosa pericolosa []».

Passano tre minuti e Ansalone manda un messaggio pressoché uguale a Lotti: «Caro Luca []. Abbiamo scongiurato una cosa devastante. Ti sono sinceramente grato». Circa un mese dopo, però, Ansalone è costretto a tornare alla carica con Funiciello: «Non mi chiamare rompiscatole ti prego ma i nostri cari amici tornano a farsi sentire, lo stesso identico emendamento della scorsa volta, in fotocopia, è stato depositato alla Bilancio». Cinque minuti prima aveva informato pure Lotti dell’esistenza di nuovi emendamenti con sette firmatari diversi («Fortunatamente tutti di opposizione»), ma testi pressoché identici e gli promette un appunto aggiornato.

Il 14 Ansalone continua a perorare la causa con Funiciello: «Caro Antonio, ti volevo aggiornare sul tema emendamenti. È rimasto in piedi solo 23-ter.9 (Ravetto – Laura, all’epoca in Forza Italia, ndr) che ripropone il tema noto. Boccia (Francesco, all’epoca presidente della commissione Bilancio, ndr) e Baretta (Pierpaolo, in quel momento sottosegretario all’Economia, ndr) sono informati. Fi lo sostiene». Il 19 Ansalone scrive a Lotti: «Caro Luca, l’emendamento Ravetto è stato appena accantonato. sono in contatto con Alessandro e teniamo gli occhi aperti. Grazie mille».

E il 21, questa volta in seconda battuta, ringrazia anche Funiciello: «Caro Antonio, finalmente dopo un nuovo round alla Camera possiamo rilassarci un attimo. Ti voglio ringraziare sinceramente per il tuo ascolto e il supporto». Funiciello lo tranquillizza: «Alla Camera rischi veri non ne abbiamo corso. Chi ti dice il contrario e si vanta con te è un cazzaro». Nonostante Ansalone abbia ringraziato sia Funiciello che Lotti, solo quest’ ultimo rischia di finire a processo a causa delle erogazioni di denaro della multinazionale alla fondazione Open, di cui Lotti era consigliere. A Funiciello, invece, Ansalone ha promesso un caffè.