Dossier sui grillini e un detective a caccia di scandali

(François de Tonquédec – la Verità) – Come sanno i nostri lettori Matteo Renzi, già ai tempi in cui era presidente della Provincia di Firenze, aveva investito milioni di euro nella propaganda con la Florence multimedia. Un’attenzione maniacale che ha ulteriormente sviluppato una volta sbarcato a Palazzo Chigi. La macchina di costruzione del consenso, attivata a partire dal 2014, si preoccupava anche di distruggere i nemici, come abbiamo svelato lunedì scorso. Ma non solo sui social. Agli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze sulla fondazione Open, ex cassaforte del renzismo, infatti, si trova una mail piuttosto inquietante.

A scriverla il giornalista Fabrizio Rondolino, uno dei consiglieri di Renzi ed ex spin doctor di Massimo D’Alema. Il 7 gennaio 2018 Renzi riceve questo messaggio da Rondolino: «Caro Matteo, eccoti un primo appunto sulla struttura di propaganda antigrillina che ho preparato con Simona in questi giorni []. Sarebbe utile vederci presto per approfondire e iniziare la Lunga marcia (citazione da Mao, ndr)…».

Alla mail, che Renzi trasmette senza alcun commento, è allegato un documento word con alcuni punti strategici, tra cui la «character assassination: notizie, indiscrezioni, rivelazioni mirate a distruggere la reputazione e l’immagine pubblica di Grillo, Di Maio, Di Battista, Fico, Taverna, Lombardi, Raggi, Appendino, Davide Casaleggio (e la sua società), Travaglio e Scanzi». Secondo la nota «Per realizzare il punto 2. (inchieste/indagini serie sul personale grillino) è necessario creare una piccola, combattiva redazione ad hoc, che lavori esclusivamente sul progetto nella massima riservatezza: vanno individuati almeno 2 giornalisti d’inchiesta e un investigatore privato di provata fiducia e professionalità (a costo medio-alto)».

Va detto che al momento non risulta alcuna evidenza che le ipotesi di lavoro sottoposte a Renzi dal giornalista siano state sposate dall’ex premier, altrimenti ci troveremmo di fronte a un nuovo piccolo Watergate; però, il fu Rottamatore, anziché cestinare l’email, l’ha inoltrata a Marco Carrai, esperto di cybersecurity. Emerge anche che per contrastare le notizie sulle inchieste che li toccavano Renzi e alcuni componenti del Giglio magico puntavano sulla giornalista, Annalisa Chirico.

Della collaboratrice del Foglio e presidentessa del movimento garantista Fino a prova contraria, parlano in una chat agli atti dell’inchiesta l’ex ministro dello Sport Luca Lotti e l’avvocato renziano Alberto Bianchi. Il 2 marzo 2017 Bianchi scrive a Lotti, all’epoca ministro ma non ancora parlamentare: «La Chirico scrive domani sul Foglio sulla vicenda Consip. L’ha sollecitata M. (Renzi, ndr). Mi chiede se hai qualche elemento da darle della tua difesa []».

Una settimana dopo, Bianchi fa sapere, sempre a proposito di Consip: «La Chirico stasera va dalla Gruber, glielo ha chiesto Matteo». Il lavoro della giornalista veniva utilizzato anche dallo staff della Bestia. Nella chat di denominata «gruppo per post» infatti, il 15 marzo 2017 viene data indicazione ai 115 membri: «Il post della Chirico sui popcorn stamattina è da viralizzare».

Per garantire la massima efficienza alla propaganda sui social venivano usate due piattaforme, la Voyager e la Tracx, fornite alla fondazione Open da società israeliane. La Verità è in grado di rivelare che il 6 giugno 2016, rappresentanti di una delle due software house sono stati ricevuti direttamente a Palazzo Chigi. Agli atti dell’inchiesta infatti è presente il messaggio, in lingua inglese inviato ai partecipanti da Giampaolo Moscati: «We’ ll meet in Rome, Palazzo Chigi, next monday at 10:30 Please send to Marco the names for the pass».

In un’altra mail del 31 dicembre 2017, citata ieri da alcuni giornali, si scopre come Renzi si preparasse per la campagna elettorale delle politiche del 2018. In un elenco di sei punti, l’ex premier evidenzia le «questioni da sciogliere, tutte insieme», mettendo al primo punto «Gestione Tv, Radio, Settimanali, organi di informazione anche online», che Renzi vorrebbe affidare a Marco Agnoletti (suo ex portavoce), puntando ad avere «una presenza televisiva molto più organizzata e massiccia».

Nelle tv Renzi sembra puntare principalmente su La7 e sul suo direttore: «Dobbiamo pretendere una figura dedicata di raccordo tra noi e Andrea Salerno (che io vorrei incontrare nella settimana prima dell’8)». Renzi ambisce anche a «conoscere le scalette», «capire i format dei nostri avversari» e a «essere presenti sempre, anche nei format mattutini con i migliori».

L’allora candidato chiede anche di poter dettare la linea delle trasmissioni: «Pretendere di indirizzare alcuni contenuti (Grasso Pietro ex presidente del Senato piddino bersaniano, ndr – e super stipendio, fuga di Di Maio dalla società di Brescia sul JobsAct, marocchino che fa il volontario delle ambulanze e viene cacciato dal segretario della Lega di Vercelli, coperture delle proposte di Berlusconi)».

Secondo Renzi servirebbe uno «sguardo particolare su Gruber, Floris, Formigli, Giletti, Minoli []». Per il «mondo Mediaset», Renzi si limita a puntare a un «accordo con Brachino/Confalonieri (Claudio e Fedele, ndr). Monitorare costantemente Berlusconi e chiedere di fare altrettanto, sempre».

Sulla Rai l’atteggiamento è piuttosto diffidente: «Accordo Agnoletti/Orfeo. Vanno, però, verificate anche le virgole. Montare polemiche sempre, come nel caso della sovraesposizione di Grasso sulla Costituzione o su Fazio». Infine l’ex sindaco di Firenze ambisce ad «avere interviste fisse, ma soprattutto far uscire qualche commento e qualche notizia da riprendere sui social». Così funzionava la Bestia renziana.

4 replies

  1. LA “BESTIA” SOCIAL DELL’EX PREMIER

    (DI GIUSEPPE PIPITONE – Il Fatto Quotidiano) – “We’ll meet in Rome, Palazzo Chigi, next monday at 10:30. Please send to Marco the names for the pass”. È l’1 giugno 2016 e Giampaolo Moscati gira al suo socio Marco Carrai il testo di un messaggio ricevuto da tale Avi. Si tratta probabilmente di Avi Korenblum, fondatore di Voyager analitics, uno dei due “software fenomenali”, comprati a caro prezzo dalla fondazione Open: secondo Carrai quei due programmi erano in grado di “monitorare e influenzare la campagna” per il referendum costituzionale. Dai messaggi agli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze, si evince che l’incontro tra l’imprenditore e gli informatici israeliani viene fissato a Palazzo Chigi. A indicare la location è lo stesso Carrai, l’uomo che solo sei mesi prima Matteo Renzi avrebbe voluto al vertice dell’unità di Cybersecurity del suo governo. Una nomina poi saltata a causa delle polemiche. È il 30 maggio 2016 quando l’imprenditore spiega a Moscati che l’incontro “si fa lunedì, digli che comincino a lavorare su referendum è questo che interessa”. Il suo socio chiede: “Palazzo Chigi?”. “Sì”, risponde l’esponente del Giglio Magico.
    Dalle carte in mano alla Gdf non è chiaro se alla riunione, a parte Avi, abbia partecipato anche Ofer Malka, socio di Carrai nella Cys4 e assiduo interlocutore dell’imprenditore toscano anche per la questione dell’acquisto dei software. Della vicenda Carrai informa Renzi: “Lunedì a Roma alle 10 saranno in riunione con me gli israeliani di voyager-analytics. La riunione serve a far vedere le potenzialità dei due prodotti che ho preso”, scrive il 31 maggio. Poi invia un messaggio simile a Fabio Pammolli, ex consulente del governo, aggiungendo che ci sarà anche “l’uomo comunicazione di Matteo”.
    Secondo la Finanza, all’incontro con gli israeliani ha partecipato “verosimilmente nella prima parte anche lo stesso Renzi”, visto che nel primo pomeriggio del 6 giugno Carrai gli invia una mail scrivendo: “Ciao, dopo che siete usciti siamo entrati nell’operativo”. Fonti vicine all’ex premier spiegano che all’epoca Renzi faceva molte riunioni con Carrai e Pammolli e che non ricorda di aver partecipato all’incontro. Di sicuro l’amico imprenditore lo informava. Nella stessa mail inviata dopo la riunione, Carrai propone di “mettere in piedi una task force di 5/7 persone”, sostenendo di avere “persone, uomini e software che nessuno ha” e chiedendo al premier: “Dammi solo il via”. Che deve essere arrivato, visto che i due software verranno acquistati e usati non solo per la campagna elettorale per il referendum, ma anche in momenti successivi.
    È l’8 novembre del 2018 quando Carrai chiede sempre al suo socio: “Si riesce ad avere un accesso a tracx per Nardella?”. Tracx serviva per analizzare le conversazioni online in modo da creare poi messaggi in linea con il sentiment della web. Costato 60mila euro, ora non è più sul mercato. Voyager, invece, permette di acquisire e rendere fruibili informazioni estrapolandole da un’enorme quantità di dati che provengono dalla rete. Viene pagato 260mila dollari. “(…) Sono quasi 300mila euro, non so se mi spiego, come disse il paracadute al paracadutista… speriamo servano”, scrive Alberto Bianchi, ex presidente della Open. I soldi, infatti, li mette sempre la fondazione ed è per questo che agli investigatori interessa questa storia: per i pm dimostra che Open era un’articolazione della corrente renziana del Pd.

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  2. Il documento, ritrovato e sequestrato nel 1982, elenca le finalità politiche ed istituzionali dell’azione della P2. Tra gli obiettivi la trasformazione del sistema politico di allora:
    attraverso l’istituzione di una dinamica bipartitica,
    una riforma costituzionale per la modifica delle competenze delle due Camere,
    un forte controllo sui media e sull’informazione, e una riforma della magistratura.

    Renzi ha preso alla lettera , persino la rinascita tanto cara a Gelli , speriamo in
    Bob Woodward e Carl Bernstein italiani

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  3. “La Chirico stasera va dalla Gruber, glielo ha chiesto Matteo»”

    Ma sarà mica la puntata in cui c’era Travaglio e in cui fece la figura della poraccia che è?

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