(Stefano Rossi) – “Di tutte le tirannie, quella esercitata per il bene della vittima è la più oppressiva; meglio vivere sotto ladri, che sotto invadenti moralisti onnipotenti. Chi ci tormenta per il nostro bene non smetterà mai, perché lo fa con l’approvazione della propria coscienza“. Già il nome doveva generare dubbi: pace duratura.Perché c’è gente che pensa che si possa esportare civiltà e valori occidentali a suon di bombardamenti a chi non è e non vuol essere occidentalizzato e si ostina a rimanere fedele ai sui valori e principi tanto diversi da noi. Ma gli americani avevano chiamato quell’operazione in un primo momento “Giustizia infinita”.

La memoria ci deve aiutare a capire come si è potuti arrivare a tanto fallimento. Tutti i giornalisti e tanti politici, che sono la stessa cosa, si affrettano a mettere sotto accusa Biden che, per la verità, gode di un trattamento speciale.
Se al suo posto ci fosse stato Trump si sarebbero scatenati i soliti al grido di populismo, nazionalismo, razzismo e altri termini del tutto fuori luogo.

Il più grande responsabile di ciò che sta accadendo ha un nome: George W. Bush. Già Obama aveva detto che gli Usa se ne dovevano andare via; se non altro per ragioni di cassa. Secondo il Watson Institute della Brown University la somma ammonta a 2.300 miliardi di dollari! Solo gli Usa hanno speso 2.261 miliari. L’Italia solo, si fa per dire, 8,9 miliardi di dollari.

Non era proprio più sostenibile rimanere e la crisi Covid, credo, ha accelerato la decisione. Il problema è che non ci si doveva andare fin dall’inizio. Quando l’amministrazione Bush decise di muovere contro l’Afghanistan, prima sostenendo le forze interne che combattevano i talebani e poi, nel 2001, con la GB iniziarono a bombardare varie città afgane, non avevano dato prova che un solo afgano fosse coinvolto negli attentati. Il 25 luglio 2005, ecco cosa si diceva in Senato: “…si procede alla proroga della partecipazione ad Enduring Freedom che, a distanza di alcuni anni, fa registrare il fallimento della strategia militare di lotta al terrorismo” (sen. Martone). “…Enduring Freedom in Afghanistan, che fa registrare il fallimento dell’operato finora condotto, stante il controllo di numerose zone da parte dei signori della guerra e l’intreccio di interessi tra produttori di oppio e terroristi” (sen. Boco). Alla Camera il giorno 5 marzo 2007, l’on. Roberta Pinotti diceva: “Vi si indicava l’impegno fondamentale a concludere la partecipazione dell’Italia alla missione Enduring freedom e, anzi, a promuoverne il superamento”. On. Elettra Deiana: “Tuttavia le Nazioni Unite non poterono fare nessun passo in questa direzione. Non ebbero il tempo di verificare responsabilità e fatti. Nessuna verifica fu possibile circa il coinvolgimento, nell’attacco alle Torri gemelle, del regime di Kabul o di settori di quel regime. Com’è noto, l’iniziativa unilaterale degli Stati Uniti – la missione di guerra contro Kabul, denominata Enduring freedom – ruppe gli indugi e aprì una nuova pagina nella politica internazionale, che via via si configurò come unilateralismo, violazione del diritto internazionale, teoria della guerra preventiva. Si affermò in quell’occasione un’impostazione strategica da parte della Presidenza Bush tesa ad affermare e a consolidare la supremazia globale degli Stati Uniti: solo loro erano legittimati ad operare in nome dell’ordine mondiale e fecero la guerra in modo unilaterale per difendere i propri interessi… La decisione di organizzare la missione Enduring freedom fu realizzata, voglio ripeterlo, con tempi così accelerati, che non permisero alle Nazioni Unite di capire quali fossero in quelle circostanze i suoi compiti e i passi più efficaci da compiere”.

Anche la destra non aveva ben capito l’azione americana se è vero che l’on Maurizio Gasparri diceva: “Ripeto che l’iniziativa americana, tutta da accertare e da definire, è sicuramente inquadrabile nel dramma di un conflitto che, come tutti i conflitti, determina spesso conseguenze sulle popolazioni civili inermi, le quali sono due volte vittime”.
On. Alberto Burgio: “Resta da dire qualcosa sulla copertura giuridica della missione e sul connotato stringente, cogente dei nostri impegni. Si mette in mezzo l’ONU, quando si sa che l’ONU autorizzò la missione il 20 dicembre del 2001, due mesi dopo i bombardamenti a tappeto degli aerei americani su Kabul, e quando si sa che da quattro anni a questa parte, precisamente dall’aprile del 2003, con un vero colpo di mano, la NATO ha riassunto il comando della missione ISAF, divenuta sostanzialmente tutt’uno con la missione Enduring Freedom. Si chiama in causa l’Unione europea che, pur avendo promosso in questi mesi un intervento finalizzato all’addestramento delle forze di polizia afgane, non ha invece mai esplicitamente ratificato l’avallo alla missione ISAF”. On. Franco Russo: “Pertanto, penso sia giusto avere l’obiettivo di porre fine alla guerra in Afghanistan, una guerra che non si può vincere, così com’è stato dimostrato che non si può vincere la guerra in Iraq: si possono vincere le battaglie contro i regimi dittatoriali, come abbiamo visto accadere in Iraq ed in Afghanistan, ma non si può vincere contro i popoli; non si può vincere sperando di esportare il diritto internazionale o gli istituti civili o la democrazia sulle punte dei missili e sulle punte delle attuali «baionette»”.

Tutti sapevano e tutti contestavano ma i governi che si sono succeduti in quegli anni hanno sempre votato a favore anche quando, Enduring Freedom veniva accorpata all’altra missione, ISAF (International Security Assistance Force), che aveva compiti puramente umanitari. Chiediamoci come mai gli americani hanno insistito, per anni, fino a riuscirci a unire le due operazioni di natura e finalità del tutto opposte: Enduring Freedom e ISAF. L’Italia, difatti, da una parte si ritirava da Enduring Freedom e dall’altra rimaneva nella ISAF. Ma gli uomini non cambiavano l’armamentario. Da una parte bombardo e dall’altra mando aiuti.

Chiediamoci perché mai Obama disse che i 33 mila soldati americani avrebbero salutato la polvere di Kabul nel 2014. Venne piegata in grande stile una bandiera a stelle e strisce e sembrava che se ne dovessero andare via il giorno dopo.
Chiediamoci perché nelle memorie scritte, Obama, ha scritto del “complesso militar-industriale” ripescando una definizione di Eisenhower.

E infine chiediamoci come mai, metà del mondo, se non di più, odia e teme la politica estera (militare) degli Usa e tutti i suoi abitanti.