(Stefano Rossi) – “I cittadini di Viterbo, Frosinone, di Albano, dell’Emilia Romagna, dell’Abruzzo, della Puglia si sono rotti i coglioni di prendere la monnezza che Roma non riesce a mettere sul proprio territorio”.
Così, testuale, il governatore Zingaretti a San Basilio sotto un sole cocente.
E’ ora di agire; non si può rimanere inerti solo perché questi “signori” sarebbero degli “alleati”.
L’alleato politico non colpisce alle spalle con falsità gravi!
Nicola Zingaretti è stato commissariato a gennaio 2021, con l’ordinanza n. 706, del Tar Lazio, proprio per aver disatteso altre due sentenze dello stesso tribunale (la n. 2902/2016, e la n. 04524/2018) per non aver saputo indicare siti idonei per lo smaltimento rifiuti.
Tanto è vero che il commissariamento è aggravato dal fatto che i giudici amministrativi hanno nominato commissario ad acta il direttore generale del ministero dell’Ambiente, togliendo così ogni ruolo alla regione.
Ora questo signore si permette, da commissariato per l’emergenza rifiuti, di aizzare la folla di Albano, luogo deputato allo smaltimento temporaneo. Ma questo se lo può permettere uno qualsiasi al bar dello sport dopo aver bevuto 6 liquori di mattina! Non un governatore, pure commissariato.
Poi la vicenda cinghiali.
Nel torrido caldo del 21 luglio scorso, ha pure detto che i cittadini si sarebbero stufati di vedere i cinghiali in giro per Roma.
La legge n. 157 del 1992, obbliga le regioni a tutelare l’ambiente e i cittadini per i danni provocati dalla fauna selvatica. All’art. 26, è previsto l’obbligo per le regioni di dotarsi di un fondo per garantire i risarcimenti e le opere di contenimento.
Ogni altro atto o protocollo, che il comune di Roma, “distrattamente” avesse firmato con la regione Lazio non ha alcun valore giuridico perché, in questo caso, è la legge che prevale.
Questo signore getta fango su enti e persone che non possono fare nulla sul problema cinghiali.
Mi chiedo, cosa deve succedere ancora per vedere il Movimento agire di conseguenza.
Ci sono le denunzie e querele per omissioni in atto d’ufficio, per l’abuso della credulità popolare, diffusione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico, senza contare il danno d’immagine sia per il comune, sia per il Movimento.
Mi chiedo molto serenamente, ma un politico che avrebbe dovuto e voluto diventare sindaco della Capitale, può così platealmente ingannare se stesso e la gente che lo ascolta? Può rendersi ridicolo come un mentecatto senza che nessuno dica nulla?

Ci sarebbe da chiamare le forze dell’ordine! O del disordine, che in regione Lazio non devono mancare.