Michetti, il No Mask dell’etere che si sente Ottaviano Augusto

(Si tenga conto, durante la lettura di questo articolo, delle alternative a cui avevano pensato Meloni, B. e Salvini: Gasparri, il senatore che su Twitter risponde ai cittadini con l’argomento che la loro madre batte il marciapiede, e Bertolaso, del cui diniego ancora non ci facciamo una ragione).

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – Enrico Michetti, avvocato e amministrativista, è il nuovo idolo delle folle meloniane e dunque in seria corsa come sindaco di Roma. Su Radio Radio, emittente locale prevalentemente di calcio – ma il calcio, si sa, non è solo calcio – nella rubrica Accarezzami l’anima (e già qui ci vuole coraggio, soprattutto a Roma, dove di solito a “l’anima” segue l’improperio massimo, l’ur-insulto, quello che tira in ballo gli antenati), Michetti è “il Professore”. S’è scavato una nicchia, costruendo un’immagine di sé che mischia bonomia, concretezza e una contundente nostalgia dell’impero romano molto gradita a destra.

È emerso bene nel 2020, l’anno del Covid, “un’influenza” (del resto la radio ha sostenuto la battaglia per la cosiddetta cura Di Bella contro i tumori, e ospita interventi di Borghi, Fusaro e Meluzzi, teorico del chip dentro la mascherina per controllare le persone), e oggi lotta contro la dittatura sanitaria.

Nelle dirette video Michetti annuisce, mentre gli speaker lo pompano: “Lui farà questa cosa con amore, non con la sete di potere”. Enrico chiede di poter parlare: “Quando ci si pone davanti al cuppolone, cosa ci appare? Quel colonnato che sembrano due braccia. Ecco, da parte mia ci sono due braccia aperte”.

Il sogno, i progetti, l’amore, lo stadio, la fiamma della gente… Ma pure rifiuti, decoro, trasporti, sicurezza. Epica e bilancio. In un motto: Roma Caput Mundi. Anzi: Make Roma great again. “Dovremmo riportare la Capitale alla Roma dei Cesari, la Roma dei grandi papi”, nientedimeno. Sotto le pensiline sulla Casilina, in attesa del 505, la gente vorrebbe Ottaviano Augusto. La mitologia a lui ascrivibile recita che la sua è una candidatura dal basso; esperto, ma esponente della (ormai anche a destra) magnificata “società civile”. Meloni (che a Roma avrebbe vinto a mani basse, ma aspira al nazionale), contro il vecchiume di Tajani che voleva una magistrata (non più cancro della società, e che se vince Michetti sarà “prosindaca”), ha preso atto del furor di popolo.

Avvicinandosi ai podcast di Michetti si vede che questa è una fake news sopraffina. È un prodotto costruito per vincere. Anni di bombardamento dell’amministrazione di Roma, in base alla suggestiva teoria che il debito esiste e non esiste, è una mezza chimera soffiata dall’incompetenza: in realtà i soldi ci sono, ma la burocrazia li blocca. Se comandasse lui, troverebbe il modo di farli fluire. Lui, con le sue 17 pagine di curriculum (tra le voci: docente al corso di formazione “Studiare da sindaco”), userebbe proprio la burocrazia per sbloccare i denari. Come? Col cavillo. L’uomo conosce e cavalca il cavillo, il cavillo essendo sostanza e accidente del disastro, epitome del danno e grimaldello per scardinare l’assetto. I soldi se li è mangiati la cialtroneria, altroché (non una parola su Alemanno, condannato per corruzione in Mafia Capitale), e lo dice uno sui cui servizi venduti alla Pubblica Amministrazione da direttore della Fondazione Gazzetta Amministrativa indagano Anac e Corte dei Conti.

Insomma, “ci vuole competenza, visione, passione, forza, coraggio”, lo endorsa il direttore della radio, “e tu sei una persona perbene, cercano di attaccarti quando esce il tuo nome”. Michetti conferma: “Parte la corsa alla delegittimazione della persona, quella persona deve essere uccisa”; onore, reputazione, amor di patria: il mondo maschio senza rischio del sottobosco destrissimo della Fm romana.

A chi parla, Michetti? Al popolo dei tassisti, raggiunti capillarmente in modalità broadcasting nella città dell’ingorgo perenne; a baristi e ristoratori, che sono stati chiusi per pandemia (colpa della Raggi); agli automobilisti sfiancati dal disinganno. Così la campagna vaccinale è come il “doping di Stato” della Ddr, e – sturando lo sturabile – il saluto romano “è igienico”. Lo speaker agita l’art. 3 della Costituzione, faro della candidatura: “Io saluto con la mano aperta perché è il simbolo di pace, ti devo far vedere che non ho niente in mano, è una cosa romana”. Ma certo, dice Michetti: “Se poi un regime totalitario si appropria del segno della croce, che facciamo, bandiamo il segno della croce?”. Risate in studio; ascoltatori con le mani che prudono in solluchero. La prova che Michetti non è fascista: “Io sono stato il primo a contestare i Dpcm, che sono l’atto del dittatore”. Quindi gli antifascisti d’ora in poi hanno un nuovo segnale di riconoscimento: contrari ai Dpcm (previsti dal nostro ordinamento); favorevoli al saluto romano (in teoria vietato in quanto apologia del fascismo).Michetti è “una luce, una speranza”, “è qualcosa che va al di sopra di tutti. È l’orgoglio di Roma”. C’ha la vocazione: “Ho sentito la città che mi fermava, come si fa a dire di no a Roma?”. Già, come si fa? (Ma in definitiva, noi che abbiamo fatto di male?).

9 replies

  1. Michetti è imbarazzante, ma il peggio non è lui. Il peggio del peggio è tutto quello che c’è dietro di lui.
    Manco sotto tortura.

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    • Il peggio venturo e’ sempre utile a non fare nulla con quel peggio di ieri sul quale siamo seduti, per non vederlo.

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