(Stefano Rossi) – Il Pd, dopo aver bruciato un lungo elenco di nomi, ha trovato in Roberto Gualtieri il candidato per sfidare la sindaca Virginia Raggi a Roma. E così, tra un problema e un altro, Gualtieri ha scoperto che a Roma, come in tante altre località italiane, c’è il problema dei cinghiali che senza paura arrivano dentro le città. Ha fatto scalpore il video della donna che ha dovuto cedere la sua spesa ad un gruppo di cinghiali in un  parcheggio  in località Le Rughe, comune di Formello.

Virginia Raggi e Roma non c’entrerebbero nulla ma Gualtieri, sicuro che una vasta schiera di pennivendoli gli avrebbe dato man forte, se l’è presa con la Raggi che, ripeto, proprio non c’entra nulla. E giù articoli, interventi, critiche alla sindaca della Capitale la quale, per troppa bontà e galanteria, non replica mai alle critiche con ulteriori critiche.
Per andare subito nella questione che ci interessa basta ricordare cosa decidono i tribunali, le corti d’Appello e la Cassazione in merito all’ente che deve sovrintendere alla fauna selvatica. Negli anni passati erano le province. Ora che sono state svuotate di compiti e soprattutto di soldi, spetta alle regioni farsi carico del compito di contenere e controllare la fauna selvatica e, in caso di danni, spetta alla regione competente per territorio, risarcire i danni.
La Legge 11 febbraio 1992, n. 157, ribadisce quello che  è scritto nel codice civile dal 1942, cioè che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello StatoAll’art. 26, è previsto che le regioni, NON I COMUNI, debbano predisporre dei FONDI per risarcire dai danni provocati dalla fauna selvatica. Questi danni possono essere relativi ad un fondo agricolo ovvero a persone e cose.

Aggiungo io, senza malizia, che se le regioni i soldi li spendono per altre loro “esigenze” ecco che sorge il problema.
Io mi limito alla regione Lazio. Il governatore Nicola Zingaretti è stato condannato il primo grado e in secondo grado per aver utilizzato un numero abnorme di dirigenti nonostante la regione Lazio abbia, in pianta stabile, un numero elevatissimo di dirigenti. Nonostante tutto Zingaretti ha preferito chiamarne altri 48 in più, ben oltre quello consentito dalla legge (tra questi risulta la moglie del dott. Palamara). Il Consiglio di Stato, nel ribadire la condanna, ha giustamente rilevato un danno erariale considerevole (la Corte dei Conti, mi gioco la testa, non muoverà un dito), ecco, a proposito di danno erariale, chissà a quanto ammonta il Fondo della regione Lazio, ex art. 26, della legge citata,  per risolvere il problema.

Così, tanto per capire di chi è la colpa,  Virginia Raggi  non c’entra nulla e invece viene tirata per i capelli pure per il  comune di Formello; Nicola Zingaretti commissariato da gennaio 2021 per i rifiuti dal Tar Lazio, condannato in primo e secondo grado per i dirigenti,  aspettiamo di vederlo in un solo articolo o servizio televisivo per la storia dei cinghiali.
E questa è l’informazione ufficiale dei pennivendoli.