Milano-Cortina 2026. Le olimpiadi della Lega: poltrone da record. Segretarie, commercialisti e amici di…

I ‘GIOCHI DELL’AUTONOMIA’ APPALTATI A LOMBARDIA E VENETO. PERÒ MANCA L’AGENZIA (STATO): INTANTO LA FONDAZIONE SPENDE

(di Lorenzo Vendemiale – Il Fatto Quotidiano) – Quando nel settembre del 2018 i sostenitori dell’impresa olimpica di Milano-Cortina coniarono la fortunata espressione “Giochi dell’autonomia”, per estorcere al premier Conte la firma sulla candidatura e placare le proteste dei 5Stelle che pretendevano che lo Stato non ci mettesse un euro, tutti pensarono a un bluff: i soldi pubblici sarebbero arrivati comunque e in effetti così è stato. Invece, i vari Giorgetti, Zaia, Fontana facevano sul serio: solo che per “autonomia” intendevano che i Giochi invernali del 2026 sarebbero stati affar loro. Dei loro politici, certo, ma pure avvocati, commercialisti, segretari: una tavola da un miliardo di euro tutta apparecchiata per la Lega.

Era immaginabile che il Carroccio avrebbe preteso un ruolo di primo piano nella manifestazione che coinvolgerà le due Regioni settentrionali più ricche (e più care al partito). Meno che il governo appaltasse totalmente l’evento. È un po’ quello che è successo con la distribuzione delle deleghe del ministero delle Infrastrutture: Matteo Salvini ha dovuto cedere tanto agli alleati, però ha ottenuto il “coordinamento delle attività per i Giochi olimpici invernali 2026”, affidato al sottosegretario Alessandro Morelli. Per la parte sportiva c’era già la sottosegretaria Valentina Vezzali, pure di espressione leghista (o meglio, giorgettiana, come dimostra lo staff da lei scelto), ma in realtà questa casella è strategica: dal ministero di Enrico Giovannini passeranno tutte le opere infrastrutturali, per cui lo scorso governo ha stanziato un miliardo di euro. Strade, aeroporti, varianti, il necessario per tirare a lucido Lombardia e Veneto.

Il sottosegretario Morelli non è l’unico leghista, e nemmeno l’unico Morelli: ce n’è un altro, Mario, che è appena entrato nella Fondazione Milano-Cortina. Nessuna parentela, li accomuna la fiducia del partito. Stimato avvocato, grande esperto di diritto sportivo, Mario Morelli è il tecnico con cui Giancarlo Giorgetti aveva scritto a Palazzo Chigi la riforma dello sport che doveva ridimensionare il Coni di Malagò. Adesso sta dando una mano a Vezzali, che ha subito pensato a lui quando si è trattato di sostituire Valerio Toniolo (voluto dall’ex ministro Spadafora) come rappresentante del governo nel Comitato organizzatore. Così Giorgetti può contare sul suo uomo e pure la sua donna di fiducia: in Cda è entrata in quota Regione Lombardia anche Pamela Morassi, che aveva lavorato nel suo gabinetto quando era sottosegretario, e recentemente lo ha seguito al ministero dello Sviluppo economico, dove è a capo della segreteria tecnica. Sempre mantenendo il posto in Fondazione.

La Lega ha avuto gioco facile a piazzare i suoi uomini nel consiglio, visto che i 20 membri sono stati spartiti a metà fra Coni ed enti territoriali. Malagò pensa al Cio, Beppe Sala è debole in attesa della rielezione, Pd e M5S hanno mollato, i tecnici si sono defilati: le Olimpiadi diventano una partita tutta interna alla Lega (e alle sue correnti). Zaia ha indicato il presidente del collegio sindacale Andrea Martin, già a capo dei revisori della Regione Veneto. Altro componente è Andrea Donnini, commercialista di Varese. Come direttore commerciale è stato ingaggiato Antonio Marano, ex luogotenente del Carroccio nella tv di Stato. Alla guida, invece, resta sempre Vincenzo Novari, che in realtà fu scelto da Spadafora: fu l’ex ministro a fare il suo nome e nessuno a ebbe da ridire. Oggi la stagione è cambiata: anche l’amministratore delegato cerca (faticosamente) di riconvertirsi al nuovo corso leghista.

Per completare l’occupazione, mancherebbe solo l’Agenzia, la società statale che dovrà occuparsi delle infrastrutture (e del miliardo stanziato dal governo). Ecco, quella manca proprio, nel senso che a due anni di distanza non è stata nemmeno costituita. Un ritardo sconcertante, frutto dei rimpalli fra ministeri e della crisi di governo, che ha spazientito pure Malagò. Al governo non riescono a crearla ma hanno già stabilito chi dovrà guidarla: il commissario designato è Luigi Valerio Sant’Andrea, uomo per tutte le stagioni, in passato vicino al Pd e a Luca Lotti, ma con esperienza anche in Veneto dove ha fatto per un periodo il commissario ai Mondiali di sci di Cortina (per ora accasato in Sport e Salute). Poi però ci sono da decidere gli altri membri del consiglio, i direttori, uno per Regione, entrambi leghisti ovviamente: ed è qui che le varie anime del partito hanno già cominciato a litigare. Intanto è tutto fermo.Per fortuna c’è la Fondazione che fa cose. Ha creato il logo ufficiale, addirittura due, li ha presentati a Sanremo, poi ha fatto scegliere al pubblico. Assume, siamo a quota 60 dipendenti (che pagheranno le tasse solo su una parte del loro stipendio, come in un piccolo paradiso fiscale). E poi spende. Soldi che nemmeno ha, visto che il Comitato organizzatore al momento conta ricavi zero: gli sponsor arriveranno (si spera), i contributi del Cio partiranno dal 2022. Al Comitato se ne sono accorti in ritardo, se a metà 2020 hanno dovuto cambiare in corsa lo statuto, eliminando il concetto di “patrimonio minimo” che avrebbe bloccato il bilancio. Per fortuna ci sono le linee creditizie messe a disposizione dalle banche. Nei primi due anni si parla già di oltre 10 milioni di euro di spesa. Per far cosa non è chiaro, almeno resta una consolazione: senza il Covid sarebbero stati di più.

Per il momento l’attenzione è tutta concentrata sul marketing, la passione dell’ad Novari. Sulla parte sportiva ancora poco. Nulla è stato fatto per migliorare il dossier: la pista di bob di Cortina, cattedrale nel deserto annunciata in partenza, è stata messa in discussione persino dal Cio, che aveva proposto di spostarla all’estero, dove già ce n’è una. La Regione Veneto la voleva a ogni costo, Zaia si è imposto e alla fine si farà (costo: 85 milioni), ma verrà stralciata dal dossier, perché il Comitato internazionale prevedendo il disastro non vuole che sia nemmeno associata ai cinque cerchi. Lo stesso copione rischia di ripetersi per la pista di pattinaggio a Baselga di Piné, che la Federazione internazionale pretende sia coperta (a cifre spropositate). La spartizione di opere, fondi e poltrone delle Olimpiadi prosegue senza sosta. Poi a un certo punto arriverà il 2026. E ci ricorderemo che bisognava fare pure le Olimpiadi.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

8 replies

  1. Ah, la VEZZALI. La solita ‘lady oscar’ de noaltri, quella che abbracciava Silvio, quella che si dava malata per andare a fare i mondiali di scherma.

    "Mi piace"

  2. Mi sento quasi grata, poteva andare peggio: tutte queste bocche da sfamare e un solo miliardo da spartirsi.

    "Mi piace"

  3. Se avanza qualche spicciolo, si potrebbero anche corrompere i membri del Cio per fargli ricononscere il magna-magna come nuova specialità olimpica: a giudicare dal rumore di mandibole all’opera, qua l’oro non ce lo toglie nessuno.

    Piace a 1 persona