(Roberta Labonia) – Ragazzi questi si che ci proietteranno verso il futuro! Mi riferisco alle giovani marmotte di Forza Italia, Lega e Italia Viva (e qualche cascame del Pd), a cui è venuta la folgorazione di costituire un intergruppo parlamentare per riesumare l’ideona del Ponte sullo Stretto. Avete capito bene: non opere necessarie come il pane nel sud Italia come il rifacimento di strade, autostrade, come una rete ferroviaria decente che, nel nostro meridione martoriato, ancora viaggia su binario unico (sigh). No, loro pensano in grande: continuano a sponsorizzare “grandi opere” perchè, lo sanno bene, grandi opere significa tante bocche. Stavolta ce ne sarebbe per tutti. I fantastillioni europei presto saranno realtà: che non si trova qualche miliarduccio per realizzarci il ponte dei desideri di tutti? I tragici epiloghi italiani in tema di “grandi opere” se li sono dimenticati (vedi TAV, un’opera vecchia prima ancora di essere realizzata). Pensate, il primo a farcisi le pippe mentali su un ponte che collegasse la Sicilia alla Calabria (3,3 km), fu il console Lucio Cecilio Metello nel 251 a.C. di ritorno dalla prima guerra punica. Farneticava di realizzarlo con barche e botti. Gli serviva per trasportare dalla Sicilia i 140 elefanti da guerra che aveva fregato ai cartaginesi. E l’idea solletico’ anche Carlo Magno. Ma niente, poi gli è passato di mente. E da allora non è che abbiamo fatto tanti passi avanti: nel 1876 al ministro Zanardelli venne un ideona, quella di depositare in fondo allo stretto un grosso tubo d’acciaio dentro il quale far transitare i treni. Ma, anche stavolta, tutto cadde nel vuoto. E fece cilecca pure buonanima di Mussolini, troppo impegnato a farsi buttare dentro il più tragico conflitto mondiale da quella mammola del nazi Adolf.

Si è dovuto aspettare Forlani e il suo Governo, nel 1981, per vedere un po’ di concretezza. No, non parlo del Ponte, parlo della società di Stato che avrebbe dovuto realizzarlo: la Stretto di Messina SPA. Ad aggiudicare l’appalto delle opere ad un Consorzio capitanato dal gruppo Impregilo e una inc. USA, ci penso’, 25 anni dopo(2006), il governo Berlusconi, ma i lavori si sono fermati all’abc. E i general Contractor manco a dirlo hanno fatto causa allo Stato. Poi, nel 2016, ci ha pensato Matteo Renzi a “rilanciare” il progetto facendo lingua a lingua con Salini (l’Ad del Consorzio Impregilo oggi rinviato a processo per turbativa d’asta), ma, anche stavolta, non se n’è fatto niente.

Ora, a distanza di 40 anni dalla sua nascita, la “Stretto di Messina SpA”, partecipata di Stato, (nel frattempo in liquidazione), con un capitale di poche centinaia di milioni, deve far fronte a richieste di indennizzi che sfiorano il miliardo di euro. Ma a loro, quelli che pensano in grande, che gli frega? Solo a parlarne del Ponte sullo Stretto porta voti e poi, si riuscisse a rimetterlo in pista, sarebbe una gallina dalle uova d’oro. Tanto a pagare, come diceva Totò, ieri come oggi, sarà sempre Pasquale.