La carica degli ordini: così ti salto la fila

Lo scandalo. Da Nord a Sud: tra avvocati, fisici, psicologi, giudici, dipendenti vari (vedi Patriciello), l’esercito dei “professionisti a rischio” (o quasi).


(di Dario De Luca, Natascia Ronchetti, Giacomo Salvini e Andrea Sparaciari – Il Fatto Quotidiano) – Oltre 900 anziani ammassati davanti al centro vaccinale dell’ospedale Niguarda di Milano. Tutti, ieri, con la prenotazione in mano. Peccato che le dosi disponibili fossero 600. È l’ennesimo errore commesso da Aria, la SpA di Regione Lombardia che gestisce il disastroso sistema di prenotazione dei vaccini.

Persino il commissario Bertolaso è stato costretto a scusarsi. Anche perché mentre gli over 80 continuano ad aspettare il vaccino (sono in attesa in oltre 550mila), la Lombardia ha già vaccinato psicologi, veterinari (pure in pensione), biologi. Anche avvocati, seppure solo quelli che collaborano con i centri anti-violenza, e che di conseguenza entrano spesso in contatto con i pronto soccorso.

Altre Regioni hanno imboccato strade diverse, nel decidere quali siano le categorie professionali che devono essere vaccinate perché svolgono servizi essenziali. Anzi: ognuna ha fatto a modo proprio. C’è chi ha detto sì ai magistrati, e chi li ha esclusi. Chi ha aperto agli avvocati, e chi no. Chi ha vaccinato i veterinari liberi professionisti. Un caos originato dalla circolare del ministero della Salute dell’8 febbraio scorso. Circolare che tra le categorie prioritarie ha indicato anche un generico “altri servizi essenziali”. Una voce depennata nella nuova circolare, due giorni fa, che ridefinisce le regole, sulla base delle classi di età, con la precedenza alle persone “estremamente fragili”. Nel frattempo, però, ogni Regione, si era già mossa con un buon margine di discrezionalità. Mentre praticamente tutti gli Ordini professionali davano l’assalto alla diligenza per accedere alle vaccinazioni.

In Campania sia gli avvocati sia i giornalisti hanno chiesto al governatore Vincenzo De Luca l’accesso prioritario. Non l’hanno ottenuto. Le due categorie ce l’hanno fatta invece a convincere il governatore della Sicilia Nello Musumeci: e tra loro ci sono, oltre al vicepresidente della Regione Gaetano Armao e all’assessore alla Salute Ruggero Razza, numerosi politici tra deputati e parlamentari, da Renato Schifani a Valeria Sudano. In Calabria gli avvocati sono rimasti fuori dalla partita. In compenso qui sono rientrati tra le categorie prioritarie i dipendenti delle prefetture, insieme ai magistrati. Anche la Regione Piemonte, tra il personale dei servizi essenziali, ha indicato gli avvocati insieme ai giudici. Idem la Puglia, ma solo per le toghe e gli amministrativi dei distretti di Corte d’appello di Bari e di Lecce: da metà marzo, con il vaccino AstraZeneca. Il Lazio, invece, per ora ha detto no anche ai magistrati, mentre ha aperto a psicologi, farmacisti, biologi che esercitano la libera professione.

Il caso più eclatante resta quello della Toscana, dove tra giudici, avvocati, impiegati degli uffici giudiziari, già in oltre 8mila sono stati “coperti”. Sui cinque parlamentari residenti in questa regione che sono anche avvocati uno solo si è però vaccinato: il senatore di Italia Viva Francesco Bonifaz. Altri invece hanno deciso di rinunciare per una questione di “opportunità”. Non si è vaccinato l’ex ministro della Giustizia del M5S Alfonso Bonafede, né la deputata renziana Maria Elena Boschi. Ma neanche il leghista Manfredi Potenti. Stessa scelta del deputato di Forza Italia Maurizio D’Ettore. “Non chiediamo un trattamento preferenziale” dice Antonino Galletti, presidente degli avvocati di Roma. “Ma la giustizia, così come la scuola, la sanità e la sicurezza, sono servizi che devono essere assicurati. Non siamo una lobby”.
Quanto agli psicologi, è il loro presidente nazionale, David Lazzari, a ricordare che fu nel 2018 l’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin “a riconoscerci come professionisti sanitari a tutti gli effetti: quindi da inserire tra le categorie prioritarie”.

Linea rigorista per la Liguria: ha “tirato” dentro i magistrati ma non gli avvocati, nonostante le pressioni di questi ultimi.

L’Emilia-Romagna nel suo piano vaccinale, per la fase 1, ha inserito anche tra i liberi professionisti, oltre agli psicologi, i veterinari, i fisici e i chimici, gli assistenti sociali, salvo poi rimandare a successivi approfondimenti con il ministero della Salute la “categorizzazione dei servizi essenziali”. Mentre sempre avvocati e magistrati hanno, fino ad ora inutilmente, chiesto tempi certi in Umbria per la vaccinazione. Un bailamme nel quale si è inserito di tutto.

In Piemonte Lega e Fratelli di Italia hanno chiesto via prioritaria anche per gli autotrasportatori, i tassisti e gli ambulanti dei mercati. In Liguria un consigliere regionale della lista Toti, Stefano Anzalone, ha scritto al direttore generale dell’ospedale San Martino chiedendogli di vaccinare il titolare e i dipendenti di un bar perché si trova nelle vicinanze della struttura sanitaria, dove fa spesso anche consegne.

C’è poi il caso del Molise. Qui sono state fatte 31.924 somministrazioni, delle quali 12.579 a personale sanitario e sociosanitario. Peccato che gli operatori della sanità, pubblica e privata, siano non più di 6mila. Chi sono dunque gli altri 6mila vaccinati? Vale la pena ricordare che qui sono stati vaccinati tutti dipendenti delle aziende, compresi quelle della tv di Isernia, che fanno capo all’imprenditore della sanità Aldo Patriciello, eurodeputato di Forza Italia. Mentre i caregiver che si occupano dei ragazzi Down, a Campobasso, sono ancora in attesa di essere vaccinati, come denuncia Giovanna Grignoli, responsabile cittadina dell’associazione persone Down.

A proposito di privilegi, dopo la richiesta di essere vaccinati da parte di 36 senatori guidati da Paola Binetti, anche i deputati iniziano a farsi avanti. Ieri mattina alla Camera Maria Teresa Baldini (Forza Italia) ha chiesto alla Presidenza di avviare le pratiche per la vaccinazione. “I parlamentari vengono da tutta Italia, il distanziamento non si verifica mai e molti colleghi si sono ammalati” ha spiegato Baldini. “Per questo vaccinare i parlamentari è una questione di sicurezza”.

Una richiesta accolta da Enrico Borghi (Pd): “Il Parlamento è o non è un servizio pubblico essenziale? Si abbia il coraggio di affrontare questo aspetto perché non riguarda un malinteso senso di privilegio, ma riguarda il senso stesso della rappresentanza parlamentare”.

La parola passa ora al Presidente della Camera Roberto Fico.

3 replies

  1. Al netto di questioni pratiche fors’anche accettabili, ditemi voi se il l’auto-inserirsi in fasce ad alta priorità non sia il tipico atteggiamento mafioso italiota, questo.
    In senso lato, ovvio, ma pur sempre mafioso.
    Roba da pazzi. Di essere considerato paese civile proprio non si ha voglia, in Italia, eh!

    Piace a 1 persona

  2. Ieri Calabresi (ospite fisso di Formigli) dice che Draghi in netta discontinuità con Conte ha finalmente centralizzato il piano vaccini.
    Dopo mezz’ora Tito Boeri: il governo dovrebbe centralizzare il piano vaccini, cosa che il governo Conte ‘non ha voluto fare’.
    Ma almeno c’era un unico criterio l’età. E c’era poco da aggirare!

    Piace a 1 persona