(Giuseppe Di Maio) – Non abbiamo fatto in tempo a nutrire tutte le simpatia per Nadia Toffa e ad appassionarci alla sua triste vicenda personale, che a “Le Iene” hanno trovato il modo di farcela dimenticare. Votato al servizio padronale, Filippo Roma, che l’ha sostituita nelle inchieste, magari crede persino di fare informazione. Il provocatore con microfono e telecamera, e il diritto di cronaca appiccicato alla giacchetta come lo stemma della croce rossa, non va mai dal suo Silvio a domandargli quando ha dato alle escort in visita a villa Certosa, se ha pagato Razzi e Scilipoti, o se c’entra con le stragi del 92/93. E non va dal cazzaro verde a chiedergli perché non si presenta nella Commissione Antimafia, o a quella nera quali sono le lobbies che finanziano il suo partito. Nella buona tradizione dei cani da riporto, o da imbrattamuri prezzolato, cerca il colore dei calzini dei giudici che pesano sul casellario giudiziario del padrone.

Però si apposta e scatta come un furetto sotto le case dei nemici, degli amici dei nemici, delle fidanzate dei nemici, alla ricerca se non di prove almeno di allusioni, o solo del dileggio della privacy, e dell’ansia della vittima che si affanna per sfuggire al suo fastidio. Olivia Paladino, se non fosse la compagna di Giuseppe Conte, nessuno di noi la conoscerebbe. E mentre in epoca covid ci domandiamo dove sia più sicuro far la spesa, lei si deve domandare se, mentre fa acquisti, invece del virus non ti trova Filippo Roma che sbucando da un portone le chiede qualcosa sul suo hotel o sulla griffe della sua borsa. E se scappa, è colpevole di peculato, non proprio lei ma addirittura il Presidente del Consiglio, che può proteggere se stesso, ma è impotente sulle molestie trasversali. Poiché il dileggio dev’essere obbligatorio, poiché si chiama libertà di stampa, diritto di cronaca, diritti dei soldi del padrone.

E libertà e diritti rimbalzano sul canale di un altro nano dell’informazione, con un Giletti che accentua la smorfia leporina nel pregustare la mossa di FdI e dell’on Roberta Angelilli che accusa di peculato Giuseppe Conte. Rimbalzano sul servizio pubblico televisivo dove Lucia Annunziata informa Nicola Morra che l’amministrazione si scusa per la sua esclusione dal programma titolo V, siccome la RAI era “presa dalla concitazione del momento”. Mentre un altro servo, un testa di morto collegato, ammonisce il Presidente della Commissione Antimafia che non può sottrarsi alle domande dei giornalisti, anche se questi distorcono palesemente l’informazione e fanno passare per rei gli innocenti e viceversa, così come vuole il padrone.

Ebbene, in attesa di una legge che imbavagli i cani da riporto, è necessario dire che lo Stato si deve far carico delle molestie ad un privato cittadino la cui sola colpa è di frequentare un esponente del governo. E’ necessario estendere le tutele della carica pubblica anche alle persone che possono essere danneggiate dall’esposizione pubblico-mediatica di un proprio amico. E’ necessario dire ai cani a stipendio che gridano dallo scanno più alto del parlamento che chi conosce il proprio stato di salute e sa di essere malato terminale deve astenersi dal giocare con le istituzioni democratiche. Giacché Jole Santelli non ha reso un servigio alla democrazia praticando fino all’ultimo la libertà dei suoi diritti civili. Anzi, sarebbe forse il caso di far produrre un certificato di sana e robusta costituzione a chi si dispone a candidarsi per cariche di vertice istituzionale, e anche uno di buona salute mentale per tutti gli altri. Noi, in trepidante attesa di nuove norme sulla democrazia, sull’informazione, e sempre alla faccia del padrone.