Declino e caduta dell’impero renziano

(Giacomo Amadori – la Verità) – Come Paperon de’ Paperoni anche Matteo Renzi aveva il suo deposito. Era la fondazione Open, a cui attingeva per organizzare mega eventi come quello del Lingotto di Torino (10-12 marzo 2017) da 459.600 euro e le varie Leopolde, ma anche per le spese del cellulare.

Per l’ utilizzo di Open, oggi Renzi, l’ ex presidente della fondazione Alberto Bianchi e i vecchi membri del consiglio direttivo Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Luca Lotti sono indagati per finanziamento illecito.

Le carte dell’ inchiesta fiorentina, coordinata dal procuratore aggiunto Luca Turco, non svelano, però, solo il legame finanziario tra la fondazione e l’ ex premier, ma raccontano anche il tramonto del Giglio magico e il tentativo di costruire una nuova cassaforte dopo la chiusura di Open, avvenuta nel 2018.

All’ epoca l’ ex premier non intende rinunciare ai propri finanziatori e pensa a una «fondazione Matteo Renzi». Una soluzione alla Barack Obama, alla Tony Blair o alla Clinton.

Sogni e progetti emergono dagli appunti di Bianchi. L’ avvocato pistoiese, come il conte Emmanuel de Las Cases sull’ isola di Sant’ Elena, trascriveva sulla carta intestata dello studio o sull’ agenda i resoconti dei suoi incontri con il decadente Napoleone di Rignano sull’ Arno.

Nel settembre del 2018 la mancanza di denari popola di incubi la testa di Bianchi. Che in uno dei suoi promemoria scrive: «Leopolda 9. Chi organizza? Comitato, nuova fondazione? Composta da chi? Soldi. Ci vogliono 750 k. Da chi si va? (vedo Toto il 13)».

 In effetti Bianchi il 13 settembre 2018 incontra l’ imprenditore Alfonso Toto a Roma. L’ annotazione prosegue in modo quasi indecifrabile. Dentro a un rettangolo di legge «Matteo, estromissione». Sotto: «Ora possibile».

L’ 8 ottobre il professionista trascrive altre parole, forse dopo aver incontrato Lotti. Anche qui si legge «Matteo estromissione» seguito da una parola non chiaramente comprensibile. Nello stesso appunto ci sono frasi sparse come «Leopoda (Presta ecc. RTV 38)», con riferimento all’ agente di Matteo, Lucio Presta, e «aereo leasing: presto archiviaz». A quale leasing si fa riferimento? All’ Air force Renzi? E di qualche archiviazione si parla?

Scorrendo l’ agenda di Bianchi-Rustichello (il memorialista del Milione) scopriamo che a fine 2018 l’ avvocato sta progettando una società in accomandita semplice intestata a Eleonora Chierichetti, originaria di Rignano sull’ Arno e per anni responsabile della segreteria di Luca Lotti. L’ impressione è che l’ azienda debba fare da veicolo per futuri guadagni di Renzi & c.. Nel progetto viene coinvolto anche Riccardo Maestrelli, uno dei grandi finanziatori del fu Rottamatore, nominato consigliere di Cdp immobiliare durante il governo Renzi.

Il 22 novembre 2018, la Chierichetti, l’ avvocato Alberto Maria Bruni, pure lui di Rignano sull’ Arno, Bianchi e Maestrelli danno vita alla «Mediceo di Eleonora Chierichetti Sas». L’ oggetto sociale è: attività di «consulenza e pianificazione strategica, finanziaria e commerciale; di advocacy».

A luglio Bianchi aveva incontrato Lotti e i due avevano trattato l’ argomento «società lobbyng e advocacy», abbinato ai promemoria «cercare ABruni» e «M avvisato».

Da una nota del 17 settembre 2018 apprendiamo che il piano per una Sas viene affinato in un incontro proprio con l’ avvocato rignanese.

Che porta a queste conclusioni: «Accomandita semplice RM (Riccardo Maestrelli, ndr) accomandatario AB e AB accomandanti (con ogni probabilità Alberto Maria Bruni e Alberto Bianchi, ndr); consulenza varia offerta servizi; incassa la società paga una parte minore i suoi professionisti/ una parte fanno cassa e poi si stabiliscono i dividendi (anche ai professionisti); fiscalista del Maestrelli; chi è il destinatario terzo? (ABr non vuole essere coinvolto)». Il messaggio è abbastanza criptico, ma gli investigatori desumono che si tratti di un «incontro prodromico alla costituzione della Mediceo Sas».

Alla fine la società non sembra essere stata utilizzata da Renzi. Lo si deduce dal riassunto di un colloquio tra Bianchi e l’ ex premier. L’ appunto del 18 marzo 2019 sintetizza una lunga conversazione tra l’ ex presidente di Open e «MR a margine della riunione operativa sulle vicende dei suoi genitori». L’ 8 marzo Tiziano e Laura erano stati rimessi in libertà, dopo essere stati arrestati il 18 febbraio con l’ accusa di bancarotta.

Nell’ annotazione è indicato un capitolo «business». Dove si legge: «Scettico su Mediceo (penso abbia ragione). Scettico su opportunità di un unico mega contenitore con dentro lui, Marco (Carrai, ndr), Luca (Lotti, ndr), io e chissà chi altro. E – dice – priorità numero 1 è soldi x Luca, numero 2 restituire ad Alberto, numero 3 ecc. meglio diversificare (tradotto: non ha voglia di legami in società con Luca. Del resto, Marco me lo aveva detto)».

In effetti due mesi dopo Renzi fonda la Digistart, di cui diventa amministratore unico Carrai. Ma il 23 novembre la società viene sciolta e posta in liquidazione dallo stesso ex premier (con una perdita di esercizio di 6.600 euro). La nota prosegue: «Fondazione MR. Gli ho detto che se ci dobbiamo riflettere, dobbiamo farlo fin dall’ inizio, in modo sistematico. Anche perché dice, se la chiama “MR” non è cosa che si possa aprire e chiudere tipo Open. Appunto».

I due avrebbero discusso anche della kermesse del Renzismo: «Leopolda: ok a farla dal 18 al 20 ottobre 2019, ok a che il contratto lo firmi io, per poi intestarlo vedremo a chi (fondazione MR? Altro Comitato?) [] Gli ho detto che vanno trovati al più presto i 400 per Leopolda 9. Dice che se non arrivano “va a prenderli lui” (vabbè)».

L’ ex sindaco di Firenze avrebbe anche provato a fare i conti in tasca all’ amico: «Mi chiede come va il mio lavoro, quanti costi fissi ho, quanti siamo ecc. Chiede se dopo fine sua esperienza di Governo il fatturato è diminuito. Rispondo la verità: a parte caso Toto, mio fatturato (calato, cresciuto) indifferente. L’ ho trovato veloce come sempre, acuto, infingardo (in senso buono), mai riservato».

 Ma anche perplesso sul proprio futuro: «Molto incerto in fondo sul fatto se la sua esperienza si sia conclusa o no». In quel momento mancano ancora cinque mesi alla mossa del cavallo, quella che gli permetterà di disarcionare un Matteo Salvini stordito dai mojito.

La primavera del 2019 è quella in cui il Giglio magico si sta sfaldando mentre batte in ritirata. Carrai, Bianchi e Lotti stanno da una parte, Maria Elena, Renzi e il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi da un’ altra. Il quadro emerge chiaro in una chat di Whatsapp tra Bianchi e la Chierichetti: «Allarme di L (Lotti, ndr): che fa M (Renzi, ndr)? Perché Bo e Bo (Boschi e Bonifazi, ndr) si muovono per chiedere finanziamenti per nuovo partito? Rischio perdersi [] Fondazione Matt= soldi da Lupo Rattazzi, Davide Serra (che parla male di Marco e Luca, dice Marco), Ferrero (?). Roba alla Obama, politica altra cosa, noi 3 fuori».

I tre sono Bianchi, Lotti e Carrai, che la sera prima hanno cenato insieme. Gli investigatori chiosano: «Si rileva che il totale dei contributi e donazioni volontarie erogati da privati società ed altri enti nel corso dell’ anno 2018 [] ammonta ad euro 1.159.856,89» ed «è inferiore al totale di euro 1.449.780,89 riportato» in un appunto manoscritto. Conclusione delle Fiamme gialle: «Visto il tenore dell’ appunto “25/3”, è plausibile ipotizzare che la relativa eventuale differenza di 289.924 euro, possa essere affluita su un rapporto di conto corrente intestato ad un altro soggetto».

Infine un lungo appunto di cinque facciate riporta i contenuti di una chiacchierata con Enrico Laghi («EL 19/4/17»), che le Fiamme gialle sottolineano avrebbe toccato «diversi argomenti, personalità ed enti (fra l’ altro viene fatto esplicito riferimento alla vicenda penale di Tiziano Renzi)».

In quel momento Laghi è sulla cresta dell’ onda e il Corriere della sera ricorda i suoi 24 incarichi. Dopo circa una settimana rassegnerà le dimissioni da Midco e Cai (Alitalia), mentre mantiene l’ incarico di commissario straordinario dell’ Ilva. Tra gli argomenti che i due professionisti avrebbero toccato ci sarebbe anche Flavio Briatore «con cui M», in quel momento «continua a scambiarsi messaggi». Nella nota Bianchi riporta che l’ imprenditore cuneese «sembra coinvolto con il direttore dell’ Agenzia entrate di Genova, che ha un processo perché scoperto a ricevere mazzette. Girano anche voci di pressioni governative (= del gov. Renzi) sul predetto direttore a favore di Briatore».

L’ avvocato ritiene non casuali le notizie apparse sui giornali su «un possibile rapporto tra Briatore e il direttore arrestato». Il Fatto quotidiano ha anche riferito di una donazione a Open da parte di una società del cognato di Briatore, azienda «sotto osservazione di Banca d’ Italia per operazioni sospette». Bianchi trae questa morale: «Credo che Il Fatto voglia imbastire una storia che i fondi neri di Briatore, o il prodotto delle sue evasioni fiscali, venivano in parte usati per finanziare la Fondazione dell’ amico Renzi. Ci scommetterei, che faranno così». Per questo invita alla «prudenza».

2 replies

  1. Pecunia non olet.
    Non è vero… la pecunia puzza e anche molto.
    Tutti questi stratagemmi al limite (ma anche oltre) della legalità hanno come unico scopo quello
    di rastrellare denaro che servirà a fornire all’utilizzatore finale (MR) i mezzi per rastrellare voti,
    adesioni, complicità in un disegno politico più ampio che abbiamo già visto ampiamente all’opera
    negli anni in cui MR e il suo giglio magico parevano intoccabili e inarrestabili.
    E’ difficile credere che il notevole flusso di denaro (più di 7 min. di €) sia stato alimentato solo da
    comunanza ideale e politica; più ragionevole l’ipotesi che chi ha generosamente contribuito si
    aspettasse di ricevere qualcosa in cambio e, probabilmente l’ha ottenuto.
    Le difficoltà attuali nel rastrellare altro denaro dipendono probabilmente dal fatto che oramai sono
    rimasti in pochi a credere di poter godere i frutti di un investimento che rischia di rimanere improduttivo.

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