(Giuseppe Di Maio) – Può capitare a chi non ha fatto studi regolari, o a chi si avventura in uno studio specialistico senza adeguata preparazione. Capitò a me, quando la mia passione di storia altomedioevale mi fece passare anni in biblioteca a inseguire certe mie tesi antropologiche. “La notizia che cerca è nella saletta MGH” — disse il responsabile della biblioteca. “Lo sa che cos’è?” Dovetti con dolore ammettere che non sapevo cosa fosse. “E’ il Monumenta Germaniae Historica. Vada, troverà di sicuro quello che cerca”. Quanti pomeriggi ho poi passato al chiuso di quella saletta, ma questa è un’altra storia.

Invece, chi prima dell’avvento del web non aveva mai visto una biblioteca, ed era già annoverato almeno tra gli analfabeti funzionali, si trovò a disposizione una mole di dati e notizie di ogni genere, di cui fare uso a caso, senza discernimento. Una valanga di verità e di menzogne (prodotte senza controllo da sterminati centri di potere) a cui da allora il cittadino ha accesso senza avere categorie efficaci a selezionarle, incapace di sostenere il numero e l’urto delle opinioni apprese. E’ il più clamoroso caso della ragione al servizio della volontà. Sì, giacché questa tipologia di utenti, prima si fa un’opinione e poi cerca notizie a sostegno. Proprio come feci io quando cominciai a studiare storia medievale.

Oggi, te li ritrovi, novax, nomask, terrapiattisti, negazionisti di ogni sorta (shoah, sbarco sulla luna, virus…), complottisti disposti a credere in favole complicatissime mentre sfugge loro l’evidenza dell’ordine semplice, l’abisso superficiale della realtà, come avrebbe detto Baudrillard ne “La seduzione”. Ed ecco che invece di avere il vicino di casa che crede in streghe maghi e folletti, e appesta di gnosticismo magico la religione nazionale, adesso crede in inequivocabili macchinazioni internazionali che hanno impedito il suo successo economico, la sua fortuna nelle amicizie e nel lavoro.

L’ordine sociale e la sua contraddizione sfugge a costoro con una regolarità inquietante, e tutto il dibattito attorno agli odierni temi prevalenti è un film fantastico, un incubo. Una volta si diceva che non è pericoloso chi non ha letto un solo libro, ma chi ne ha letti tre. Oggi potremmo aggiornare il detto con: pericoloso è chi legge solo il web. Perciò, quando ci dovesse venire in mente di contestare qualcuno di loro, lo vedremo difendersi con un ardore quasi religioso, come un fedele a cui è stata da poco rivelata tutta la verità dell’universo. Ognuno di noi è orgoglioso di una propria conquista intellettuale, ma pochi sono anche orgogliosi della persistenza dei propri dubbi, e di continuare con fatica a maneggiare un magma ribollente di intuizioni che però non diventa mai intoccabile sistema di certezze.

Viceversa, loro no. Loro le certezze ce le hanno. E si barricano dietro la libertà di opinione per conservarle, replicando le stesse difese degli irresponsabili amanti delle garanzie democratiche. Come i conservatori, ad esempio, che appena contestati nei loro privilegi muovono all’istante richiami al politically correct; come i ladri, che dopo aver incassato i frutti di un abuso, si riparano dietro il diritto alla privacy. Producendo tutti insieme una curiosa e funesta richiesta di giustizia e libertà. C’è stato un tempo in cui il diritto a esprimere la propria idea politica era riservato a un numero esiguo di elettori. Essi erano i padroni dello Stato e conoscevano i propri interessi, mentre gli altri erano esclusi da questa proprietà. Se alla fine i veri padroni hanno concesso a tutti di intervenire nella democrazia rappresentativa, è stato solo perché hanno capito che le mille opinioni della gente non sarebbero state utili a cambiare una virgola dell’ordine sociale, e il fervore degli ignoranti poteva solo consolidare la loro schiavitù.