Milena Gabanelli: “La pandemia globale è colpa della dittatura cinese”

(Milena Gabanelli e Luigi Offeddu – Corriere della Sera – Dataroom) – È accaduto anche con la pandemia da coronavirus: la Cina, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ Onu con diritto di veto, tace o nega da sempre quando le si chiede conto di come rispetta i diritti umani, in questo caso la libertà di informazione. Stavolta però il suo silenzio viene pagato anche da molti altri Paesi.

Il South China Morning Post riporta più volte informazioni da fonti governative: il primo contagio da Covid-19 è stato registrato in Cina il 17 novembre 2019. L’ informazione all’ Oms dovrebbe essere immediata, ma le autorità cinesi attendono fino al 31 dicembre prima di comunicare al corrispondente ufficio di Pechino di una «strana polmonite» sviluppatasi a Wuhan nel mercato di animali vivi, e solo il 9 gennaio parlano di «nuovo coronavirus» simile al precedente Sars del 2002. Il 30 gennaio l’ Oms dichiara l’ emergenza internazionale.

Nel frattempo il business e il turismo mondiale va e viene dalla Cina come se nulla fosse: 5.523 voli solo in Europa nel mese di dicembre. Il 13 gennaio, mentre Pechino sta preparando il lockdown di Wuhan, firma con l’ Italia (ignara) un memorandum d’ intesa per un aumento fino a 164 voli settimanali per parte, di cui 108 con decorrenza immediata. Il prezzo di quel mese e mezzo di silenzio è incalcolabile.

La Cina nega ogni responsabilità e reagisce alla perdita di credibilità aumentando la repressione.

La nuova «legge sulla sicurezza» che punisce il dissenso con condanne fino all’ ergastolo è stata votata in gran segreto la notte del 30 giugno. Rinviate così di un anno le elezioni previste per metà settembre (i sondaggi davano già al 60% l’ opposizione liberal); fuggiti in esilio i principali leader democratici, centinaia di arresti solo nei primi giorni, in manette anche l’ editore liberal Jimmy Lai. Londra ha offerto «una nuova via di immigrazione» ai 3 milioni di cittadini residenti a Hong Kong che nel 1997 scelsero, con l’ accordo di Pechino, di conservare il loro passaporto inglese. La risposta di Pechino:«Non consideriamo validi quei passaporti».

Dal gennaio 2021, Taiwan avrà un nuovo passaporto. In copertina, la parola «Repubblica di Cina» non si legge quasi più, al suo posto «Taiwan». Pechino ha sempre ammonito: «Se dichiareranno l’ indipendenza, attaccheremo militarmente». Taiwan, indipendente di fatto dal 1949, non siede – per volontà di Pechino – nelle organizzazioni internazionali, e solo 14 Stati la riconoscono diplomaticamente. Pechino ha impedito che l’ Oms invitasse al suo vertice annuale 2020 Taiwan come esempio di buona gestione sanitaria.

La questione è geostrategica, perché il Mar cinese meridionale, ricco di petrolio e gas naturale, è al centro dei suoi piani di espansione. Taiwan si è armata fino ai denti, e la Cina pure, con tecnologia in grado di distruggere e uccidere senza intervento umano.

Secondo Amnesty International la Cina ha il primato mondiale delle esecuzioni capitali, previste per 46 diversi reati, inclusa la sovversione. Sarebbero «migliaia all’ anno», ma Pechino dice che non esistono «statistiche separate», le considera un segreto di Stato e le raccomandazioni Onu non sono vincolanti.

Senza risposta anche le proteste del Consiglio Onu per i diritti umani: anzi, nell’ aprile 2020, proprio in quel Consiglio, la Cina ha ottenuto un suo seggio fino al 2021.

Il Tibet è una regione autonoma, i suoi 3,1 milioni di abitanti sono quasi tutti buddisti, con una loro lingua e una identità nazionale risalenti al 127 a.C. Hanno sempre rivendicato l’ indipendenza da Pechino, e hanno pagato un prezzo: templi distrutti e repressione sanguinosa. Il Dalai Lama, premio Nobel per la Pace, vive in esilio nell’ India del Nord, ha rinunciato alla linea indipendentista, ma chiede «compassione» e il rispetto dei diritti umani.

Nella regione autonoma occidentale dello Xinjiang vivono 23 milioni di abitanti, il 47% sono musulmani uiguri. Inaccettabile per Pechino la loro richiesta di libertà religiosa. Alla repressione violenta, si alterna la «rieducazione politica» attraverso il lavoro forzato. Lo scorso 1° settembre il World Uyghur Congress, in occasione della visita a Berlino del ministero degli Esteri cinese Wang Yi, chiede aiuto al governo tedesco: da 1 a 3 milioni di uiguri sono detenuti senza accuse nei campi di «rieducazione», dove avvengono torture e sterilizzazioni forzate.

La Germania ha protestato più volte, anche se nello Xinjiang si trovano fabbriche tedesche come la Volkswagen, la Siemens, la Basf. Pechino nega, ma non autorizza l’ accesso agli ispettori Onu chiesto nel 2019 da 22 Stati. Intanto gli uiguri emigrati in Europa, e ormai cittadini di Olanda o Finlandia, quando denunciano il dramma dello Xinjiang vengono minacciati da agenti cinesi: «Pensa alla tua famiglia».

Oggi in Cina ci sono 10 milioni di cristiani, 101 vescovi, 1iocesi, 4.000 preti, circa 4.500 suore. E’ in scadenza l’ accordo provvisorio con il Vaticano. Dovrebbe confermare che l’ ultima parola nell’ ordinazione dei vescovi spetta al Papa e non al regime. Intanto fonti cattoliche sostengono che sulle chiese sbarrate sventola la bandiera del partito. I missionari italiani vengono mandati a casa, e chi aspira a essere assunto in un ufficio governativo deve prima rinunciare a ogni fede religiosa, considerata incompatibile con l’ iscrizione al partito, indispensabile per accedere agli impieghi pubblici.

Le minacce si estendono anche agli Stati sovrani. «Con gli amici noi usiamo del buon vino, e i fucili con i nemici», ha ringhiato l’ ambasciatore cinese a Stoccolma quando il governo svedese ha annunciato di voler premiare l’ editore e scrittore, Gui Minhai, svedese nato in Cina, dove era stato condannato a 10 anni per presunto spionaggio. Durante il tour europeo, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi era passato il 31 agosto dalla Norvegia. Un giornalista gli aveva chiesto cosa pensasse della possibilità di estendere «ai ragazzi di Hong Kong» il Nobel per la Pace.

Risposta: «La Norvegia pensi piuttosto a coltivare relazioni “sane” che si sono finalmente realizzate dopo il “gelido inverno” seguito al Nobel conferito nel 2010 al dissidente incarcerato Liu Xiaobo». Il 3 settembre ha fatto tappa nella Repubblica Ceca, e rivolgendosi al presidente del Senato Vystrcil, che era appena stato in visita a Taiwan, ha dichiarato: «Pagherà caro il suo opportunismo politico».

Quanto conta la libertà di parola in un mondo sempre più interconnesso, che dovrà fare i conti con minacce sanitarie e riscaldamento globale, e dove la Cina ha un ruolo centrale? Il giurista dell’ Università di Pechino He Weifang ha dichiarato: «L’ assenza in Cina di libertà di parola e di espressione ha favorito il diffondersi del contagio», lo aveva ribadito un suo illustre collega Xu Zhangrun. Arrestato. Li Wenliang, l’ oculista cinese che tra i primi individuò il virus è stato fermato e censurato.

Oggi nel mondo si contano un milione di morti, e una recessione globale. La Cina non si è scusata, ed esalta la superiorità del modello cinese, che avrebbe saputo gestire in modo straordinario la pandemia. Non c’ è dubbio che alcuni Paesi abbiano sottovalutato, ma come sarebbero andate le cose se le autorità cinesi, consapevoli della gravità di ciò che stava succedendo, non avessero tardato così tanto a informare la comunità internazionale? Non lo sapremo mai, come non sapremo cosa sia realmente successo perché l’ inchiesta internazionale indipendente chiesta da 194 Paesi, e votata all’ unanimità dall’ Oms a maggio, è ancora un pezzo di carta.

12 replies

      • Egregio Ennio: la mia non è una considerazione personale. È vero, Si oppure NO, che Trump ha accusato la Cina di aver diffuso ( o lasciato diffondere ) il virus? Se la risposta è SI, Trump aveva ragione a dirlo, se NO anche la sig.ra Gabanelli ha detto il falso.

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  1. Preferivo la Gabanelli quando si occupava di questioni interne. La geopolitica o la politica internazionale non è il suo forte. Sicuramente la Cina è un paese totalitario di più di un miliardo e mezzo di persone, la libertà di parola e di stampa non è nel loro DNA, ma anche in occidente non mancano casi eclatanti. Basta citare Assange o Snowden, quest’ultimo assolto dalle accuse che gli sono state rivolte. La riflessione da fare è che in un mondo globalizzato diventa sempre più decisivo il ruolo del deep state

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    • Stiamo parlando di violazioni sistematiche dei diritti civili violati, gente deportata, privata sistematicamente delle libertà elementari, informazione manipolata, etc etc… Piazza Tien An Men 1989 le dice qualcosa? Ha mai incontrato il Dalai Lama? E lei, in tutto questo, mi viene a parlare di Assange… Ma per favore. Questo antioccidentalismo da tafazzi mi farebbe ridere, se fosse a Mai Dire Gol… Purtroppo, lei invece ci crede veramente….

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  2. Bisogna essere obiettivi. La Cina, il suo mercato fatto da 1 miliardo e 600 milioni di consumatori, fa gola a tutte le multinazionali occidentali che hanno stabilito relazioni industriali, commerciali e finanziarie col regime “comunista”.
    Taiwan resiste, per ora, perchè è protetta dagli USA, e non credo che i cinesi vogliano scatenare una guerra lungo le loro coste.
    Come potremmo fargli cambiare pressione? Dipende innanzitutto da noi consumatori occidentali. Fino a che punto saremmo disposti a rinunciare al made in China?
    Nell’elettronica di consumo controllano oltre il 50% dell’offerta.
    Le scarpe sportive di marca vengono assemblate nelle loro fabbriche lager. Come tutto l’abbigliamento r lr calzature di fascia bassa.
    Tutta la chincaglieria, il ciarpame non alimentare che invadono i nostri negozi. Dagli articoli per la casa e l’arredamento alla cancelleria e arredo ufficio. Agli articoli per il fai da te venduti da Lidl agli accessori e ricambi auto.
    Questa sarebbe l’arma più formidabile per fare loro male. Un’impennata interna della disoccupazione che sarebbe impossibile da gestire. Per il cibo hanno l’Africa che coltiva le terre per loro, ma una carestia da cambiamento climatico li potrebbe piegare.
    Pensandoci bene non sono imbattibili sulle loro necessità primarie e noi potremmo fare a meno delle loro schifezze superflue.
    Spero che nel mio notebook Lenovo (ex-IBM) non sia stato impiantato in origine un software che filtra i commenti e attivi l’autodistruzione quando fossero contro di Loro.

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    • È vero che abbiamo sostenuto noi la crescita cinese, voltando la testa sulle malefatte dal loro regime e non aiutando le richieste di libertà (basta conoscere qualcuno di Hong Kong per capire quanto sia drammatica la loro situazione). Boicottare il made in china è difficile, ma non impossibile. E magari sostenere cause come quella Tibetana (che abbiamo tranquillamente dimenticato).

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      • Dott. Alessandri Lei ha mai sentito parlare di Guantanamo… Accusare di antioccidentalismo per coprire le nefandezze che vengono perpetrate a danno della democrazia è un sofisma utilizzato per bloccare le sinapsi neuronali. È da ipocriti denunciare la mancanza di libertà, ma fare accordi economici con questo paese. Parlare di antioccidentalismo in un mondo globalizzato ed interdipendente è alquanto vetusto e si richiama a canoni di idee della passata guerra fredda. Quello che dispiace è che, simili ragionamenti, mettono a tacere lo spirito critico che è alla base della dialettica che serve per migliorare il sistema democratico. Mentre un ragionamento passivo e per partito preso, come il suo dott. Alessandri, è utile solo a demagoghi ed oligarchi che hanno bisogno di un popolo bue per fare i propri sporchi interessi.
        PS. Per quanto dice sulla causa tibetana Le vorrei ricordare che negli anni ’50 in Tibet c’ erano i servi della gleba. Non è oro tutto quello che luccica, come vede. E preferisco gli insegnamenti di Papà Bergoglio a quelli del Dalai Lama

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  3. Protestare contro la globalizzazione lo abbiamo fatto ma gli stessi italiani ci hanno massacrato.Perché la volta gabanelli non se la prende con governi occidentali e con i loro grandi (in)prenditori?????

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  4. Quando gli occidentali accusano la Cina o la Russia la loro è verità indiscutibile. I diritti umani…Quei diritti che Gabanelli dimentica per Giulian Assange,per esempio.

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  5. Signor Paolo, guardi che quello sa a malapena leggere e scrivere, e il fatto che lei usi questo esempio mi suggerisce che lei non ha seguito la campagna elettorale di quel miserabile vigliacco farabutto e la genesi di quella piattaforma, o che in certi momenti firnguelli e capinere volteggino dinanzi ai suoi occhi, occludendone la visione.

    Ergo, mi preme chiederle: secpndo lei perche’ lo ha fatto, accusare la Cina eccetera eccetera.

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  6. Anzi, devo precisare che:

    Milena Gabanelli e’ una superdonna con due ovaie cosi’, e fa la giornalista come una vera giornalista farebbe la giornalista.

    Donalj. Trump, 45mo Presidente delgi U.S.A. e’ un imbroglioine razzista puttaniere e mafiato come e piu’ di B. Senza il crimine finanziario, senza la Mafia prima e senza i boiardi russi poi, senza i sotterfugi di un sistema fiscale pensato per i ricchi non avrebbe mai potuto scampare alla ghigliottina federale. E senza i soldi del paparino… prego, continui lei a dire cosa avrebbe fatto senza i soldi del paparino.

    Il fatto che esista, oggidi’, e’ dovuto alla maniera in cui la Destra politica degli U.S.A. si e’ rilevata per quel che era ed e’ sempre stata: razzista, cristiana del piffero, assassina e genocida. Devono morire tutti, quelli del GOP, e li ammazzerei io uno per uno per soffocamento: un sottilissimo spillo in gola. Ma sottilissimissimo!

    Quindi, non accetto che Gabanelli Milena venga accostata a una simile putredine intellettiva/cognitiva/poietica/morale solo perche’ ha cacato parole simili.

    Baudrillard, perdonami, ma…

    Donald Trump non e’ mai esistito.

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