Omicidio Vassallo: da dieci anni l’omertà nasconde i colpevoli

La verità negata – Il libro sul sindaco pescatore scritto dal figlio Dario e da Iurillo

(di Vincenzo Iurillo – Il Fatto Quotidiano) – Dieci anni senza una verità sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, trucidato da nove colpi di pistola mentre entrava in auto la sera del 5 settembre 2010. La verità negata, il titolo del nostro libro da oggi in libreria.La verità inseguita dal fratello, Dario Vassallo, che ci racconta il suo lungo diario della sofferenza, alleviata girando in lungo e in largo il Paese a nome della “Fondazione Angelo Vassallo”, per scuotere le coscienze e impedire che il delitto cadesse nel dimenticatoio.La verità cercata senza sosta dai magistrati della Procura antimafia di Salerno, che si sono scontrati con la “condotta pressoché omertosa” di qualcuno, come scrisse il pm in una delle richieste di archiviazione di un ex indagato.La verità invocata da numerose inchieste giornalistiche e televisive – davvero notevole quella di Francesca Di Stefano e Giulio Golia e mandata in onda a puntate l’anno scorso nel programma Le Iene di Italia 1 – che hanno provato a riannodare i fili sfilacciati di notizie, fatti e circostanze su cui si sta depositando la polvere del tempo, alla ricerca di quel particolare inedito, quella testimonianza nuova, quel lampo di luce che illumini il buio. Dieci anni sono tanti, ma bisogna continuare a nutrire fiducia. I colpevoli verranno stanati. Ce lo suggerisce l’ottimismo che deriva da alcuni precedenti. Ad esempio, un altro omicidio eccellente avvenuto anche questo in Campania e a settembre, il 23 settembre del 1985, quello del giornalista del Mattino Giancarlo Siani, uscì dal buio solo nel 1993, dopo otto anni. Se si imbocca la pista giusta, il traguardo viene raggiunto.Nel caso di Siani decisivo fu un collaboratore di giustizia del clan Gionta, che rivelò i mandanti della condanna a morte. E torniamo al “particolare contesto ambientale” intriso “di condotta pressoché omertosa” descritto dalla Procura in documenti giudiziari sul caso Vassallo. Perché è da qui che deve ripartire il viaggio della speranza alla ricerca degli assassini. Da qualcuno che finalmente parli. Gli autori del libro sono certi che forse ad Acciaroli, o forse a Caivano, o forse a Boscoreale, o forse a Castello di Cisterna, o forse in qualche altro luogo ignoto, ci sono persone che sanno cosa è successo e non lo hanno ancora detto ai pm. O hanno volontariamente omesso di riferire qualcosa di importante.Il puzzle del movente dell’omicidio Vassallo, e quindi dell’identikit dell’assassino, è un quadro privo di moltissimi tasselli. Ma se uno si sforza e guarda bene, forse si può intravedere qualcosa. Come ricordiamo nel libro, al momento l’unica pista investigativa che conserva dignità e attenzione è quella che Vassallo fu ucciso perché si oppose al traffico di droga ad Acciaroli. C’erano mille ragioni dietro la rabbia che lo spronava a organizzare ronde contro lo spaccio nei locali della movida, non tutte legate al suo ruolo di sindaco. Ce n’erano altre, private, che individuerete leggendo l’ultima parte del volume. Nelle settimane che precedettero la sua morte, il sindaco pescatore era nervoso, agitato. Aveva confidato ad alcuni amici “di aver scoperto qualcosa che non avrebbe mai voluto scoprire”. Voleva parlare con il pm di Vallo della Lucania Alfredo Greco, fu ammazzato prima di incontrarlo.Ora l’unico indagato per l’omicidio – senza misura cautelare – è un ex carabiniere del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, Lazzaro Cioffi. È da due anni e mezzo in carcere e sotto processo con l’accusa di aver protetto gli affari criminali del clan Fucito al Parco Verde di Caivano. Una fonte senza nome citata nel libro afferma – ma non ci sono riscontri – che l’assassinio di Vassallo è maturato nel contesto di una proposta del carabiniere infedele al boss di “espandere la propria attività di spaccio nella fiorente Acciaroli”. È una lettera anonima ben scritta e con atti giudiziari su una storia di Caivano. Sarebbe interessante individuare questa gola profonda, che dice di essere un carabiniere. Per chiedergli – e siamo certi che la nostra curiosità è la stessa dei pm – su cosa basa queste affermazioni. Potrebbe essere una calunnia. Oppure quel lampo di luce atteso da dieci anni.

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