(di Maria Rita Gismondo – Il Fatto Quotidiano) – In genere l’influenza che arriva nel quarto trimestre di ogni anno, ci proviene da virus che hanno già provocato l’epidemia stagionale nell’altro emisfero. Ciò ci permette di conoscere con un certo anticipo quali saranno i virus che circoleranno. I due gruppi influenzali sono i cosiddetti “Influenza A” e “Influenza B”.

La caratteristica costante e comune è che sono virus estremamente mutevoli. Infatti, malgrado siano stati condotti numerosi studi per trovare un unico vaccino antinfluenzale, a oggi i risultati sono ancora deludenti. Dobbiamo annualmente “adattarci” a/ai virus in arrivo e preparare nuovi vaccini. Quest’anno si attendono virus H1N1, H3N2 e qualche ceppo del gruppo Influenza B. Diverse aziende propongono sul mercato questi vaccini e ne sono già pronti alla distribuzione almeno due tipi, vaccini trivalenti che contengono dei frammenti di virus dell’influenza derivati da due ceppi del virus Influenza tipo A e un ceppo del tipo B, vaccini tetravalenti contenenti anche frammenti inattivati di un secondo ceppo di tipo B.

Il principio sul quale si fonda la loro efficacia è la presenza di quelle parti del virus che sono capaci di stimolare anticorpi protettivi dall’infezione e la loro innocuità si fonda sulla quasi totale assenza di effetti collaterali, primo fra tutti, quello di provocare la malattia influenzale. Solo il 10% dei vaccinati ha un innalzamento febbrile passeggero. Malgrado ciò, non possiamo dimenticare che esiste l’annoso dilemma sugli eventuali effetti collaterali degli eccipienti.

A oggi non è chiaro l’effetto a lungo termine della presenza di elementi come il mercurio. Alcuni Paesi, per esempio, come la Svizzera, non ne consentono la presenza. Certamente il fenomeno più strano è che le composizioni e le campagne vaccinali, nonché gli obblighi in alcuni casi, siano variabili, non solo tra i diversi Paesi Ue, ma persino tra una regione e l’altra della stessa nazione.

È questo un reale controsenso. Se una volta si poteva parlare di effetto gregge (percentuale di vaccinati che, di fatto, protegge totalmente dall’infezione) a livello locale, oggi, con i movimenti e gli scambi dovuti in gran parte dalla globalizzazione, “il gregge” è mondiale e queste politiche, almeno per alcune infezioni, dovrebbero essere globali.