Pansa, la profezia dell’Italia rotta

l giornalista scomparso lo scorso gennaio racconta il futuro leggendo le tracce del presente: tra un premier-generale e quel fosco presagio del lockdown: “Il Nord sta peggio del Sud”

(di Pietrangelo Buttafuoco – Il Fatto Quotidiano) – La prima cosa che fa Giampaolo Pansa è ricordare. Di fronte a un fatto nuovo gli basta un colpo d’occhio e già sa, forte di memoria, come andrà a finire. Dopo aver raccontato il passato, al culmine della sua stessa vita, racconta il futuro.

Con un piede nel giornalismo e un piede nella letteratura, l’invincibile Giampa si presenta in questo preciso modo: “Sono un bambino della guerra”. Figlio di un’epoca appassionata di avvenire, nato nel 1935, non ha un nasone da moralista da arricciare e vede il domani attraverso ciò che ricorda. Prende la sua Italia e, invece di mascherarla di orpelli, la mette a nudo con la sua efficacia drammaturgica, con la brutalità sua, sempre concisa, di franchezza e scanzonata lucidità. Armato di fantasia Pansa combatte ogni falsità. Con solo l’estro della sua immaginazione – sciogliendone le briglie – travolge ogni doppiezza impiastricciata di retorica: “Come sarà l’Italia travolta dalla crisi globale?”. Pansa, che pure non c’è più dal 12 gennaio scorso – quando era più probabile che arrivasse un meteorite sulla Terra, non il Coronavirus – un’Italia ormai così rotta l’ha già vista e prevista: “Nella vita di tutti i giorni può accadere ciò che di solito avviene quando c’è una guerra”. E nella vita di questi nostri giorni è davvero accaduto ciò che di solito accade nel dopoguerra.

L’opera sua incompiuta, questo libro postumo cui dedica i suoi rovelli già dal 2012, completa il Bestiario del domani. Ci sono libri che – figliati dal mestiere – si scrivono e ce ne sono altri che si offrono come dono, scritti con l’anima in mano, generati dalla pienezza di vita. Questo è il caso de L’Italia si è rotta, che è certamente la Turandot di Giampaolo Pansa, un’incompiuta il cui completamento richiede la complicità di un finale aperto. Leggerlo è come il saluto fraterno alla sua Ombra e la sua voce è una messa in scena dell’immaginario: un vero e proprio teatro di giornalismo e letteratura dove la commedia della varia umanità d’Italia, un giorno – ma è già giunto, ormai è tempo –, si mette alla rovescia. Come andrà a finire in Italia è presto detto. A passo spedito si va verso il tracollo. La decrescita si accompagna al marasma civile e al caos sociale: Rosy Bindi rinuncia alla sua promessa verginale, sposa un gentiluomo e ne fa uno schiavo sessuale, Nichi Vendola lascia il marito e scappa con una bella femmina e Dario Franceschini, infine, sempre più barbuto e stanco della politica, si dedica al suo mestiere di romanziere. “Ma adesso – annota Pansa nella sua divinazione – ha scelto di dedicarsi al genere pornografico, il filone che va di moda nel mercato librario. E i suoi romanzi hanno un successo insperato”. Ecco la carestia morale che è seguita alla pandemia. Ed ecco la scarsezza dei mezzi. La povertà crescente che affliggeva la nazione diventa ciò che adesso tutti vedono. Un colpo d’occhio, e Pansa già coglie l’accadde domani: un’apparizione di altri tempi, come nei mercatini della povertà dove il Narratore – l’alter ego dell’Io narrante è quello di Giorgio De Luca, un anziano giornalista piemontese – scorge “tovaglie ricamate usate poche volte per pranzi di Natale e Capodanno”. Sui banchi di bancarelle improvvisate si trovano le ricchezze da lungo tempo riposte nei cassetti e negli armadi, adesso cedute da donne costrette con la morte nel cuore a dare via i tesori acquistati nei giorni felici. Una di queste signore è una sua vecchia fiamma. Lui, sorpreso, col gusto del suo mestiere, le chiede: “Come mai sei qui?” e nella risposta che il Narratore riceve c’è la cronaca di oggi. “Mio marito – racconta la donn – è stato licenziato come altri della sua azienda. Per un manager della sua età non c’è nessuna via di uscita. Dopo decenni di benessere, adesso abbiamo problemi pesanti”. Ieri, dunque, è già domani. Eravamo poveri, torneremo poveri. L’Italia si è rotta è il controcanto all’Italia s’è desta. Lo sfasciarsi di questa povera patria lo sperimentiamo fin nel più pittoresco dei dettagli. Come la Rivolta dei Forconi rinati. Quando Pansa scrive queste pagine gli italiani neppure se lo immaginano un sabato di attardata pandemia a Milano, in piazza Duomo, col concitato generale Antonio Pappalardo foderato d’arancione impegnato ad assembrare i suoi Forconi, eppure questa scena è vista e prevista dal Narratore. E il Narratore – sia chiaro – non è certo uno che vive di vecchi aneddoti. Giorgio De Luca, il personaggio che presta voce a Pansa in questo libro, arriva d’anticipo su tutto: il Partito delle Donne, la Lega delle badanti, e Vladimir Putin sconfitto in Versilia. C’è anche un generale alla guida del governo nell’Italia rotta, “un certo Silvestro Rambaudo”, l’unico in grado di colmare il vuoto lasciato dalla congrega dei partiti, tutti malati terminali. Un imprevisto da riassumere così: “L’Italia ha bisogno di un governo affidato a un uomo di polso, che non abbia interessi elettorali, un tecnico capace di tenere in pugno un Paese che si sfalda”. Non è un golpe, questo del generale, piuttosto uno scacco alla Casta che in quel 2021, senza la Balena democristiana e l’Elefante comunista è la caricatura di ciò che fu… Tira proprio una brutta aria – tipo anni Settanta, per intendersi – e torna in voga un verbo ormai desueto: “Gambizzare”. L’accadde domani è il contravveleno di ogni retorica. È il 2022 nella previsione offerta da Pansa, e “il Nord sta peggio del Mezzogiorno”. Detto, fatto. Sembra di averla già sentita questa notizia. Ed è già nei fatti. “I consumi continuano a ridursi” si legge in queste pagine. “I negozi vendono le merci sottocosto, ma gli acquirenti diminuiscono a vista d’occhio”. Quel che il foglio di Pansa descrive ha una sorprendente corrispondenza con la realtà ancora di là da venire. Il Nord, appunto: Codogno, Bergamo, la stessa Milano, l’intero sistema Lombardia. Arrivano i mesi del lockdown e, se non è profezia, è quantomeno presagio.

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