L’inchino al re del cemento. Di Maio e quella memoria corta

(di Carlo Di Foggia – Il Fatto Quotidiano) – Non c’è nulla di più costante nella vita pubblica italiana dell’inchino agli interessi privati di Pietro Salini. Matteo Renzi ce lo ha insegnato. Come gli abitanti di Königsberg regolavano gli orologi in base alla camminata giornaliera di Kant, così i nostri politici regolano le stagioni delle “sburocratizzazioni” sui desiderata dei grandi costruttori.

Venerdì è toccato a Luigi Di Maio omaggiare il boss della Salini-Impregilo, oggi diventata “Webuild” grazie al salvataggio della Cassa depositi e prestiti. “È una persona eccezionale e le sue sono parole reali, che ritraggono il Paese reale”, ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri. Di Maio ha ricevuto il costruttore direttamente alla Farnesina, noto ministero economico, dove si è fatto raccontare gli sforzi di costruzione del Ponte di Genova post tragedia del Morandi. Momenti altissimi: “I costruttori usano le mani. Sono persone semplici, con dei sogni. Vanno a casa con il pane che hanno guadagnato”, gli avrebbe detto Salini. E lì il ministro ha capito che “da questa crisi dobbiamo imparare che senza interventi forti non riusciremo a rialzarci. Con tutte le accortezze del caso, bisogna avere il coraggio di superare il codice degli appalti e correre spediti, più che mai”.

Forse Di Maio non sa, o dimentica che Webuild sarebbe la principale beneficiaria del far west chiamato “modello Genova”, cioè appalti senza gare in deroga a tutto, applicato solo a Genova per evidenti motivi ma che parte dei 5Stelle vorrebbe estendere urbi et orbi. Non sa o dimentica che Salini è in causa con lo Stato a cui chiede 800 milioni di danni (“il pane che ha guadagnato”) per non avergli fatto costruire il Ponte sullo stretto di Messina. Per evitare di pagare alla giovane età il prezzo della scarsa memoria storica bastava osservare Renzi, che da anni omaggia l’amico costruttore mentre lo Stato difende in tribunale l’interesse pubblico. La stagione della lotta alle grandi opere inutili, dove Impregilo gioca quasi sempre un ruolo, pare finita per sempre.

Mentre il nuovo ponte di Genova rischia di essere affidato ai Benetton a fine mese se non si risolve il nodo della concessione, meglio guardare avanti e “correre spediti più che mai”. Ricorda qualcuno?

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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6 replies

  1. ma sto tizio (buffone in vestito gessato, cravatta d’ordinanza da squallido, auto blu e annessa scorta) non é stato ancora deferito ai probiviri per essere sottoposto a procedimeno disciplinare con l’accusa di alto tradimento del nonstatuto e del sogno di cambiamento dei cittadini onesti?

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  2. Rashomon de noantri: due persone siedono l’una di fronte all’altra e parlano tra loro.

    Testimone uno: Quello più anziano è ricco e potente ed accoglie benignamente l’inchino deferente del giovane che, pur ricoprendo
    un importante incarico nell’ amministrazione dello Stato, vuole comunque guadagnarsi l’approvazione dell’uomo e della sua famiglia.

    Testimone due: L’uomo con i capelli bianchi, pur ricco e potente, ha bisogno di stabilire una qualche forma di non belligeranza, se
    non di alleanza, con la fazione rappresentata dal giovane, che intimamente disprezza e vorrebbe veder morto stecchito.
    E’ sicuro che succederà in tempi abbastanza rapidi, ma, nell’attesa, non può permettersi di rinunciare a coltivare i propri cospicui
    interessi.

    Testimone tre: Il giovane politico vorrebbe prendere a calci nel sedere il vecchio infido, pur se ricco e potente, che gli sta di fronte.
    Sa che gentilezza, sorrisi e modi affabili sono solo una mascheratura dei reali pensieri dell’uomo che, nel momento stesso in cui
    si dichiara disponibile, ora e in futuro, a collaborare per il bene del Paese, pensa solo agli interessi suoi e dei suoi azionisti.

    Testimone quattro: Il giovane politico, superata l’iniziale diffidenza data dalla consapevolezza che l’uomo che gli sta di fronte, ricco
    e potente, rappresenta quella casta imprenditoriale da sempre collusa con la vecchia politica che la sua fazione aveva giurato di
    combattere, discute serenamente con lui delle possibili forme di una collaborazione estesa anche ad un prossimo futuro.
    I due non si amano, ma capiscono che devono trovare punti d’intesa a vantaggio di entrambe le parti.

    Testimone cinque…

    Testimone sei…

    Testimone ennesimo: La gheisha, alla fine, ha preferito scopare col vecchio ricco che col giovane spiantato. (La gheisha, in questo
    caso, non c’entra ‘na beata minchia, ma, si sa, ognuno vede le cose con i propri occhiali!)

    Carlo di Foggia, testimone n.ro uno, ha dato la sua versione dei fatti.

    Ma dove sta la realtà?

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    • He si Piero, è tutto relativo, tutto opinabile, chi può sapere la verità? Chi ti dice che Cristo non sia morto di freddo? Lo ha ipotizzato uno dei testimoni, per tutti gli altri faceva però troppo caldo.
      Fortunatamente oltre alle sensazioni esistono fatti oggettivi. Quali? Anziché efficentare la PA e snellire la burocrazia vogliono di fatto abolire le gare d’appalto.

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