QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA
(dagospia.com) – Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida non ha usato mezzi termini: “Nella gran parte delle manifestazioni sono presenti persone perbene, ma si evidenziano infiltrazioni della criminalità organizzata e soggetti con un pesante casellario giudiziario”.
Stesso concetto dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio: “Riguardo alle infiltrazioni mafiose nelle proteste dei camionisti, direi che vi è una forte probabilità che vi sia una strumentalizzazione e una infiltrazione”.
Tutto chiaro, tutto cristallino: dietro le proteste dei camionisti e degli agricoltori c’è la mafia (o la camorra, o la ’ndrangheta, fate voi). Il modo più facile per non affrontare un problema che solo chi passa da un’auto blu a uno studio tv a un ufficio con le pareti damascate non comprende, o finge di non comprendere: se decine di migliaia di persone decidono di scendere in strada per protestare, provocando disagi (scaffali dei supermercati vuoti, distributori di benzina chiusi) a centinaia di migliaia di persone che però solidarizzano con chi protesta, significa che il livello di sopportazione della crisi che attanaglia le famiglie italiane è stato superato.
Prezzi alle stelle, stipendi da fame: l’Italia è questa, e non ne può più. Lo dimostrano le migliaia e migliaia di video che in questi giorni sono circolati in rete, mostrando la realtà fatta di esasperazione e rabbia.
E anche di delusione, come quella di Lino Polimeni, giornalista, autore e conduttore televisivo calabrese, che dopo aver documentato per giorni le proteste degli autotrasportatori viene maltrattato dagli stessi protagonisti della protesta, e si ribella urlando e sbraitando.
Rabbia, invece, pura rabbia è quella di Gigi Lista, attivista napoletano, che risponde a muso duro a chi parla di “regia criminale” dietro le proteste. C’è poi lo spaccato di realtà del dirigente della Polizia di Stato, al quale è stato ordinato di sgomberare i blocchi con le buone o con le cattive, che si rivolge ai camionisti “da padre di famiglia a padri di famiglia”, invitandoli a rimuovere un presidio a Maddaloni, in provincia di Caserta, con queste parole: “non mi fate fare cose che non voglio fare. La cosa più brutta che posso essere costretto a fare è denunciare un padre di famiglia, o nei casi più gravi, arrestarlo. Non mi mettete in queste condizioni. Vi prego”.
Arrestare chi protesta: è questa la soluzione individuata dal governo più longevo della Repubblica italiana di fronte a una difficoltà. Un governo che ha in Giorgia Meloni la leader e in Matteo Salvini il vicepremier: due professionisti della protesta, quando erano all’opposizione. Due protagonisti politici che hanno fatto della propaganda urlatala loro cifra politica e di comunicazione, fino a quando si sono ritrovati al governo.
Perfino Carlo Calenda, uno certo non sospettabile di pregiudizio anti-governativo, non ce l’ha fatta più ad ascoltare e leggere tante castronerie e su X è sbottato: “Camion fermi. Distributori a secco. Famiglie che tremano davanti ai primi supermercati con gli scaffali vuoti. Al Sud, agricoltori e autotrasportatori protestano perché con questi prezzi del carburante lavorare costa sempre di più e guadagnare sempre meno.
E cosa risponde il Governo? Nel 2015 Salvini invitava a bloccare l’Italia per tre giorni”, ha scritto Calenda, pubblicando il video di Salvini, “senza lavorare, consumare o pagare le tasse, per mandare a casa il Governo. Ora che l’Italia si ferma davvero, agli agricoltori e agli autotrasportatori che chiedono risposte concrete contro il caro carburante ricordano che rischiano persino il carcere.
Per loro la protesta è sacrosanta solo quando serve a prendere voti. Quando sono al Governo, diventa un reato. Dieci anni dopo, la coerenza della destra è tutta qui. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti noi”.
Tutta qui o quasi: c’è anche altro. C’è il solito ritornello del Sud che se alza la voce è “inquinato” dalla criminalità organizzata, manco i meridionali fossero tutti soci di prestanome dei clan in bisteccherie alla moda della Capitale (ah no, quello era il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, insieme ad altri dirigenti di Fdi di Biella, profondo nord, forse Lollobrigida si ricorda l’episodio).
Avrebbe fatto molto meglio, Giorgia Meloni, a tentare ogni strada per andare alle elezioni il prima possibile: i nodi di quattro anni di sfilate ai vertici internazionali, baci e abbracci con i leader del mondo, mentre in Italia i problemi venivano accantonati, la polvere messa sotto il tappeto, stanno venendo al pettine. Il gradimento del governo è ai minimi storici, e se la Meloni può legittimamente sperare di tornare a Palazzo Chigi dopo il voto è solo e soltanto perché dall’altro lato l’opposizione lavora per lei, tra personalismi, ambizioni, divisioni, incompetenze, incapacità.



Giorgia Antonietta Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena da’ Garbatella può sempre mandare delle brioche 🥐 ai manifestanti!
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Per dare il riposo eterno alla repubblica italiota manca poco, alle prossime eleziioni votiamo in massa er Cenrurione de Roma nostra detto Carletto e allora si che potremmo dire: Ora stamo mejo der €azzo🤔
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